È polemica dopo il comunicato dell’Assemblea Cavallerizza 14.45 che accusa il Comune di voler realizzare un centro commerciale nello stabile in via Verdi. Dopo l’incontro in seduta congiunta del 2 febbraio a Palazzo di Città, tra Comune, Regione e occupanti, durante il quale si è discusso del futuro della Cavallerizza Reale, c’è insoddisfazione tra chi gestisce attualmente lo spazio e ora accusa l’amministrazione di speculazione edilizia. Anzi fanno di più, parlano di centri commerciali pronti a sorgere in via Verdi. A rispondere agli attacchi è Luca Cassiani presidente della Commissione cultura di Torino.
«Hanno mistificato ogni parola» chiosa Cassiani pronto a ribattere punto dopo punto le accuse degli occupanti.

Nel comunicato della Cavallerizza si punta il dito contro la decisione dell’amministrazione di voler realizzare un ostello gestito da catene alberghiere.
«Non è vero e chiunque ha assistito all’audizione, messa a verbale e registrata, si è reso conto che né l’assessore al Bilancio Gianguido Passoni, né l’assessore regionale alla Cultura Antonella Parigi, hanno parlato di catene alberghiere o centri commerciali e tantomeno di sfruttamento commerciale del complesso denominato Cavallerizza Reale» chiarisce subito il consigliere comunale.
«L’obiettivo è quello di recuperare spazi culturali – continua Cassiani – destinandoli al bene comune di gestione pubblica per tutta la cittadinanza. Le occupazioni sottraggono di fatto dei beni alla ristrutturazione, alla messa a norma e alla fruibilità dei beni stessi. Se qualcuno ritiene di trovare alloggio gratuitamente in quel complesso deve sapere che la Città e la Regione andranno avanti con determinazione per restituire a tutti il patrimonio della Cavallerizza Reale».

E per quanto riguarda l’accusa al Comune di voler realizzare un centro commerciale all’interno dello stabile?
«Il protocollo che verrà dibattuto e poi sottoscritto tra gli enti pubblici, fondazioni bancarie e culturali e investitori privati, terrà conto della valenza culturale e artistica come determinata dalla normativa urbanistica di riferimento.
Parlare di fantomatici centri commerciali o catene alberghiere ha il solo scopo di confondere e distrarre dal vero e profondo significato che questo progetto rappresenta nel panorama delle iniziative di trasformazione urbanistica cittadine. Il percorso di progettazione partecipata da parte di associazioni, gruppi e comitato emergenza cultura restituirà a tutti la fruibilità della Cavallerizza, consentendo a molte associazioni culturali di poter trovare una casa comune».

Gli occupanti contestano anche la scelta di voler realizzare un teatro nel maneggio alfieriano, secondo loro «architettonicamente inadatto» come sala teatrale.
«Non è vero niente. Il progetto è chiaro e si può fare. Ovviamente non verrà lasciato così com’è, lo spazio verrà ristrutturato e i lavori saranno sottoposti al vaglio della soprintendenza dei Beni Architettonici e culturali».
«Per anni la Cavallerizza è rimasta abbandonata a se stessa – sottolinea Cassiani – ma appena la Città ha iniziato a dibattere un progetto di riqualificazione e restauro così da evitare il rischio di disfacimento, ecco che una parte degli occupanti, veri professionisti dell’antagonismo, privatizzano gli spazi abitativi per impedirne la restituzione e la fruibilità ai cittadini.
Vogliamo dialogare con quella parte del mondo associativo e culturale, disposta al confronto e al dialogo per costruire un percorso realmente partecipato e collaborativo.