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Dopo i fondi per la metro a rischio anche i 4 milioni per Cavallerizza

Dopo i fondi per la metro a rischio anche i 4 milioni per Cavallerizza

di Carlo Savoldelli

Estate di occasioni e risorse perdute per la Giunta di Chiara Appendino. Torino rischia concretamente di perdere le risorse per la progettazione preliminare della seconda linea di metropolitana: la situazione, definita “disperata” da Graziano Delrio Ministro dei Trasporti, potrebbe essere risolta da un tentativo in extremis e bipartisan di salvare i 10 milioni di euro stanziati dal Governo, ma che rischiano di saltare a causa delle lungaggini burocratiche in cui si è impantanato Palazzo Civico.

Ma le risorse per la seconda linea di metropolitana, avversata da una parte dello stesso Movimento, non sono le uniche che rischiano di saltare. Anche parte dei fondi Cipe per Cavallerizza, ottenuti dalla precedente amministrazione grazie al masterplan frutto del protocollo di intesa tra Città, Regione, Cassa Depositi e Prestiti e le maggiori istituzioni culturali torinesi, rischiano di veleggiare altrove. Obiettivo del masterplan era quello di mettere ordine tra le diverse proprietà dell’area (Città di Torino, CCT e Cassa Depositi e Prestiti) e immaginare un percorso di sviluppo dell’area, aperto a soggetti privati, che completasse il sistema dei Giardini Reali e restituisse ai cittadini il quartiere mancante del centro di Torino.

Il masterplan di Cavallerizza è stato concluso sul finire dalla scorsa consigliatura ed è stato oggetto di finanziamento da parte del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo nel maggio 2016, all’interno del “Piano Cultura e Turismo”, 33 interventi con risorse dal fondo sviluppo e coesione 2014-2016. Torino ricevette “15 milioni per il restauro delle Cavallerizze e dei Giardini Reali di Torino con il restauro dei bastioni cinquecenteschi e del verde e la realizzazione di nuovi percorsi”: 4 di questi milioni dovevano essere destinati alla Cavallerizza Reale, mentre i restanti 11 al completamento ai Musei Reali per il restauro delle Orangerie e la creazione di un nuovo ingresso su Corso Regina.

15 milioni per il restauro delle Cavallerizze e dei Giardini Reali di Torino con il restauro dei bastioni cinquecenteschi e del verde e la realizzazione di nuovi percorsi
15 milioni per il restauro delle Cavallerizze e dei Giardini Reali di Torino con il restauro dei bastioni cinquecenteschi e del verde e la realizzazione di nuovi percorsi

L’allarme sulla possibilità di perdere i 4 milioni destinati a Cavallerizza lo aveva lanciato la Direttrice dei Musei Reali con una intervista a La Stampa il 15 aprile di quest’anno. Senza mezzi termini Enrica Pagella aveva dichiarato: “La progettazione di quella manica si è fermata e quei 4 milioni rischiano di essere dirottati su altri progetti. Il Cipe, infatti, non può finanziare privati e la Cassa Depositi e Prestiti, proprietaria della manica, è legalmente un privato. La Giunta Fassino si era impegnata a trovare un acquirente pubblico e a ottenere così il finanziamento. Se entro l’estate non succede qualcosa quei soldi andranno altrove”. L’estate è arrivata e non è successo nulla. 

Il masterplan, sempre avversato dagli occupanti e dal Movimento 5 stelle, prevedeva tra le altre cose la creazione di una manica di collegamento tra via Verdi e i Giardini Reali, in una porzione del compendio di proprietà di Cassa Depositi e Prestiti. L’amministrazione Appendino, per poter accedere a quei fondi, dunque, avrebbe dovuto completare il passaggio di questa porzione ad un soggetto pubblico capace di ricevere i fondi CIPE. Ma fino a oggi di questa operazione non vi è traccia alcuna.

Oltre ai problemi di fondi restano inascoltati gli appelli della sovrintendente Luisa Papotti in materia di sicurezza, che in primavera ha avuto modo di dichiarare: “Che l’uso della Cavallerizza avvenga al di fuori di ogni titolo di proprietà non deve legittimare nessuno ad andare contro le norme di sicurezza. Quando si fanno mostre, manifestazioni ci sono leggi come il Decreto Ministeriale 92, che vanno rispettate. Correre dei rischi perché si vogliono gestire le cose dal basso è un atteggiamento irresponsabile. Non vedo perché se io organizzo una mostra a casa mia devo chiamare la commissione di vigilanza, avere impianti certificati, un professionista che mi autorizza e così via, e lì si organizzano cose un un contesto di degrado impiantistico oltre che strutturale.

L’amministrazione comunale durante questo anno ha organizzato due incontri pubblici sul futuro del compendio, l’ultimo dei quali a maggio, guidato dal vicesindaco Montanari, con l’obiettivo di “riunire intorno a un tavolo chi può mettere idee e capitali lì, in forma partecipata”. Le parole di Guido Montanari sono sembrate contrastare con quelle dell’assessore al Patrimonio Sergio Rolando che sul tema aveva aperto ad un ampio coinvolgimento dei privati e ad un recupero del masterplan della giunta precedente. L’apertura al recupero del progetto dell’amministrazione Fassino è confermata, inoltre, anche dalla richiesta da parte della Città di Torino alla Compagnia di San Paolo di tutta la documentazione avente oggetto il compendio della Cavallerizza Reale. Una richiesta arrivata in Compagnia solo alcuni mesi fa a testimonianza di quanto la giunta pentastellata si sia mossa in ritardo su questa partita.

Insomma, è passato più di un anno e non si è assistito a nessun passo avanti significativo sul futuro della Cavallerizza Reale. Anzi, non è andata in porto nemmeno l’operazione più semplice: il passaggio di proprietà del teatro dalla Città al Teatro Stabile, decartolarizzato dalla precedente amministrazione, nonostante le continue sollecitazioni in questo senso dal parte del direttore Fonsatti e dell’ex direttore artistico Martone. Tavoli di confronto, soluzioni partecipate, linee contrapposte all’interno della giunta che ora rischiano di far perdere anche le risorse già disponibili per il recupero di parte del compendio. 

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