di Andrea Paparella
L'assalto di sabato scorso al campo rom della Continassa di Torino ha lasciato il segno. Un episodio che ha portato in evidenza, ancora una volta, una questione centrale per il presente e il futuro del capoluogo piemontese. Come non bastasse, poi, si è scoperto che la sedicenne per la quale si era innescata la "caccia al rom" aveva in realtà mentito sullo stupro subito e per il quale aveva incolpato dei ragazzi stranieri. Tolto anche il movente, che ovviamente non giustifica le fiamme che hanno avvolto il campo, non sembrano restare altre possibili interpretazioni: si è trattato di un gravissimo episodio di intolleranza razziale, che solo per fortuna non ha causato vittime. Interpretazione, quest'ultima, ovvia per tutti, ma non per il deputato della Lega Nord Davide Cavallotto.
Il parlamentare, originario di Torino, ha infatti fornito una sua versione dell'accaduto: «Condanno la violenza, ma i rom non vogliono integrarsi - ha sottolineato ai microfoni di Radio Raitre - Questi atti nascono da una situazione che è degenerata da tempo. A Torino l'emergenza rom è diventata ormai una piaga sociale. C'è voluto un episodio deprecabile come l'incendio doloso di un campo nomadi per capire che ormai la misura è colma. La politica deve mettere da parte l'ipocrisia e iniziare a fare i conti con l'impossibilità di una convivenza civile fra chi vive nella legalità e paga le tasse e chi rifiuta ogni forma d'integrazione e si macchia di reati restando impunito anche difronte alla legge. E attenzione a parlare di sicurezza, bene imprescindibile ma anche materiale infiammabile». Già, infiammabile come quello usato per appiccare il fuoco alle baracche del campo. Davvero una bella lezione, quella offerta dal deputato, che passa direttamente a definire "impossibile" la convivenza civile con i rom. Parole che rischiano, in modo neanche tanto indiretto, di giusitificare l'assurdo blitz di due giorni fa.
Come molti ricorderanno, non è la prima volta che l'onorevole Cavallotto dimostra di non essere propriamente un sostenitore dell'integrazione razziale. Il deputato è infatti lo stesso che lo scorso novembre, dopo le forti piogge che avevano colpito Torino e danneggiato gravemente il campo rom di Lungo Stura Lazio, ha avuto il coraggio di pronunciare queste parole: «Ora che la pioggia è riuscita nell'impresa in cui aveva fallito il sindaco Piero Fassino, ossia lo sgombero del campo nomadi abusivo sul Lungo Stura Lazio – aveva chiosato Cavallotto - mi auguro che il Comune provvederà all'identificazione di tutti gli irregolari che vivevano in quel campo».