di Moreno D’Angelo

C’è soprattutto il servizio WhatsApp privati-forze dell’ordine per la sicurezza tra le innovazioni della neonata Associazione Commerciante Residenti e Cittadini di via Baretti, nel quartiere San Salvario a Torino. E’ vivace il confronto che sancisce la nascita dell’associazione, un incontro per presentare ufficialmente il crogiolo d’idee e iniziative per offrire nuovi servizi e opportunità alla collettività nel cuore di San Salvario. Assente l’ospite più atteso, il senatore del Pd Stefano Esposito, che all’ultimo minuto ha dovuto rimandare per problemi personali.
Alla conferenza stampa in via Sant’Anselmo 21, sono intervenuti il consigliere comunale e presidente della commissione Cultura Luca Cassiani, l’assessore di Torino al Commercio Domenico Mangone e il presidente dell’associazione Davide Terenzio Pinto, per raccontare cosa e chi è davvero San Salvario. Un quartiere sempre nell’occhio del ciclone nonostante abbia fatto passi giganteschi in termini di vivibilità e sia ormai “la casa” di tanti dei centomila studenti presenti a Torino. Sicuramente il luogo dove arte, cultura e non solo movida sono più presenti.
«Il nostro obiettivo è fare rete e dare nuovo impulso al territorio, proponendoci come soggetto unico e contrattualmente più forte nei confronti di istituzioni e fornitori, per offrire nuovi servizi e opportunità alla collettività e diventare un punto di riferimento anche per i turisti» dichiara con tono appassionato Davide Terenzio Pinto, presidente dell’associazione e promotore dell’iniziativa cui hanno aderito al momento 12 aziende che garantiscono 74 posti di lavoro. A questi soggetti si aggiungono altri esercizi commerciali presenti in via e i cittadini di Via Baretti. Una realtà che vuole esser molto di più che un’associazione di commercianti, ponendosi come luogo di confronto, punto di riferimento a tutto campo nel quartiere e soprattutto fautore di proposte verso le istituzioni. «Un progetto d’impresa – precisa Pinto – tra realtà differenti che intendono superare le criticità persistenti per rendere ancora più vivibile e aperta a nuovi investimenti il quartiere in continua evoluzione».
Scendendo nel concreto è stata ricordata la scelta di un unico fornitore di trasporti logistici per tutta la via (Baretti), e l’organizzazione di un servizio di vigilanza, già da tempo presente nei punti più caldi della movida estiva. Per migliorare tale servizio è stato presentato l’originale “servizio Whatsapp”. Un progetto tra forze dell’ordine e i servizi di sicurezza privati organizzati dai locali che consente di essere sempre aggiornati, in tempo reale, sulla situazione di ordine pubblico nella zona. L’associazione Baretti intende sviluppare iniziative già in cantiere in differenti contesti come la logistica, viabilità e ‘impatto ambientale. E’ stato ricordato come sia stata richiesta al Comune di Torino la riapertura delle licenze per la somministrazione con l’obiettivo di realizzare, con i soldi derivati da queste, progetti condivisi a favore della via.
Inoltre ogni terza domenica del mese Via Baretti si trasformerà in una Social Street, organizzando feste, eventi e giochi per i più piccoli, creando occasioni di incontro e confronto tra commercianti e residenti.
Oltre alle buone iniziative Pinto ha ricordato: «Ci sono state bocciate tutte le proposte fatte per cercare di andare incontro ai residenti dalle semplice piante utili per l’assorbimento dell’inquinamento acustico alle tende dei dehors che spesso hanno scatenato il malcontento dei condomini». Insomma non è facile mettere d’accordo tutti ma su questa materia serve un chiaro intervento delle istituzioni.
«E’ un progetto d’impresa sostenibile concreto e solidale» è il commento dell’assessore Domenico Mangone, che precisa: «Dobbiamo continuare a lavorare in questo senso, promuovendo una città al passo con i tempi e sempre più attenta alla valorizzazione delle potenzialità insite in ogni quartiere torinese». Per l’assessore «Il divertimento va tutelato così come il sonno delle persone». Mangone ha ricordato l’area critica caratterizzata dall’happening di piazza Saluzzo ma ha precisato che «non si può comunque pensare di risolvere la situazione solo con le interforze di polizia senza con la collaborazione tra residenti, commercianti e cittadini per trovare un giusto equilibrio».
Luca Cassiani ha poi ricordato quanto sia cambiato il quartiere dai tempi dell’Hiroshima Mon amour. «Ora non c’è più paura ad entrare nel quartiere e questo grazie alle luci che si sono accese in questi anni. Bisogna puntare più riflettori possibili su San Salvario e far capire a tutti che l’asse portante del quartiere e della città intera è la cultura». A tale proposito ha citato il susseguirsi di mostre, reading di poesia, incontri letterari e la presenza di studi d’arte e writers che animano il quartiere anticipando la costruzione della più grande biblioteca civica d’Italia. Insomma ben oltre i locali del chupito. Basti pensare al fermento intorno al cinema Baretti e le sue iniziative. Cassiani ha ricordato come nonostante gli indubbi miglioramenti vi siano aree sociali e politiche che puntano a tornare indietro e a far prevalere un discorso solo in termini di chiusura e ordine pubblico.
In conclusione Pinto ha espresso il desiderio che la grande kermesse d’arte Paratissima torni a San Salvario.

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