di Elena Romanello
Gabriele, milanese, da otto anni è un donatore di sangue, ed è andato al suo solito appuntamento presso l'ospedale Gaetano Pini della sua città, sapendo quanto sono importanti le scorte di sangue nel periodo estivo. Gabriele è anche gay dichiarato, ma questa cosa non aveva mai creato problemi e ha compilato il questionario tranquillamente anche questa volta, rispondendo sinceramente alle domande sul suo stato di salute e sulla sua vita sessuale.
La dottoressa che l'ha poi ricevuto gli ha comunicato che dato che il Pini è stato assorbito dal Policlinico dove vige il divieto assoluto di accogliere omosessuali dichiarati tra i donatori, non poteva più essere un donatore dell'ospedale. Gabriele ha una relazione stabile ed è monogamo, non frequenta il mondo della prostituzione come fanno tanti eterosessuali (9 milioni, secondo l'onorevole Concia) ai quali non viene impedita la donazione del sangue, ma evidentemente questo non basta. "Non potevo credere alle mie orecchie fino a ieri il mio sangue andava benissimo, anzi mi chiamavano pure a casa se magari facevo passare troppo tempo tra una donazione e l'altra, è andato bene per oltre venti volte e oggi non va più bene? Vi ho dato nove litri in otto anni e adesso non posso? E perché poi? Solo perché sono gay?", ha detto Gabriele, che si è anche sfogato sul suo blog e su Facebook.
Sull'episodio è stata aperta un'inchiesta ad opera dell'onorevole Paola Concia e dell'ex ministro della Salute Livia Turco, che a suo tempo si era già occupata delle discriminazioni che colpiscono a macchia di leopardo in diversi ospedali italiani gli uomini che si dichiarano omosessuali e anche talvolta le donne gay. Discriminazione che non ha alcuna valenza scientifica, visto che per quello che riguarda la trasmissione del virus HIV per via sessuale nel 44,4 per cento dei casi la stessa avviene per via eterosessuale, contro un 22 per cento via rapporti omosessuali.
Il Gaetano Pini e il Policlinico di Milano che vietano le donazioni da parte di persone omosessuali sono in buona compagnia: in tutti gli ospedali cinesi, in una dittatura, vige lo stesso divieto. Un divieto illegale da quando nel 2000 l'allora Ministro della Sanità Umberto Veronesi aveva fatto passare il principio che non era più l'orientamento sessuale da sanzionare ma l'aver avuto o meno comportamenti sessuali a rischio, cioè più di tre partner nel corso di un anno.




Italia come la Cina: non può donare il sangue, è gay





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