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Il piano di rientro di Appendino. L’estetica della riscossione

Il piano di rientro di Appendino. L’estetica della riscossione

La prima puntata dell’inchiesta di Nuovasocietà sul piano di rientro targato giunta Appendino. I “trucchi” usati per presentare alla Corte di Conti risultati migliori di quelli ottenuti nella realtà.

 

di Andrea Doi e Carlo Savoldelli

A pochi giorni dal video intervento della sindaca Chiara Appendino (quello girato senza cintura di sicurezza, per intenderci) nel quale si accalorava a sostenere che bisogna pagare multe e sanzioni senza fiatare perché le regole sono regole, comincia a trapelare il contenuto del cosiddetto Piano di interventi quadriennale sul Bilancio della città, che, secondo quanto comunicato ai media, incentrerebbe le sue azioni proprio sulla riscossione delle entrate.

Il Piano, ad un esame attento, tuttavia, si rivela per lo più uno strumento propagandistico.

La narrazione sul passato lascia spazio ad una serie di problemi sul presente del Bilancio 2017: sembra che il 2017 non sia, come raccontato, un anno di transizione, ma piuttosto un anno horribilis. Vediamo insieme perché.

Con un sapiente mix di scala grafica e di rappresentazione, viene prospettato nel 2017, ad esempio, un repentino miglioramento della riscossione (+113 milioni) rispetto al 2016. E Si parla addirittura di “dati incoraggianti”

Qui sotto il testo originale:

incassi

Ma ad una attenta lettura si nota che tale risultato è avvenuto per due cause che rendono i dati assolutamente non confrontabili:

1. +46 milioni di trasferimento statale è entrato in cassa anticipatamente in primavera e non in autunno come di consueto;

2. sono state incassate entrate da canoni, tributi e dividendi emettendo anticipatamente i documenti (lo dice velatamente il documento). Ovvero si erano incassate a fine anno in precedenza e quest’anno sono state anticipate ai primi mesi del 2017.

È come se un pensionato si dichiarasse più ricco per aver ricevuto tutta la pensione anticipata a inizio anno, per poi stentare nei mesi successivi. Ma in quel momento il suo conto corrente sarebbe in una effimera ricchezza.

Quindi, dei 113 milioni sbandierati, ben 95 vengono da un “maquillage” contabile. Sono somme che sono state spostate nel primi otto mesi, ma che si sarebbero incassate comunque, e che nel 2016 si sono incassate in egual misura, ma in autunno. In pratica i dati non sono omogenei.

Infine guardiamo il prospetto grafico sopra rappresentato: la scala fa sì che l’istogramma del 2017, nei fatti più alto di solo il 17% del 2016, risulti graficamente alto più del doppio. Un “trucchetto” ben presto svelato; la scala parte da 560 milioni. Insomma, effetti ottici, che ricordano le foto “stirate“ di piazza Vittorio a San Giovanni, “zoomate” per far sembrare la piazza meno deserta.

Se questo è il modo in cui la Giunta Cinque Stelle pensa di evidenziare la sua politica trasparenza e risanamento come promesso, beh si salvi chi può. Almeno per ora.

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