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Le feste di partito la nuova frontiera della partecipazione?

di Vito D'Ambrosio

Sono le feste di partito i luoghi dove ascoltare la voce della politica? Più propriamente. Sono le feste di partito l'ultimo spazio dove la politica incontra le persone, i cittadini e i militanti? Parrebbe di sì. La chermes democratica di Torino sta riscuotendo un buon successo di pubblico. I dibattiti sono affollati. Il pubblico partecipa.

Può accadere così di ascoltare l'ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro e sentirsi felici, insieme a tanti altri, perché l'anziano presidente, nella sua lezione sulla Costituzione, ad un certo punto sembra diventare leggero tanto vola alto nella difesa di una Carta che "non è da stravolgere semmai da aggiornare". Scalfaro invita tutti a non desistere, a partecipare "anche se questo potrà essere faticoso".

Ma la Costituzione è la luce del faro: è il riferimento fondante della nostra Repubblica. Eppure a nessuno sfugge che il presidente Scalfaro non è un rivoluzionario di sinistra. Non lo è mai stato. Anzi. Era un democristiano "di destra" e molto bacchettone. Eppure ha scaldato la folla: un leader. Il suo passato ultra moderato, dal pubblico, è stato riposto in soffitta. Adesso parla "un padre della Repubblica" che invita tutti alla vigilanza perché, si capisce dal suo discorso, c'è un pericolo. È la democrazia, così come è scritta nella Carta costituzionale ad essere in pericolo.

Qualche esponente del Pd sostiene "che siamo noi che non siamo cresciuti". Sembra guardare ai tempi del vecchio Partito Comunista quando "eravamo in grado di elaborare programmi ed eravamo dentro la società".

Ancora la Festa del Pd. È sera. Michele Santoro racconta la sua idea di televisione. Anche qui l'attesa è molta. C'è gente fin sotto le arcate della Prefettura. "Libertà e lavoro" scandisce il conduttore di 'Anno Zero'. Libertà di parola, di informazione e "lavoro vero, dignitoso, con i servizi che funzionano". Applausi. Il pubblico presente non lesina consensi anche quando Michelone critica il Partito Democratico e in genere il centro sinistra. "Il controllo dall'alto sulla Rai – spiega il conduttore – è figlia anche della politica di sinistra". Anzi dice "comunista": quel comunismo che non è esattamente quello dove Santoro ha imparato a muovere i suoi passi politici negli ormai lontani anni settanta. Applausi.

Nei prossimi giorni, a Torino, di feste di partito ci sarà l'inflazione: Sinistra Ecologia e Libertà, la Federazione della Sinistra, la Fiom e anche la Lega di Bossi si dà convegno. Decine e decine di appuntamenti, incontri e discussioni. C'è modo di raccogliere migliaia di parole dalle quali ognuno di noi, in tempo reale, può formarsi una idea. Resta da chiarire un fatto. Da tutto questo fiorire di dibattiti, discorsi, lezioni, costine e cibi consumati si potrà davvero incidere? Potranno le persone, i cittadini, affermare il diritto, e il dovere, di attestare il proprio punto di vista? È questa la nuova, e unica, frontiera della partecipazione?

Piena disperazione dei precari nei “gironi infernali” delle graduatorie scolastiche

di Davide Pelanda

Ciò che raccontiamo è un fatto realmente accaduto in provincia di Torino. Quello che segue è grosso modo una ricostruzione di un dialogo avvenuto pochi giorni fa al telefono tra due insegnanti precari nella scuola media superiore. I due protagonisti insegnano la stessa materia e sono inseriti nella stessa graduatoria interna dello stesso liceo con chiamata del dirigente scolastico: forse per un disguido tecnico pare di capire che i due si debbano "giocare" per così dire la stessa cattedra di 18 ore, cioè lo stesso, unico, posto di lavoro. All'ultimo sangue.

- "Pronto, ah ciao sono il prof....., ho visto che sei nella stessa mia classe di concorso, ma con il punteggio di poco inferiore al mio. E quindi quella cattedra spettava a me e non a te!! Dovresti farmi la cortesia di ridare indietro la nomina: quel posto è mio!!!
- "Scusa? Non ho capito, io dovrei ridarti il posto di lavoro lì, in quel liceo? Ma neanche per idea, sono stata chiamata dal preside ed ho accettato. Punto. Se c'è stato un disguido non è certo colpa mia: io sono davanti a te nella graduatoria!"
- "No, guarda quel posto spettava a me per svariati motivi (l'interessato sciorina un lungo elenco di anzianità precaria sia per la materia per cui il docente si è laureato, sia come insegnante di sostegno ndr). E quindi dovresti per forza di cose ridare indietro la nomina perché spetta a me!"
- "Forse non hai ben capito: quel posto di lavoro è mio perché anche io, oltre ad avere i titoli accademici per insegnare quelle materie e le varie abilitazioni, ho fatto sostegno all'handicap ed ho anche la scuola di specializzazione per HC"
- "Ma non ci penso proprio!! Mi rivolgerò ad un sindacato e vedremo chi ha ragione! Clic!"

