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Immigrati non lasciateci soli con i leghisti

di Giovanni Catanzaro

Quando si pensa che a tutto c'è un limite occorre tener presente che siamo in campagna elettorale e quindi business is businnes e un voto è un voto.

Tra paillettes luccicanti e programmi di approfondimento soppressi, piazze gremite in cui, tra le altre, sventola una bandiera della X Mas e alcuni camerati intonano Faccetta nera (è successo domenica a Roma al corteo del Pdl), ecco che al mercato di Sansepolcro (Arezzo) la Lega ne tira fuori un'altra dal cilindro. Campioni di gel igienizzante previa distribuzione di un volantino in cui è raffigurato un vecchietto italiano al fondo di una fila di extracomunitari (tutti raffigurati secondo i più beceri stereotipi coloniali) che attende il suo turno per accedere allo sportello "casa, diritti e sanità". La bagarre si è scatenata non contro il volantino quanto contro il gel igienizzante che a detta di molti i leghisti avrebbero distribuito per proteggere le padane mani dai germi extrapadani. I leghisti indignati si difendono: "noi siamo contro gli immigrati irregolari, non contro gli immigrati" (Claudio Morganti eurodeputato e coordinatore regionale del Carroccio). Si presume quindi che il gel sia da considerare come coadiuvante per prevenire il micidiale virus della clandestinità. E siamo sicuri che un immigrato che quel giorno si è recato al mercato ha certamente compreso che la Lega non ce l'ha assolutamente con quelli come lui.

Dopo di che per scendere nel merito del volantino distribuito, quale idea migliore se non quella di fomentare la guerra tra poveri nell'accesso ai servizi, di fomentare l'odio verso coloro che nel bisogno cercano aiuto dallo stesso stato che contribuiscono a mantenere. Ecco quindi l'approccio all'immigrato come forza lavoro a basso costo da sfruttare e usare ma da rigettare quando reclama un proprio diritto.

In molti di noi poi è certamente fresco il ricordo del solerte Borghezio che si recava a pulire con panno e spruzzino i vagoni frequentati da immigrati. Ma magari anche quella volta fraintendemmo tutto e non capimmo che lui in realtà puliva perché i passeggeri d'ogni nazionalità non si sporcassero sedendosi su sedili molto spesso impolverati.

Una nota merita anche il secondo volantino distribuito al mercato di Sansepolcro in cui una madre, le figlie e il cane (presumibilmente di sesso femminile) sono raffigurate con il burqa e sotto la scritta "Sveglia!". Non siamo certamente curiosi di sapere cos'altro saranno in grado di escogitare dal partito del carroccio per alimentare i peggiori istinti xenofobi e razzisti degli italiani.

Rivolgendoci agli immigrati c'è solo da sperare che non arrivi mai il giorno in cui, avendone piene le tasche di quest'aria irrespirabile, facciano armi e bagagli e ci lascino soli con i leghisti!

Russia: in migliaia contro Putin

di Daniele Cardetta

Il 20 marzo 2010 è stato, in Russia, il giorno dell'ira. Il giorno dell'ira nei confronti del primo ministro Vladimir Putin, ritenuto colpevole della situazione terribile provocata dalla crisi economica, una crisi che sta colpendo duramente proprio la gente comune dato che è andata a intaccare la capacità di acquisto della povera gente e ha prodotto rincari di beni di prima necessità e di tariffe.

I russi sono scesi in piazza a Vladivostok, San Pietroburgo e a Mosca, dove la polizia ha effettuato alcune cariche e ha operato una sessantina di fermi tra cui il leader del Fronte della Sinistra Sergei Udaltsov, reo di aver preso parte all'organizzazione della protesta.

I manifestanti paragonano la situazione della Russia a quella dell'Iran, lamentando le continue restrizioni di libertà operate ai danni nell'opposizione nell'ex paese sovietico. Se prima del 1991 infatti la condanna alla mancanza di libertà dell'Urss era unanime, almeno in Occidente, oggi la situazione non è affatto migliorata, eppure sembra quasi essere calato un silenzio di assenso sull'operato del Cremlino.

