Dopo un braccio di ferro che si è protratto fino all'ultimo, con rose di nomi prima modificate, poi corrette, infine irrimediabilmente sfiorite, questa mattina è stata proclamata la nuova giunta regionale del Piemonte.
È stato l'ennesimo successo della Lega Nord, e del presidente Roberto Cota. E l'inequivocabile sconfitta di Enzo Ghigo – coordinatore regionale del PdL, fedelissimo berlusconiano – forse preludio ad una sua definitiva uscita di scena dai vertici del partito.
Gli assessori della nuova giunta saranno in tutto 12 (come voleva Cota) invece di 14, di cui 4 della Lega e 8 al PdL (primo punto su cui le rivendicazioni di Ghigo sono naufragate).
Ma degli 8 che spettano al partito di Berlusconi ben 3 sono chiaramente riconducibili all'area ex Alleanza Nazionale (e quindi ad Agostino Ghiglia, uomo di fiducia di Fini in Piemonte): secondo punto dolente per Ghigo.
Tra i vari nomi che giravano i "papabili" per un posto in giunta erano il sindaco di Giaveno Daniela Ruffino e il parlamentare Franco Stradella.
Il grande sponsor della Ruffino era l'onorevole Osvaldo Napoli (legato a lei, fino a poco tempo fa, sentimentalmente oltre che politicamente), mentre di Stradella era la presidente provinciale di Asti Maria Teresa Armosino (anche loro, si vocifera, legati sentimentalmente).
Nonostante i tentativi di Ghigo, tanto la Ruffino quanto Stradella, non sono riusciti a superare il veto di Cota e della Lega, e resteranno fuori dalla giunta. In favore dell'entrata, appunto, degli uomini e delle donne di Ghiglia.
Purtroppo per Ghigo, i suoi guai non finiscono qui. Sarà esclusa dalla giunta anche la sua protetta Claudia Porchietto, nonostante abbia raccolto da sola oltre diecimila preferenze (e risultando la più votata della provincia di Torino), che piccata pare abbia minacciato di costituire, in consiglio regionale, un gruppo autonomo (e quindi di abbandonare il PdL per chissà quali altri lidi).
Roberto Rosso, deputato vercellese, entrerà invece in giunta (con deleghe e pure assumendo la vicepresidenza): ma non grazie a Ghigo, pare, quanto piuttosto per l'intercessione di qualche big romano (probabilmente Denis Verdini).
Ultima batosta per Ghigo, ma è già dei giorni scorsi, il non diventare ministro (dell'Agricoltura, lasciato vacante dal leghista Zaia ora presidente del Veneto), grazie all'ennesimo veto: non della Lega, questa volta, ma dello stesso Berlusconi.
Quasi certamente questa brutta notizia avrà pesato sulla sua abilità nelle trattative piemontesi, con i risultati evidenti nella formazione della nuova giunta.
E non è detto che i suoi guai finiscano qui: pare stia circolando un documento di sfiducia nei suoi confronti, redatto e sottoscritto dai big piemontesi.
Roberto Cota nel frattempo sta a guardare, con il suo consueto sorriso, incassando l'ennesima vittoria leghista. E nominando i suoi assessori.
In quota Lega Nord sono Massimo Giordano (sindaco di Novara, con deleghe allo sviluppo economico), Elena Maccanti (rapporti con il consiglio, enti locali e sicurezza), Giovanni Quaglia (bilancio) e Claudio Sacchetto (agricoltura).
I restanti otto assessori, tutti del PdL, sono (in quota ex Alleanza Nazionale) William Casoni (commercio e parchi), Barbara Bonino (trasporti) e Roberto Ravello (ambiente e protezione civile); del PdL (ma ex Forza Italia) sono anche Roberto Rosso (vicepresidente e lavoro), Ugo Cavallera (urbanistica), Michele Coppola (cultura), Alberto Cirio (istruzione) e Caterina Ferrero (sanità).
Il presidente Cota mantiene per sé le deleghe che riguardano l'edilizia ospedaliera, di fatto scorporando l'assessorato alla sanità, così da non lasciare tutto al PdL in questo delicato, oneroso e potenzialmente redditizio settore dell'amministrazione regionale.
Una giunta tendenzialmente giovane, tutt'altro che torino-centrica e con il grosso dei poteri nelle mani di esponenti leghisti (provenienti dalle maggiori province piemontesi).
Bisognerà a questo punto vedere come i "delusi" si comporteranno in consiglio regionale: quelli che in giunta non sono entrati (come la Porchietto) o quelli che subentreranno in seguito alle dimissioni degli assessori appena nominati. La prima prova sarà, a breve, l'elezione del presidente del consiglio regionale, il cui voto a scrutinio segreto metterà alla prova (la prima, vera) la tenuta della maggioranza di centrodestra.




Lega pigliatutto: la nuova giunta regionale in Piemonte





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