La sindaca Chiara Appendino interviene sulle polemiche degli ultimi giorni, le cui fiamme si sono sviluppate attorno al ruolo della Regione Piemonte nel Salone del Libro. La prima cittadina di Torino allontana i timori di chi non vuole che l’Ente diventi semplice finanziatore della manifestazione.

Preoccupazioni sfociate dopo che Appendino, durante la conferenza stampa di chiusura della kermesse, aveva annunciato che l’organizzazione dell’evento spettava alla Fondazione per la Cultura. Da qui un botta e risposta tra la consigliera regionale del Movimento Cinque Stelle Francesca Frediani e il presidente della commissione cultura Daniele Valle, esponente Pd. Un dibattito a distanza a cui si era aggiunto anche Sergio Chiamparino.

Oggi, come detto, Appendino cerca di riportare la calma sulla vicenda: «La scelta di individuare nella Fondazione per la Cultura il soggetto che si occuperà dell’organizzazione della parte culturale ed editoriale del Salone del Libro non è politica, ma tecnica ed operativa valutata con la cabina di regia, che continuerà ad affiancare la Fondazione stessa», spiega.

«Il Salone del Libro non appartiene alla politica, ma alle istituzioni che rappresentano il territorio e che l’hanno reso un punto di riferimento nel panorama nazionale ed internazionale della cultura», continua la sindaca.

«La Regione Piemonte, come è stato deciso dalla cabina di regia, continuerà ad avere un ruolo centrale nella gestione del Salone», conclude Chiara Appendino.

Non si è fatta attendere la replica di Daniele Valle. Commenta il presidente della commissione Cultura: «Derubricare a scelta tecnica quella che è scelta politica è abbastanza tipico di chi cerca di evitare la discussione».

Poi Valle pone dei quesiti: «Quali questioni tecniche rendono preferibile la Fondazione per la cultura al Circolo dei Lettori come soggetto attuatore? Quali questioni tecniche impediscono la nascita di una newco più volte annunciata? Che impedimento tecnico esiste all’ingresso del Comune nel Circolo o della Regione nella Fondazione? Si tratta di questioni tecniche giuridiche, amministrative, gestionali o economiche? A queste domande è giusto rispondano i rappresentanti eletti dai cittadini in un dibattito aperto o si tratta di questioni tecniche affidabili alla valutazione di un funzionario?»

Infine, per l’esponente Dem «definire con chiarezza chi organizzerà e con quali responsabilità il principale evento culturale della Città di Torino è una scelta della politica che governa le istituzioni, giusto per ricordarlo. E che faccio fatica ad affidare ad un non-luogo come la cabina di regia».

Il vice presidente della commissione, Luca Cassiani, ribadisce quanto detto da Valle aggiungendo che «la scelta del soggetto organizzatore e gestore delle iniziative legate al Salone è puramente politica come dimostra la consulenza affidata con tanta leggerezza e superficialità dalla sindaca al proprio portavoce. Una consulenza che non rivestiva il carattere di urgenza e indispensabilità, tant’è che lo stesso portavoce dopo un anno circa dall’incarico ha restituito quanto aveva incassato. Non si sa se lo ha fatto restituendo anche gli interessi maturati o solo il capitale».