Massimo Ciancimino torna in aula-bunker di Palermo e vuota il sacco. Durante il processo che vede imputato il generale dei Ros (Raggruppamento Operazioni Speciali) dei carabinieri Mario Mori, accusato di aver favorito la latitanza del boss di Cosa Nostra Bernardo Provenzano, il figlio di Vito Ciancimino accusa duramente: «La trattativa tra Stato e mafia andò avanti anche dopo il '92».
Dell'Utri e Berlusconi diventano, secondo Ciancimino, gli interlocutori dei mafiosi: «Provenzano mi fece avere una lettera destinata a Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi. Io portai la missiva subito a mio padre, che in quei mesi era già in carcere – racconta ai giudici Ciancimino – Con quella lettera Provenzano voleva richiamare Berlusconi e Dell'Utri, visto che il partito di Forza Italia, come mi spiegò mio padre, era nato grazie ad alcune trattativa e che Berlusconi era frutto di quell'accordo».
Un pizzino dunque indirizzato proprio al primo ministro e al suo fedelissimo. Il pubblico ministero Antonio Ingroia vuole sapere tutto del contenuto di questa missiva.
«Fino alla perquisizione fatta a casa mia dai carabinieri nel 2005, la lettera era integra – risponde Ciancimino – ora è rimasta solo una parte».
Ecco cosa è rimasto del contenuto del pizzino:
«... posizione politica intendo portare il mio contributo (che non sarà di poco) perché questo triste evento non ne abbia a verificarsi. Sono convinto che questo evento onorevole Berlusconi vorrà mettere a disposizione le sue reti televisive».
Massimo Ciancimino spiega: «Il "triste evento" sarebbe stato un atto intimidatorio nei confronti del figlio di Silvio Berlusconi. Provenzano voleva una sorta di consulenza da parte di mio padre: questo concetto di mettere a disposizione le reti televisive l'aveva suggerito proprio lui a Provenzano, qualche tempo prima. Mio padre si ricordava di quando Berlusconi aveva rilasciato un'intervista al quotidiano La Repubblica. Diceva che se un suo amico fosse sceso in politica lui non avrebbe avuto problemi a mettere a disposizione una delle sue reti».
Dunque la lettera redatta dall'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino è la rielaborazione di un «pizzino» scritto da Bernardo Provenzano agli stessi destinatari (Berlusconi e Dell'Utri) ed è già agli atti del processo.
Come abbiamo visto nella lettera c'è una parte che coincide con quella scritta da Provenzano e relativa a un tentativo di intimidazione al figlio di Berlusconi e alla necessità che il politico metta a disposizione alcune sue reti tv.
Nella rielaborazione di Vito Ciancimino, però, c'è una parte nuova in cui si legge: «Se passa molto tempo e ancora non sarò indiziato del reato di ingiuria sarò costretto a uscire dal mio riserbo che dura da anni».
Secondo il figlio di don Vito, che riferisce quanto saputo dal padre, si trattava di una sorta di minaccia al premier. L'ex sindaco lo avvertiva che avrebbe potuto raccontare quanto sapeva sulla nascita di Forza Italia.
Provenzano scriveva a Berlusconi. Ci sono le prove
di Andrea Doi




Provenzano scriveva a Berlusconi. Ci sono le prove





Commenti