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Berlusconi vuole cacciare Fini dal Pdl

Tra le misure disciplinari previste dallo statuto del Pdl c'è l'espulsione ed è proprio questa misura - secondo quanto si apprende da fonti di maggioranza - che il premier Silvio Berlusconi avrebbe scelto di utilizzare per risolvere alla radice, con un atto politico molto forte, il rapporto con il co-fondatore e Presidente della Camera Gianfranco Fini. L'espulsione di Fini e dei finiani Italo Bocchino, Carmelo Briguglio e Fabio Granata, dovrebbe essere valutata da un ufficio di presidenza domani sera o al più tardi venerdì mattina, a manovra approvata. Per prima cosa il premier vuole mostrare il proprio senso di responsabilità nei confronti del Paese, portando a casa la rigorosa manovra economica che l'Europa attende dall'Italia. Ma un minuto dopo, e non oltre, il Cavaliere intende risolvere il tormentato rapporto con il co-fondatore, che a suo giudizio insieme ai fedelissimi ormai da tempo non è più in linea con gli indirizzi politici del partito. Al più tardi martedì o mercoledì, Berlusconi si propone inoltre di tenere in Parlamento un duro discorso contro l'uso della giustizia ad orologeria e contro quella parte della magistratura che con il suo lavoro intende condizionare la politica. Una lunga riflessione che il premier avrebbe già messo nero su bianco, racconta chi ha avuto modo di leggerne alcuni passaggi.

Il procedimento disciplinare dell'espulsione dal partito - che può essere inflitta secondo l'articolo 45 a chi compie «infrazione disciplinare o un atto comunque lesivo della integrità morale del Popolo della Libertà o degli interessi politici dello stesso» - richiede comunque il ricorso al Collegio dei probiviri ed il rispetto del contradittorio e di una ben precisa procedura.

«L'espulsione - recita l'articolo 46 sulle misure disciplinari - è inflitta per infrazioni gravi alla disciplina del Movimento o per indegnità morale o politica». Una procedura complessa, motivo per cui c'è ancora chi invita il premier a ragionare semmai sulla espulsione dai gruppi, che avrebbe modalità più semplici. Berlusconi non potrebbe invece espellere dal governo ministri e sottosegretari finiani, ma è in suo potere avocare a sè le loro deleghe ministeriali. Tra i berlusconiani c'è poi chi ipotizza altre misure estreme, come quella di mettere in difficoltà il presidente della Camera con il rifiuto di Pdl e Lega di sedere alla Conferenza dei presidenti di gruppo da lui presieduta.

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