Non sappiamo se quelle che abbiamo scritto sono le stesse precise parole. E non sappiamo neanche come andrà a finire questo contenzioso e se i sindacati potranno rimettere a posto le cose.
Ciò che conta è il senso ed il tenore del discorso: con questo reale dialogo è ben chiaro che, nel mondo della scuola, si sta scatenando una "guerra tra poveri" di gente laureata di mezza età che si strappano a vicenda un posto di lavoro in campo scolastico ed educativo, entrambi per poter mantenere famiglia e figli. Altrimenti... non si mangia!
Tutto ciò è il frutto del più grande e dissennato licenziamento epocale nella scuola italiana voluto dall'attuale ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini e del ministro dell'economia Giulio Tremonti.
Ma di scene simili, se non peggiori, in questi ultimi anni se ne sono viste e tante alle convocazioni a settembre nei Provveditorati italiani: palpabile è sempre stata in quelle sedi l'esasperazione dei precari che dovrebbero far funzionare a pieno regime la scuola italiana.
Chi era presente a quei tristi appuntamenti sa che si tratta di veri e propri gironi infernali. Luoghi dove, oltre ai rappresentanti sindacali, più volte sono dovuti intervenire le forze dell'ordine. Motivo? Perchè qualcuno arrabbiatissimo e precario a 55 anni, dopo 15-20 di supplenze annuali non risultava negli elenchi. Ergo: aveva perso il posto di lavoro! E magari a casa teneva famiglia che viveva con l'unica risorsa economica di quello stipendio da professore. E l'incazzatura ci stava tutta, perché a quell'età è difficile ricollocarsi "inventandosi" su due piedi un altro lavoro.
E' successo al professor Piermario (il cui cognome volutamente omettiamo per la privacy ndr), "over 50" con una laurea di filosofia in tasca, ma supplente annuale da sempre, uno di quelli considerati "precari storici", single ma con una madre invalida da mantenere con il suo unico stipendio. Ebbene per un anno, non avendo la cattedra di filosofia e storia nei licei, si è adattato a fare sostegno all'handicap, mentre l'anno dopo invece non ha avuto nessuna cattedra. E si è adattato: il primo concorso del suo paesino in provincia di Torino l'ha fatto e l'ha vinto. Peccato che non era per laureati in filosofia e non era nell'ambito scolastico ed educativo: si trattava di fare il cantoniere, cioè quel semplice operaio "factotum" nei piccoli paesi, cioè a disposizione dell'amministrazione comunale sia per "tacconare" le strade che per mettere il sale in inverno che altro.
Oppure succede anche di essere una professoressa precaria della scuola media superiore, avere 57 anni suonati, 30 anni di docenza, un figlio in America per dei master universitari ed una sua folgorante carriera universitaria, mentre la mamma gira da sempre Torino e provincia come una trottola: un anno qua, uno là, sempre con il sedere sull'automobile, e stare per andare in pensione dopo una "vita da precario"!! Storie reali ma amare, molto amare...

Scalfaro: "La Costituzione è in pericolo. Difendiamola!"

di Elena Romanello

Oscar Luigi Scalfaro, membro dell'Assemblea costituente che redasse la Costituzione e Presidente della Repubblica dal 1992 al 1999,  il 9 settembre prossimo compirà 92 anni Quattro anni fa si pronunciò contro il netto stravolgimento della Costituzione e a favore del referendum che lo respinse. Oggi chiede di difenderla.

Dunque presidente la Costituzione oggi è ancora in pericolo?

«Certamente sì. Quattro anni fa la riforma che si voleva apportare era di stravolgimento completo, anche se veniva presentata come un piccolo ritocco, come se dare poteri di scioglimento alle Camere al Presidente del Consiglio non fosse un fatto gravissimo. Qualcuno di chi aveva appoggiato tale sconvolgimento ha capito la sua gravità, altri no. Comunque mi ha fatto molto piacere vedere come questi cambiamenti siano stati respinti dal referendum, e ho trovato commovente che il 90 per cento delle persone che ha votato contro non fosse nato o fosse stato troppo giovane quando redigemmo la Costituzione, ma che abbia detto che gli andava ancora bene. Anche se qualche cambiamento sarebbe da fare, tipo stabilire che su un determinato argomento non si può presentare un referendum subito dopo un altro».

