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Un firmamento di staffisti: oltre 40 i portaborse della Giunta Appendino

Un firmamento di staffisti: oltre 40 i portaborse della Giunta Appendino

“Il mio primo atto sarà quello di tagliare del 30% i costi della politica e di creare un fondo da 5 milioni di euro per i giovani disoccupati”. Delibere e calcolatrice alla mano siamo andati a verificare se questa promessa elettorale è stata mantenuta. Ne esce un quadro sconfortante. 

di Carlo Savoldelli

Più di 40 collaboratori in staff per il Movimento 5 Stelle

La nomina di staffisti e collaboratori vari dell’amministrazione Appendino è stata distribuita tra tanti provvedimenti, in tempi diluiti, quasi ad evitare accuratamente una evidenziazione del quadro generale. Quando fu approvata la delibera di  indirizzo, appena insediata la nuova Giunta, questa fu presentata alla città come un’importante operazione di risparmio e di valorizzazione del personale interno. Non solo, la sua approvazione fu accompagnata da un annuncio roboante: «Abbiamo risparmiato il 30% rispetto alla giunta Fassino, utilizzeremo questi soldi (5 milioni di euro) per iniziative a favore dell’occupazione giovanile». Verifichiamo, dunque, se a distanza di 500 giorni questi due obiettivi sono stati centrati.

Gli atti sono atti, e sono tutti pubblicati e possono essere consultati dai lettori in coda a questo articolo. Il quadro che si delinea è quanto meno curioso: sarebbero 43 i collaboratori di tra staff (interni ed esterni) e di segreteria (coordinatori) della giunta Appendino che percepiscono indennità varie. Erano 36 quelli della Giunta Fassino. Non corrisponde al vero, quindi, il fatto che la nuova Giunta starebbe riducendone l’impiego. Forse era vero 18 mesi fa, ma oggi con numerosi atti ne sono stati aggiunti altri. Molti altri.

Otto collaboratori alle dipendenze dirette della sindaca, due si occupano soltanto di comunicazione

Non è tutto. Inizialmente la Appendino aveva sei collaboratori di staff alle sua dipendenze (intendiamo per collaboratori di staff coloro che, esterni o interni al personale, percepiscono per l’incarico fiduciario della Appendino stipendi aggiuntivi a quelli “base”). Con il “siluramento” dell’assessora Stefania Giannuzzi, e con altre piccole modifiche, ora dovrebbero essere diventati addirittura otto. Lo staff, all’inizio della consigliatura, costava, sempre secondo gli atti, circa 300.000 euro l’anno; preso in carico un nuovo staffista e un nuovo coordinatore, il costo dello staff Appendino diventa di 368.000 euro all’anno (Fassino spendeva circa 360.000 euro).

A proposito di comunicazione: come detto ben due degli staffisti diretti della sindaca si occupano di definire il “tono di voce” di Appendino sul web (Caterina Pregliasco e Xavier Bellanca). La loro professionalità è utilizzata prevalentemente per produrre i contenuti che popolano le pagine Facebook, LinkedIn, Instragram e Twitter della prima cittadina. Contenuti che non vengono utilizzati invece sui canali ufficiali della Città di Torino. Sembrerà una divisione scolastica in tempi di disintermendiazione e personalizzazione della politica, ma è bene ricordare che chi gestisce la strategia social di Appendino è pagato interamente dai contribuenti torinesi, anche quando quello che scrive poco c’entra con le attività della Città di Torino.

18 nuovi staffisti aggiunti in corsa e anche gli assessori non si distinguono per sobrietà

Anche il resto della giunta non si distingue per sobrietà. Nei mesi successivi al primo insediamento ha nominato altri 18 staffisti o collaboratori di staff, naturalmente non conteggiati nel paventato (quanto teorico) risparmio annunciato nelle prime ore di legislatura.