A partecipare al "giorno dell'ira" il forte Partito comunista, Soldarnost, e i liberali di Labloko. Migliaia anche i manifestanti della gente comune, scesi in piazza per manifestare il proprio sdegno nei confronti delle istituzioni, ree di aver tollerato che con la crisi la gente si impoverisse sempre di più mentre il numero di miliardari stava raddoppiando.

A Kaliningrad le autorità hanno addirittura goffamente cercato di lanciare una fiera di prodotti agricoli per cercare di coprire la manifestazione antigovernativa, ma ogni tentativo in tal senso si è rivelato vano.

Per capire quanto la popolazione russa sia arrivata allo stremo della sopportazione basti ricordare che il PIL è crollato dell'8% nel 2009, e la disoccupazione è salita del 9%, dati allucinanti che mettono la parola fine a carattere maiuscoli al termine di 10 anni di crescita.

Mannoni (Agcom) ignora la cronaca giudiziaria

di Marco Travaglio

Non è facile rispondere all'intervento del professor Stefano Mannoni (pubblicato ieri, sabato 20 marzo, dal Fatto), commissario dell'Agcom in quota Lega Nord, molto attivo – secondo le intercettazioni telefoniche di Trani – nel tramestìo dei berluscones finalizzato a far aprire un'istruttoria alla cosiddetta "Autorità di garanzia" per fornire alla Rai il pretesto per chiudere Annozero. Anzitutto perché non ho ben capito a che titolo mi chiami in causa come "accusatore pubblico del tribunale" della Rivoluzione francese, "notorio per aver mandato alla ghigliottina nel 1793 un certo numero di malcapitati". Forse non sa che sono proprio i suoi amici del centrodestra a sostenere il modello di giustizia figlio del giacobinismo e del bonapartismo, in cui il pubblico ministero è espressione dell'esecutivo, braccio armato del potere politico. Io ho sempre difeso l'indipendenza delle Procure dalla politica e l'unitarietà delle carriere di giudici e pm.

Ma mi è difficile rispondere soprattutto perché, per quanti sforzi io faccia, non trovo un solo motivo plausibile per cui questo Mannoni, collaboratore del Foglio della famiglia Berlusconi,dovrebbe giudicare il mio lavoro di giornalista. Egli ci spiega che la scelta "sofferta" dell'Agcom di interessarsi ad Annozero deriva dal nostro mancato rispetto della "presunzione di innocenza" (che non esiste: esiste quella di non colpevolezza), dell' "audite et alteram partem", della "privacy", dal nostro aver "trasformato un talk-show in una via di mezzo tra inquisizione e autodafè con buona pace dei procedimenti in corso".

Forse ignora l'esistenza di un genere giornalistico piuttosto diffuso in tutto il mondo, e persino in Italia: la cronaca giudiziaria, che ha appunto il compito di raccontare i processi in corso, anche prima che si pronunci la Cassazione. Attendo di sapere da questo campione del garantismo, che sputa sentenze senza argomentare né dettagliare né dimostrare le sue accuse, quando mai avremmo detto che Tizio o Caio è colpevole prima che fosse giudicato tale, quando abbiamo invaso la privacy di qualcuno, quando mai abbiamo evitato di ascoltare l' "alteram partem".

E come mai, se lo facciamo di continuo, in quattro edizioni di Annozero non siamo mai stati condannati per diffamazione o per violazione della privacy; e nemmeno quel plotone d'esecuzione dei partiti che ha nome Agcom ha mai trovato nulla di irregolare nel nostro operato(a parte la ridicola multa per aver mandato in onda le parole di Beppe Grillo in una manifestazione raccontata da tutta la stampa e da tutte le tv del mondo, parole trasmesse prima di noi da Matrix e da Rainews24 senza che l'Agcom obiettasse alcunchè).

Ultima curiosità: mi spiega il "garantista" Mannoni perchè l'Agcom, su richiesta del premier padrone, ha aperto l'istruttoria contro Annozero non per questa o quella irregolarità in questa o quella singola puntata, ma per cinque puntate in blocco, sparando nel mucchio?