La situazione del nostro Paese dipende anche da certa sinistra che si occupa di certe cose quando diventano dirompenti?

«Anche, certo, l'onorevole Fassino diede appoggio a riforma, ci sono del resto degli uomini anche di sinistra che sperano in incertezza costituzionale per poter manipolare meglio. Il torto maggiore della sinistra è stato di non celebrare la vittoria del referendum che aveva respinto le modifiche alla Costituzione. Devo dire che non avrei mai pensato di dover presiedere tra il 2005 e il 2006 i comitati per un referendum di questo tipo.»

Negli ultimi anni gli interessi di un privato sono diventati preponderanti su quelli collettivi. Sul conflitto di interessi si affrontano due posizioni, che va risolto o che dopo oltre 15 anni che Berlusconi è sulla breccia dell'onda non si può fare più niente. Lei cosa pensa?

«Ritengo che sia grave non aver risolto il problema quando si è presentato. Se in un paese di 1000 abitanti è candidato sindaco il responsabile dell'appalto dell'immondizia, bisogna che o lasci l'appalto o faccia il sindaco. L'immondizia di tutta questa faccenda è stata di non impedire questo, con un Presidente del Consiglio che ha possibilità incredibili e può intervenire sui mass media. Se la mentalità è quella di confondere i propri interessi con quelli pubblici, succede allora che Berlusconi mi può dire che per il Ministro della Pubblica Amministrazione e per il Ministro della Famiglia lui aveva i suoi referenti in Vaticano, e mi venne quasi da chiedere 'Ma abbiamo dei ministri esteri!'. E poi ancora mi può proporre come Ministro della Giustizia il suo avvocato: allora non dissi niente, ma gli feci capire con gli occhi la situazione: lui ribadì che non c'è una legge che lo vieta, ma per certe questioni di buon senso non c'è bisogno di leggi che vietino. Prima che uscisse dal mio studio ribadii che quel nome del suo avvocato non sarebbe mai stato approvato sul mio tavolo. Un ministro deve dare garanzie a tutto il popolo italiano, non solo ad una persona».

A proposito di questioni di giustizia, sul processo breve, c'è chi pensa che sia un principio contro la Carta costituzionale, che tocca l'uguaglianza dei cittadini.

«Certo, perché mette sotto i piedi il principio dell'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge: questo è indegno di un Paese democratico. Quante volte Pertini disse che una giustizia che arriva in ritardo è un'ingiustizia, e anche qui c'è la volontà di tutelare gli interessi del Presidente del Consiglio».

Lei da destra è stato accusato di appoggiare le posizioni più oltranziste della magistratura...

«Assolutamente falso. La bocciatura del lodo Alfano da parte del CSM è stata imputata alla presenza di magistrati comunisti nell'organo massimo di giustizia dello Stato, ma non è proprio così.»

Come Napolitano in tempi recenti, anche lei fu messo sotto accusa da AN e dai Radicali. Cosa ci può dire al riguardo?

«Devo ancora capire oggi come mai Pannella, che mi aveva appoggiato come Presidente, fece questo. Comunque il tutto, compresa la raccolta di firme, cadde nel vuoto».

E a proposito di Fini come vede il suo comportamento attuale?

«Da maggiore alleato di Berlusconi è diventato una sua spina nel fianco, per un tentativo di andare contro l'idea di un capo di partito padrone per poter aprire un dialogo e discutere».

A proposito delle elezioni Bersani ha rispolverato l'idea dell'Ulivo, che ne dice?

«In questo momento mi interessa il comportamento del Presidente del Consiglio, che non percorrerà mai una strada da cui può uscire perdente, come le elezioni anticipate. L'idea di un'alleanza di grandi intese nel Pd è comunque interessante».

Cosa si sente di dire ai militanti e agli appassionati per riportarli a certi valori?

«Mi ricordo ancora quando dopo l'8 settembre mi incontrai con diversi militanti partigiani di Azione Cattolica, alcuni non tornarono poi dalla guerra: la situazione allora era difficile, ma la situazione di oggi è la peggiore che ho visto. Non ho mai detto che la Costituzione sia intoccabile, ma per modificarla ci va una maggioranza dell'80 per cento. Io sono con voi, vi ringrazio per le vostre battaglie, la nostra patria ci chiede libertà, giustizia, lavoro e pace, conosciamo e amiamo la nostra Carta Costituzionale e continuate così».