I numeri appena esposti, dunque, raccontano una realtà molto diversa da quella comunicata dalla giunta Appendino in campagna elettorale. A riequilibrare i conti e a raggiungere i 5 milioni di risparmio promesso non basta nemmeno prendere in considerazione lo stipendio del portavoce di Piero Fassino, quel Gianni Giovannetti assunto come dirigente a contratto con lo stipendio “monstre” di 200 mila euro lordi l’anno. Probabilmente l’escamotage contabile utilizzato dalla giunta Appendino per poter annunciare il taglio del 30%  è consistito nel comprendere anche voci che con gli staff non hanno nulla a che fare. Tra queste, ad esempio, quella del Direttore Generale, figura soppressa da Appendino per lasciare campo libero a Paolo Giordana.

“Risparmiare” sul direttore generale non ha giovato alla Città di Torino

Chiarito il fatto che il Direttore Generale non è uno staffista, occorre soffermarsi sul suo ruolo all’interno della macchina comunale. Il compito del direttore generale è quello di coordinare i dirigenti e di gestire in prima persona i dossier più complessi. In sostanza di “dare ritmo” ad una struttura complessa nonostante la costante contrazione delle figure di vertice. Tagliata la figura del Direttore Generale le sue veci sono state di fatto ricoperte dall’ex capo di gabinetto, che prima delle dimissioni accentrava nelle sue mani un potere enorme pur senza avere potere di firma.

Un rapido bilancio dei primi 500 giorni di governo pentastellato ci dice che questa strategia non ha pagato. Anzi, ha contribuito a causare una serie incredibile di inciampi: i fatti di Piazza San Carlo, il Caso Ream, la gestione dei Mercatini di Natale, l’annullamento di due edizioni di Cioccolatò (per citare i casi più eclatanti). A complicare questo quadro l’accentramento del potere nelle mani di pochi super-dirigenti (Giuseppe Ferrari e Paolo Lubbia in primis), il siluramento di dirigenti di primo piano (Anna Tornoni, Aldo Garbarini e Emilio Agagliati) e la fuga di molti altri papaveri verso altre amministrazioni come la Regione Piemonte (Carla Villari ha aperto la strada, ma altri sono pronti a seguirla).

La strategia delle “liste di proscrizione”, insomma, ha generato due effetti contrapposti: a Palazzo di Città si è lavorato meno e peggio, mentre si è lavorato molto di più alla Procura della Repubblica. Emblematico in questo senso il caso di Piazza San Carlo: Paolo Lubbia, che all’epoca dei fatti sommava deleghe sideralmente distanti l’una dall’altra (bilancio ed eventi), non si è occupato in prima persona dell’organizzazione dell’evento, ha di fatto delegato l’incombenza a Paolo Giordana limitandosi ad apporre la sua firma a valle del procedimento ed è stato raggiunto anch’egli da un avviso di garanzia senza aver di fatto “toccato palla”. Non sembra proprio che la riorganizzazione del personale possa essere enumerata tra i successi dei primi 500 giorni di governo della giunta Appendino.

Il costo complessivo degli staff del Movimento 5 Stelle: quasi 9 milioni di euro in cinque anni

Alla luce dei documenti approvati dalla giunta è possibile stimare che il costo dello staff sia di quasi 9 milioni di euro in 5 anni. Non poco, se si pensa ai sacrifici che l’amministrazione Appendino sta richiedendo ai cittadini torinesi tra campagne di malasosta e l’inasprimento delle politiche di riscossione con strategie del tutto simili a quelle della tanto odiata Equitalia. In tempi di crisi, ai suoi staffisti, Appendino concede uno stipendio tra i 40.000 e i 64.000 euro lordi. Ai collaboratori interni, oltre allo stipendio da dipendente pubblico, assicura altri 10.000-12.000 euro di indennità aggiuntive.

Come già detto i dati “comparativi” tra giunte diverse sarebbero viziati da molte imprecisioni. Innanzitutto per rendere più accattivanti i risparmi promessi la giunta Appendino ha conteggiato nei costi del passato (i famosi 16 milioni in 5 anni) il direttore Generale, il segretario comunale, tutta (!!) la dirigenza a contratto al 2011, e – da ultimo – il costo degli staff. In altre parole, la maggioranza grillina – nel suo primo atto ufficiale – ha sommato ai costi della politica altri 7,5 milioni attinenti ai capitoli della dirigenza e del segretario comunale. E ovviamente ha omesso di specificare che tra il 2011 e il 2015 il numero di dirigenti del Comune di Torino è passato da 156 a 111, che il relativo costo è sceso di circa 11 milioni di euro e che i dirigenti a contratto sono passati da 18 a 7.