La sua affettuosa solidarietà a Mediaset e la sua avversione per Sky mi commuovono e mi confermano nella mia idea sull'imparzialità dei presunti arbitri dell'Agcom. Ma è soprattutto del finale della sua incredibile lettera che lo ringrazio di cuore: là dove dice, restando serio, che "di certo l'istinto partigiano si è scatenato in tutti noi, ma non un capello è stato torto a Santoro".

Mi ricorda quel tale che sparò alla moglie, ma chiese di essere assolto perché l'aveva colpita soltanto di striscio. In ogni caso è un vero sollievo, per un giornalista, sapere che l'arbitro che lo deve giudicare è animato da "istinto partigiano" e non ha mai pensato di dimettersi, visto che la legge impone per i commissari Agcom il requisito dell'assoluta "indipendenza". Siamo in buone mani.

*antefatto.it

In Messico continua la guerra del narcotraffico

di Daniele Cardetta

Avete presente Acapulco? Forse sicuramente ve la ricorderete per i lunghi viali con le palme che incorniciano spiagge dalla sabbia finissima affollate di turisti, eppure negli ultimi tempi Acapulco assomiglia molto di più a un campo di battaglia che ad un luogo di villeggiatura.

In Messico gang rivali si stanno combattendo una guerra violentissima che esplode ciclicamente in gravissimi episodi di sangue che spesso e volentieri coinvolgono anche innocenti. E' stato questo il caso della donna americana uccisa la scorsa settimana insieme al marito (entrambi lavoravano nel consolato USA) a Ciudad Juarez.

Nella sola Acapulco sempre la scorsa settimana ci sono stati ben 13 morti a seguito a pesanti scontri al fuoco tra le vie della città. Tra i morti anche cinque agenti di polizia che sono stati freddati dai criminali mentre svolgevano una normale azione di pattuglia. Negli ultimi tre anni i morti nella guerra per il controllo della droga in Messico sono saliti a quindicimila, un numero altissimo e per certi versi incredibile, ma un numero che rende dannatamente reale un problema che sta mettendo in ginocchio lo storico vicino degli Stati Uniti.

Il presidente messicano Felipe Calderon ha mobilitato decine di migliaia di poliziotti e soldati nello Stato di Guerrero e in tutti i crocevia importanti per il traffico di droga nel paese in direzione degli Stati Uniti, soltanto che le bande che sono chiamati a combattere sono dei veri e propri gruppi paramilitari addestrati, ben armati, e pronti a qualsiasi cosa pur di mantenere saldamente il controllo degli stupefacenti.

La situazione è talmente seria che il Dipartimento di stato Usa ha autorizzato i dipendenti dei consolati americani delle città messicane a mandare a casa i loro familiari entro il 12 aprile 2010.

No Tav in viola

di Giovanni Catanzaro

Sabato 20 marzo, giornata nazionale contro tutte le mafie, un corteo di un migliaio di persone ha attraversato il centro di Torino. Nell'appuntamento indetto dal Popolo Viola consistente è stata la presenza dei No Tav sopraggiunti dalla Val di Susa. L'equazione Tav=Mafia è da tempo denunciata in Valle, comparendo persino sui fianchi delle montagne, per tanto del tutto naturale è stato per il movimento contro l'alta velocità Torino- Lione accettare l'invito degli organizzatori a partecipare all'iniziativa.

Del resto dal microfono gli organizzatori hanno ribadito come: "La manifestazione di Torino è una manifestazione libera, senza partiti, fondata sui fatti! Non è una manifestazione retorica. La mobilitazione di Torino dice che la TAV è inutile e dannosa, antieconomica oltre che devastante per l'ambiente e salute, ed è al contempo una mobilitazione che denuncia anche le infiltrazioni mafiose che vi sono in questi cantieri".

Di sicuro la questione dell'Alta Velocità rimane centrale nell'agenda politica e sia il centro sinistra quanto il centro destra sono consapevoli che dovranno ancora fare i conti con il Movimento No Tav che, malgrado i molti attacchi e il passare degli anni, gode di ottima salute.

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