Le prime pagine del 3 settembre

Le speranze di un accordo di pace entro un anno e, per raggiungere questo obiettivo, l'organizzazione di una agenda con tempi rapidi (un incontro ogni quindici giorni): sono questi gli elementi che i quotidiani della regione hanno scelto per raccontare l'esito della prima tornata di incontri diretti tra Israele e Anp, a Washington.
In Italia «In Medio Oriente pace possibile entro un anno» è il titolo del Corriere della Sera, mentre La Repubblica (che riserva all'argomento un richiamo in prima pagina) dice che c'e una «Prima intesa tra Abu Mazen e Netanyahu: ora incontri ogni quindici giorni». La Stampa riporta anche l'accordo che è stato raggiunto in funzione anti-negoziati tra le fazioni armate dell'oltranzismo palestinese. Ma, come scrive il quotidiano francofono tunisino La Presse, Netanyahu è sfidato dai coloni, che intendono andare avanti nel programma di nuovi insediamenti.
Sui quotidiani egiziani ampi resoconti sui colloqui, con riferimenti all'azione svolta dal presidente, Hosni Mubarak, per smussare i punti di attrito tra le delegazioni israeliana e palestinese. «Il presidente Mubarak chiede a Israele di tendere la mano ai palestinesi per instaurare una pace giusta», è il titolo di Al Ahram.
Un altro titolo delle prime pagine dei quotidiani italiani - quasi sempre corredato da foto o piante dei luoghi - riguarda l'esplosione di una piattaforma petrolifera nel golfo del Messico, al largo della Louisiana. «Torna la paura dell'onda nera», titola il Corriere della Sera.
La Grecia, ancora alle prese con la crisi economica, registra una forte offensiva dello Stato contro le evasioni fiscali. Tanto che, come dice I Naftemporiki, 65 mila aziende sono entrate nel mirino di «Una squadra speciali di controllori all'attacco contro gli evasori fiscali». Ma contro l'aumento del prezzo del gasolio da riscaldamento c'è quasi una sollevazione popolare che, commenta Avriani, vede d'accordo anche i benzinai.
La mozione della Serbia all'Onu, contro l'autoproclamazione di indipendenza del Kosovo, resta l'argomento principale sui quotidiani serbi. Vecernje Novosti scrive che Catherine Ashton, responsabile della diplomazia dell'Ue, chiederà al presidente Tadic, nell'incontro in programma martedì prossimo, il ritiro della mozione. Danas poi ipotizza che, in caso di fallimento dell'iniziativa davanti all'Onu, le opposizioni si uniranno per chiedere le dimissioni di Tadic.

D'Alema: "La crisi c'è, ma si parla d'altro"

di Luigi Nervo

Anche Massimo D'Alema interviene alla festa Democratica di Torino. Sul palco di piazza castello, di fronte ad un grande pubblico che riempie l'area antistante è il direttore del Sole24Ore Gianni Riotta a intervistarlo.

Il dibattito verte soprattutto sui temi economici. Si parla di questa crisi che, secondo il deputato del Pd viene minimizzata e snobbata. Afferma che non è il Presidente della Repubblica a fare l'agenda politica, ma ma può dire a Camera e Senato di concentrarsi sui temi più urgenti come la crisi economica e invita i giornali, soprattutto quelli economici, ad affrontare la questione. Un accusa è quella che lancia al Governo, colpevole di trascurare i temi che interessano agli italiani per concentrarsi invece su quelli cari al premier: «Se nei mesi di autunno con la massa dei giovani disoccupati che abbiamo in questo paese, con il dramma dei lavoratori in cassa integrazione, il Parlamento e il Governo rischiano di essere bloccati a discutere l'ennesima leggina sulla giustizia, io credo che il distacco tra i cittadini e le istituzioni diventerebbe in parte incolmabile – e aggiunge – c'è la sensazione la politica si occupi d'altro, cioè fondamentalmente dell'agenda personale di Silvio Berlusconi mentre il Paese è lasciato a se stesso».