Quanto costava, dunque, il famigerato staff dell’ex sindaco Fassino? Costava ai torinesi tra gli 1,6 e gli 1,8 milioni di euro l’anno (Giovannetti compreso!). Dunque, ancora una volta, alle parole non sono seguiti i fatti: lo Staff di Appendino costa come (se non di più) dello staff del suo predecessore. Ma non è finita qui. La stessa Appendino costa ai torinesi più di Piero Fassino. L’indennità di carica goduta da Appendino è piena, ovvero 9.123 euro al mese lordi, circa 110 mila euro annui lordi. L’ex sindaco, invece, percepiva 4.650 euro lordi mensili. Il regolamento della Camera dei Deputati, infatti, stabilisce che l’indennità di primo cittadino non possa superare il 40% dell’indennità parlamentare stessa, per chi ha maturato il diritto alla pensione.

Staffisti scelti a chiamata diretta: nessun “bando” come per gli assessori

La selezione tramite bando degli assessori fu una delle trovate della campagna elettorale di Appendino: quella che venne presentata come procedura meritocratica di selezione della giunta consentì di nominare nei posti chiave professionisti esponenti della “Torino Bene” che ha sostenuto attivamente il Movimento 5 Stelle.

È il caso, ad esempio, dei due assessori “pesanti” della giunta grillina: Alberto Sacco, vicino ad ambienti confindustriali e genero di Carlo Callieri  (ex direttore del personale di Fiat all’epoca della marcia dei 40mila) e di Sergio Rolando, già direttore finanziario con alterne fortune della Regione Piemonte guidata da Roberto Cota e, come riportato da alcuni media “amico personale dell’ex maestro del Goi” (Grande Oriente d’Italia, la più antica e numerosa istituzione massonica italiana, ndr). Lo staffista di Rolando, Edoardo Incisa di Camerana arriva da ambienti vicini alla destra romana, avendo prestato servizio nello staff dell’assessore Marco Corsini all’epoca della giunta di Gianni Alemanno e avendo partecipato attivamente alla campagna per le primarie di Guido Bertolaso nel suo breve passaggio in Forza Italia.

Nel caso degli staff, invece, la chiamata è avvenuta direttamente e senza alcuna selezione pubblica sia per gli esterni (non già dipendenti comunali) che per gli interni (già dipendenti comunali a cui allo stipendio è aggiunta un’indennità di carica). Fattispecie che ha causato diffuso malcontento all’interno della macchina comunale: illusa in campagna elettorale e delusa da un così largo utilizzo di personale esterno.

Poca trasparenza e promesse non mantenute

C’è una massima popolare che recita che “si nasce incendiari per morire pompieri“. Se applicata al caso in questione la parabola può essere raccontata così: se il Movimento 5 Stelle è all’opposizione gli staffisti sono il male assoluto, se il Movimento 5 Stelle è in campagna elettorale gli staffisti possono starci ma devono essere pochi e afferenti soprattutto alla struttura comunale, se il Movimento 5 Stelle governa gli staffisti – interni o esterni che siano – diventano irrinunciabili. Così irrinunciabili da esser più di 40 e di costare alla collettività 9 milioni di euro circa in 5 anni.

PER APPROFONDIRE / SCARICA TUTTE LE DELIBERE DI ASSUNZIONE

Delibera 18 luglio 2016 n°2016 03243/004

Delibera 19 luglio 2016 n° 2016 03449/004

Delibera 30 agosto 2016 n° 2016 03845/004

Delibera 27 settembre 2016 n° 2016 04273/004

Delibera 28 ottobre 2016 n° 2016 04840/004

Delibera 13 dicembre 2016 n° 2016 06070/004

Delibera 24 gennaio 2017 n° 2017 00190/004

Delibera 28 marzo 2017 n° 2017 01129/004

Delibera 27 giugno 2017 n° 2017 02532/004

Aggiornato il 10 novembre alle 16:36.

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