Con un ritardo ventennale rispetto a una parte della carta stampata, e non senza qualche difficoltà, il nuovo caporedattore della Rai di Torino, Tarcisio Mazzeo, sta cercando di imprimere un nuovo corso alla sua redazione giornalistica.
Mazzeo, da un anno a Torino dopo aver guidato per diversi anni la sede di Genova, sembra voler puntare in sintesi sul ricambio generazionale, grazie anche ai numerosi nuovi ingressi degli ultimi mesi, e su una gerarchia più snella e più rigida. Mutazione che diversi quotidiani hanno già fatto fin dagli anni 90 senza clamore e che per tutte le aziende è pane quotidiano. In Rai però, dove nulla è più provvisorio del comando, un cambio di passo che rompe con la tradizione paludata e cencellizzata in tutti gli uffici, accompagnato da qualche provvedimento organizzativo considerato quanto meno sbrigativo, e altri poco attenti alle competenze maturate in anni di professione, rischia di diventare un boomerang.
E così il malumore montante di una parte della redazione, con continui scambi di mail dai toni preoccupati, e i conseguenti appelli al rispetto delle regole e del contratto, ha cominciato a varcare i muri di via Verdi. Il clima di tensione è venuto a galla anche in occasione dell’ultima assemblea un paio di settimane fa sulle decisioni relative a organizzazione del lavoro, orari e organici, che lo stesso Cdr ha segnalato al nuovo direttore Roberto Casarin in visita a Torino nei giorni scorsi.
Una parte dei giornalisti della testata regionale vive da separato in ufficio, altri abbozzano, ma l’umore non è dei migliori perché in queste turbolenze si acuiscono anche le tensioni interne alla redazione stessa, a cominciare dall’ennesimo scontro con uno dei vicecapiredattori, che tengono sempre in allerta il cdr, lo stesso segretario della Stampa subalpina Stefano Tallia, che è anche redattore sportivo della testata Rai, e che non possono lasciare indifferente l’Usigrai, il sindacato della tv pubblica, già in trincea  anche sulla mancata nomina di alcuni direttori di testata.