Parla della disinformazione italiana che vive di apparenza: «Nella realtà il governo Berlusconi ha ottenuto dei risultati estremamente disastrosi, se la politica si basasse sui dati reali, sarebbe stato licenziato, invece la politica è immagine, una realtà virtuale». E per ribadire questo concetto fa alcuni esempi che mostrano come le dichiarazioni del premier diano un'immagine travisata della realtà: «Ho visto l'intervista di Obama che quasi chiedeva scusa agli americani perché la ripresa economica negli Stati Uniti si è attestata su un deludente 1,6%, in Italia l'economia si è ripresa dello 0,4% e il Presidente del Consiglio se ne gloria, siamo al ridicolo». L'errore che fanno gli analisti che forniscono questi dati, da lui definiti "fasulli" sarebbe quello di basarsi sul tasso di occupazione che comprende gli iscritti all'ufficio di collocamento, ma di non considerare il tasso di occupazione che diverso, il più basso dei paesi sviluppati, perché molti sono talmente sfiduciati da non iscriversi nemmeno all'ufficio di collocamento.

Tornando al tema della crisi, D'Alema afferma che ci sono due problemi fondamentali, la crescita delle disuguaglianze sociali e la crisi di sviluppo e innovazione. Per risolvere il primo, negli Usa sono stati redistribuiti i redditi penalizzando le rendite finanziarie e facendo politiche sociali. Per il secondo oltreoceano sono state date risposte basate sulla green economy, sulle nuove tecnologie, sulla ricerca biomedica. In Italia non è stato fatto niente di tutto questo, la disuguaglianza è aumentata e non ci sono stati programmi di investimento. Lui promette che il Pd intende risolvere i problemi legati alla crisi attraverso una grande ridistribuzione della ricchezza e la diminuzione delle tasse sul lavoro.

Sulla Fiat invece elogia le doti di Marchionne, confermando la sua stima nei confronti dell'amministratore delegato torinese, ma sottolinea: «penso che però abbia commesso degli errori, abbia assunto degli atteggiamenti sbagliati e sinceramente trovavo curioso trovarmi d'accordo con la breve intervista del dottor Romiti, il quale non è un pericoloso estremista della Fiom, che ha detto a Marchionne che con i sindacati ci si può scontrare ma non si può lavorare per dividerli». Il deputato del Pd trova sgradevole quanto ha fatto la Fiat a Melfi perché va a toccare il dramma delle persone e auspica una spinta confederale dei sindacati.

Sull'Europa prova a spiegare il successo dei partiti di destra: «La forza dei conservatori, della destra in Europa in questo momento è che riesce ad interpretare il sentimento di paura che è il sentimento dominante delle ultime repubbliche europee perché l'Europa vive questo momento della storia del mondo come un momento in cui noi richiamo di perdere una parte dei nostri privilegi, l'Europa si sente assediata, si sente minacciata sul piano economico dalla competizione asiatica, si sente incalzata dall'immigrazione che viene soprattutto dall'Africa, si sente minacciata nelle sue radici, nelle sue certezze, nei suoi valori, nelle sue conquiste sociali – e aggiunge – questa Europa impaurita si volge a destra perché la destra pare più rassicurante, ma in questo modo la destra interpreta un sentimento di paura, non dà delle risposte perché il populismo non dà delle risposte». Sottolinea anche la debolezza dell'Europa che in alcuni casi, per esempio la pace in Medio Oriente, risulta assente delegando tutto agli Stati Uniti e facendo venire meno un importante tassello del dialogo.

Infine alcune battute sui nemici di Berlusconi e sulle posizioni interne alla coalizione. Parla di violenza e di aggressione squadrista a proposito degli attacchi del "Giornale" a Fini, ma non lo protegge: «è capace a difendersi da solo, viene da una scuola dove sono addestrati a questo». Tuttavia si augura di trovare lui, con il quale ha collaborato per tenere aperto il dialogo su certi argomenti, come avversario: «Fini ovviamente è un uomo della destra, però una destra che nel nome della legalità e dello Stato critica Berlusconi mi interessa come interlocutore, non perché dobbiamo fare un'alleanza insieme ma perché penso che sia nell'interesse del paese che ci sia una destra che abbia il senso della legalità». E per spiegare la sua idea sulla scelta del leader della coalizione e su eventuali nuovi "acquisti" ricorre ad una metafora sportiva: «Borriello è venuto alla Roma ma il capitano resta Totti, non ha messo in discussione la leadership – e spiega – io dico che noi abbiamo creato un grande partito, di gran lunga il più grande di qualsiasi coalizione di centrosinistra si possa creare in Italia, e normalmente nei grandi paesi europei ci sono governi di coalizione guidati dal leader del maggior partito della coalizione, noi abbiamo deciso che questa funzione la mettiamo in palio attraverso delle primarie».

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