L’avevano sostenuta sia i sindacati che la Regione Piemonte e non dispiaceva agli industriali. Ma ora non si sa bene che fine abbia fatto l’inserimento, proposto dallo stesso Comune, di Torino nel dossier “aree di crisi complesse”.

«Dov’è finito il dossier? In quale cassetto si sta impolverando?» – domanda Claudio Chiarle, segretario generale della Fim Torino.

«Siamo all’ennesimo smacco per Torino e il Piemonte – continua – dopo tutti i No che questa Giunta ha accumulato e con l’aumento costante delle ore di cassa integrazione dei primi mesi del 2019, un calo della produzione industriale generalizzato, in una fase in cui, soprattutto l’indotto automotive Fca, deve riconvertire le sue capacità all’elettrico, avere lo strumento di “area complessa di crisi” è indispensabile, cruciale per mantenere intatto il potenziale dell’industria piemontese». «Occorre riprendere con urgenza il dossier, occorre costruire una regia organica di azioni tra Istituzioni, Impresa e Sindacato e mondo della Scuola per definire una strategia industriale e sociale di difesa e rilancio del nostro territorio sapendo che l’Industria rimane l’asse portante dell’economia piemontese e torinese», conclude Chiarle.