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Senza soldi il Sardinia Radio Telescope rischia di rimanere spento

Sardinia Radio Telescope
di Luigi Nervo

Sessantasette milioni di euro sono stati spesi finora per la realizzazione del Sardinia Radio Telescope, avanzatissimo apparecchio scientifico che ora rischia di restare spento perché potrebbero mancare i finanziamenti necessari per farlo funzionare. È come acquistare un'auto di grossa cilindrata, ma essere costretti a tenerla in garage perché non ci sono soldi per la benzina. Gli effetti sarebbero uno spreco di denaro pubblico, un passo indietro sul piano della ricerca e una brutta figura con i centri dii tutto il mondo che hanno puntato sull'Italia come partner scientifico. "È la prassi di buttare via i soldi – afferma l'astrofisica Margherita Hack – invece di investire nella ricerca, costruiscono alberghi faraonici alla Maddalena per il G8 e poi vanno a L'Aquila a rompere le scatole ai terremotati".

Il Sardinia Radio Telescope si trova a circa 35 chilometri da Cagliari, nel comune di San Basilio, in località Pranu Sanguni. Il cuore dell'impianto è un'enorme parabola dal diametro di 64 metri che riuscirà a captare onde radio e microonde emesse da galassie che si trovano a 13 miliardi di anni luce. Le applicazioni di questa struttura coinvolgono i campi della geodinamica, della radioastronomia e delle scienze spaziali. Si potranno così effettuare studi che spaziano dall'osservazione della Terra a quello dello spazio. Appare molto suggestiva la possibilità di esplorare la struttura che aveva l'universo 13 miliardi di anni fa, quando le stelle e le galassie iniziavano a formarsi. L'impianto sarà in grado di operare singolarmente e all'interno di reti composte da altri radiotelescopi. In Italia sarà collegato alle strutture a Medicina, in Emilia Romagna, e a Noto, in Sicilia. All'estero, farà parte della rete internazionale VLBI nella quale il suo ruolo sarà importantissimo per due motivi. Il primo riguarda la posizione geografica: non trovandosi in asse con gli altri radiotelescopi, permette di avere un punto di osservazione diverso per osservare lo spazio, fornendo così nuovi dati che non sarebbero rilevabili da altri punti. Il secondo è di tipo qualitativo: si tratta di un impianto avanzato e moderno in un sistema di strutture vecchie 20 o 30 anni.

La proposta per la costruzione del Sardinia Radio Telescope risale al 1999 e il via libera è stato nel 2003. Sono tre gli enti promotori del progetto: Ministero della Ricerca, Agenzia Spaziale Italiana e Regione Autonoma della Sardegna. Il progetto è stato inserito all'interno dei piani del Sistema scientifico meridionale proprio perché è stata riconosciuta la sua utilità per lo sviluppo della regione, ma, adesso che la sua completa realizzazione è vicina al traguardo, è emerso il problema della mancanza dei fondi necessari per l'utilizzo. Per la manutenzione delle infrastrutture e gli stipendi dei dipendenti è prevista una spesa annuale dai 3 ai 4 milioni, circa il 5% del costo totale dell'impianto, ma per il 2010 la cifra disponibile è pari a zero. Il radiotelescopio, che dovrebbe essere ultimato nella seconda metà di quest'anno, potrebbe così rimanere spento durante i suoi primi mesi di vita. La speranza è che i tagli sulla ricerca dell'ultima Finanziaria non compromettano anche il 2011. "Rispetto agli altri paesi avanzati in Europa, per quanto riguarda i finanziamenti alla ricerca, siamo molto indietro, anche se sul piano scientifico l'Istituto Nazionale di Astrofisica gode di grande prestigio all'estero – spiega Nichi D'Amico, direttore del progetto – tuttavia sono fiducioso perché in questo caso sono coinvolti tre grossi enti".

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