In nome di non si capisce quale riqualificazione il comune porta le luci d’artista in periferia, in qualche caso pure sbagliando via.

È noto che i turisti, dotati di Tom Tom, gireranno tutta la città per ammirarle giocandosi quei giorni di permanenza a Torino e sacrificando una visita ai musei. Certamente  non andranno a visitare l’Egizio preferendo passeggiare a naso in su alle Vallette.

A proposito di Egizio, anche il nostro museo più famoso e visitato si occupa di periferia (seriamente) e lo fa portando il museo nelle biblioteche civiche. La riqualificazione è portare cultura, conoscenza dove serve e non solo sotto Natale.

Il progetto dell’Egizio prevede di esporre nelle biblioteche civiche di quartiere periferiche una collezione di reperti riprodotti fedelmente dal laboratorio artigianale del carcere Lorusso Cotugno di Torino (altra iniziativa lodevole e importante). Si tratta di un tour culturale cui si affiancheranno altre iniziative in collaborazione con il sistema bibliotecario torinese a seguire con altre realtà culturali e sociali dei quartieri.

L’dea è venuta ad Hassan Khorzom, siriano con lo status di profugo, che lavora per il museo su queste aree progettuali. Khorzom, che aveva già collaborato con il museo traducendo in arabo i testi delle sale, in Siria lavorava come guida culturale ed era un allievo e amico personale di Khaled al Asaad, l’archeologo barbaramente ucciso dal’Isis (leggi qui). La prima tappa del tour sarà molto probabilmente la biblioteca Don Milani della Falchera, periferia della periferia, diretta da Alessio Pavarallo. A seguire le altre compresa la Dietrich Bonhoeffer in corso Corsica alla Otto.

Tra un drone e l’altro, tra una chiusura di anagrafe e l’altra c’è chi porta coni gelato in periferia (che durano il tempo di qualche leccata) e chi cultura vera.  Grazie ad un profugo che si è preoccupato di come stanno gli italiani, quelli lontani dal centro e dai “pensieri” della gente che lì ci abita.