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Scanderebech prepara le valigie per diventare Onorevole

di Davide Moffa

Paradossalmente suona quasi come una promozione, per il «signore delle preferenze» la cui lista regionale – rivelatasi illegittima – rischia di far cadere la giunta Cota.

Quando, alle politiche del 2008, Deodato – Deo per gli amici – Scanderebech era ancora nell'Udc (il partito di Casini e del suo proconsole piemontese Michele Vietti) era stato messo al secondo posto nella lista della circoscrizione della Camera 1, la provincia di Torino.
Ma allora l'Udc elesse un solo deputato, il primo della lista, Michele Vietti.

A ridosso delle regionali 2010 Scanderebech cambiò partito e schieramento, uscendo dall'Udc (che sosteneva Bresso) per formare una sua lista personale in appoggio al candidato leghista Roberto Cota.
Ma "Deo" commise alcune imprecisioni, per esempio usò le firme – raccolte come partito Udc – per presentare la lista "Al centro con Scanderebech", e nonostante i 12mila voti presi non risultò eletto in consiglio regionale.

Proprio l'Udc, insieme ai Verdi e alla Bresso, fece ricorso al Tar contro l'ex compagno di partito. L'esito del ricorso è cosa nota, oltre che di questi giorni: si dovranno ricontare i voti della lista "Al centro con Scanderebech" e l'esito di questo riconteggio potrebbe far cadere la giunta Cota.

In questi stessi giorni, a Roma, si stanno discutendo le nomine "laiche" - di parte politica – al Consiglio Superiore della Magistratura, e il candidato favorito alla vicepresidenza è Michele Vietti.
Ma questo comporterebbe le sue dimissioni da parlamentare, con il conseguente ripescaggio del primo escluso nella vecchia lista Udc del 2008. Primo escluso che è Deodato Scanderebech.

I sonni, tutt'altro che tranquilli, dei politici piemontesi sono così ulteriormente turbati.
Gira voce che si stiano tentando manovre assolutamente bipartisan tra Pd, Pdl e Udc per evitare l'ascesa dell'amico Deo al soglio di Montecitorio, con idee di promozioni in loco (per esempio una nomina di Scanderebech all'Atc torinese) o pressioni direttamente ai vertici romani, che provino a persuadere alla rinuncia (alle dimissioni) il «signore delle preferenze» dal difficile cognome.

Tutte manovre inutili, a quanto pare. Scanderebech ha già le valige pronte sulla porta di casa, in attesa di spiccare il volo verso Montecitorio.

Commenti

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Si è guadagnato la promozione...sul campo!
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