Fa più scalpore la recente "ricerca" di Everyone secondo la quale si "verificano nelle Case Circondariali italiane almeno 3 mila casi di stupro e riduzione alla schiavitù sessuale ogni anno" (Ansa, 28 febbraio 2010) e che l'incidenza degli stupri e degli abusi sessuali è causa dei suicidi dei detenuti, oppure una detenuta rimasta incinta di un compagno detenuto di cui è innamorata? Forse a sollevare uno scandalo avrebbe dovuto esserlo i dati della ricerca dei 3 mila casi di stupro tra le mura carcerarie. E invece, paradossalmente, è stata proprio la notizia del concepimento di un bambino che la futura madre ha quasi urlato al mondo: «Io e quel ragazzo ci amiamo e abbiamo fatto l'amore durante le ore di lezione. Sì, sono incinta ma non ho fatto nulla di male, voglio questo bambino».
«Ora è caccia alle responsabilità – sottolinea amaramente Laura Baccaro, psicologa e criminologa, collabora di "Ristretti Orizzonti", il giornale del carcere di Padova - e quella storia d'amore è diventata una cosa sporca e pericolosa, che pare abbia messo in crisi l'intero sistema di sicurezza. Eppure stiamo parlando di due persone adulte, anche se in carcere, ritenute capaci di intendere e di volere, malgrado la colpa, e quindi di scegliere, oltre la pena. Ma il fatto è che in carcere si comprime in tutti i modi il diritto alle emozioni, alla sessualità e all'affettività».
Il tutto è avvenuto nella Casa di reclusione di Bollate dove le donne recluse vengono trattate con equità, consentendo loro anche di frequentare corsi di scuola superiore. Qui la psicologa Baccaro conferma che «il clima è così umano che, proprio a scuola, può succedere qualcosa di straordinario come una storia d'amore tra detenuti».
E invece ha tuonato il Sappe, sindacato di polizia penitenziaria, che ha inviato comunicati alla stampa e chiesto di accertare le responsabilità. Ed i giornali titolano con il volgare stereotipo del "carcere a luci rosse" che solletica sempre le coscienze e le "pruderie" della gente.
«Questa "caccia alle streghe sessuali" – dice ancora la psicologa - è la riprova, se mai ne avessimo avuto bisogno, che la pena detentiva è una pena corporale e ciò che si vuole controllare è solo il corpo del recluso. Se poi è una donna si deve negare ancor di più il suo diritto alla maternità, perché è questo diritto fondamentale che si vuole sminuire, facendolo passare come "atto strumentale", per cercare di ottenere l'uscita dalla galera».
Eppure è necessario ricordare che in Spagna, Svizzera, Russia, e tanti altri Paesi, l'incontro intimo è previsto per legge, mentre in Italia ciò non è permesso, malgrado giaccia in Parlamento la proposta di legge presentata il 12 luglio 2002 (Pdl 3020: "Modifica della legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di affettività in carcere") poi sparita perché le famiglie dei detenuti sono ritenute famiglie di serie B.




Polemica per una detenuta incinta nel carcere di Bollate





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