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Memoria senza macerie

di Giovanni Catanzaro

Dopo la protesta delle 1000 chiavi del 21 febbraio e quella delle carriole del 28, che ha visto per la prima volta gli aquilani (circa 3000) entrare nella zona rossa per sgombrarla dalle macerie, ieri più di mille cittadini aquilani e non solo sono scesi nuovamente in piazza con una fiaccolata per ricordare i morti di illegalità.Un' iniziativa dal titolo emblematico: Presidio della Memoria, Legalità, Verità e Giustizia.

Alla fiaccolata hanno preso parte anche una delegazione da Giampilieri, il paese siciliano travolto da una frana nell'ottobre del 2009, i parenti dei morti della strage del 12 giugno, arrivati da Viareggio con lo striscione "32 vittime zero indagati, partita truccata" , una delegazione da San Giuliano di Puglia, dove nel 2002 ventisette bambini morirono nel crollo della loro scuola, il popolo delle agende rosse fondato dal fratello del giudice Borsellino e infine le madri di Plaza de Mayo. Inoltre per la prima volta sono scesi in piazza anche i genitori degli studenti morti che risiedevano in case private nel centro storico.
Oggi invece gli aquilani replicheranno all'iniziativa della scorsa domenica e armati di carriole, guanti e elmetti riprenderanno a asportare le macerie da Piazza Palazzo.
Leggo dell'iniziativa dal sito di 3e32 (l'ora in cui la terra tremò) una "rete cittadina apartitica e autogestita" no-profit nata dopo il terremoto. Questa rete si impegna a recuperare spazi di socialità dove sia possibile incontrarsi per: monitorare i fondi , organizzare eventi culturali, offrire informazioni e coordinare le varie iniziative.
L'iniziativa di oggi avviene in un momento in cui la gestione del dopo terremoto è al vaglio della magistratura e a molti è ormai chiaro che non è bastato dare un tetto alla metà degli sfollati per considerare chiusa l'emergenza. Le 4,5 milioni di tonnellate di macerie che giacciono tra le strade dell'Aquila sono ormai un peso insostenibile per gli aquilani. Nella lettera indirizzata al ministro  dell'Ambiente Prestigiacomo, al Commissario Chiodi e al vice Commissario Cialente , i cittadini ribadisco l'inutilità di smistare in luoghi lontani le macerie del sisma e ritengono che sia doveroso che esse invece vengano selezionate per poi essere riutilizzate nella ricostruzione dei centri così com'erano: "Pensiamo sia opportuno sostenere un progetto locale di trattamento macerie con il quale si possa procedere piazza per piazza, strada per strada, paese per paese, allo smistamento dei materiali in presenza di esperti locali".Durante la protesta delle mille chiavi, così come nella fiaccolata di ieri c'è stato un confronto in strada tra i manifestanti, il sindaco de L'Aquila Massimo Cialente e la presidente della Provincia Stefania Pezzopane. Tuttavia dai palazzi della politica sono giunte azioni, soprattutto a livello legale ( il ddl sul processo breve rappresenterebbe una mannaia sui crolli assassini e una amnistia generalizzata per tutti gli infortuni mortali avvenuti sul posto di lavoro) che hanno indignato i cittadini spingendoli a dare una risposta democratica. Una mobilitazione quella di oggi in cui la cittadinanza rifiuta il ruolo di vittima passiva di chi ha speculato sulla vita di molti, prima ignorando i molti segnali di pericolo (si legge sul sito di 3 e 32 che la Commissione Grandi Rischi non avrebbe tenuto conto di uno studio di Abruzzo Engeenering che indicava gli edifici pubblici e scolastici esposti a gravi criticità in caso di sisma, gli stessi che sono crollati)e poi lucrando sulla ricostruzione. Ieri come oggi i cittadini e le cittadine diventano memoria viva, affinché in Italia non si assista per l'ennesima volta a una rimozione collettiva delle responsabilità.
Quello che però emerge anche dalla lettura del sito è una volontà forte di rinascere senza demandare a terzi il compito di farlo. Esempi di case autocostruite con materiali ecologici e criteri antisismici sono un segnale forte di una popolazione dal carattere tenace che ama il proprio territorio e non si arrende.

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