«Sono semplicemente un ragazzo di Torino, nulla di più». Così si presenta “Darkhood”, in italiano più o meno il “cappuccio nero”.
Un sito, alcuni volantini sui muri del capoluogo piemontese. Scherzo, trovata pubblicitaria o c’è qualcosa di vero?
Già, perché stiamo parlando di un supereroe in carne e ossa, a quanto pare. Anzi. Come specifica Darkhood, di un real-life superhero, il cui acronimo è RLSH, che sarebbe «una persona che si veste o agisce come un supereroe dei fumetti. A volte con questo nome si indicano coloro che hanno dato un reale contributo in situazioni di emergenza venendo di conseguenza categorizzati come tali».
Darhood indossa un costume, come i più illustri colleghi Batman e Spiderman. «Non è un semplice travestimento per tutelarsi da ritorsioni – spiega Darkhood – ma un segno di rispetto nei confronti dell’umanità». E per mantenere un certo alone di mistero e anonimato, anche se non è stato così difficile scoprire chi si cela dietro la maschera, preferiamo continuare a regalarvi un sogno e non rivelare il nome e cognome di Darkhood.
darkhood

Un uomo in nero

L’abito, in questo caso fa il monaco. Quello di Darkhood è molto somigliante a quello utilizzato dai corpi speciali delle forze dell’ordine, Gis e Nocs, o dagli agenti della Swat americana. È il suo biglietto da visita «con cui presentarsi al mondo e dal quale dipende la propria credibilità».
Il RLSH torinese di giorno lavora come sviluppatore informatico «la notte però indosso maschera e armatura e tento di dare un aiuto alla società, nel mio piccolo».
Come? «Prevalentemente effettuo ronde nei quartieri più a rischio della città – scrive Dark – sorvegliando e chiamando gli agenti in caso di necessità».
«Consegno viveri, vestiario e coperte ai senzatetto. In alcuni casi seguo casi di persone scomparse distribuendo volantini ai passanti», aggiunge.
Ma Darkhood esiste veramente o ci troviamo di fronte ad una bufala o, come detto, una trovata pubblicitaria?
«Essere supereroi non ha niente a che fare con campagne di promozione personale o trovate pubblicitarie. La vocazione deve venire dal singolo individuo, che non può ricevere denaro per la sua attività né lavorare come rappresentante, stipendiato o volontario che sia, di un’organizzazione».

I Ninja subalpini

Non è la prima volta che a Torino si sente parlare di persone mascherate che aiutano il prossimo. Verso la metà degli anni 90 si raccontava di una storia avvenuta di notte in collina, verso Superga. Qui pare che una coppia in cerca di momenti intimi fosse stata aggredita e rapinata. Ma proprio quando le cose si mettevano male ecco che dal bosco spuntava un ninja.
Un uomo vestito come i personaggi giapponesi. Con tanto di spada e stelle taglienti. Due mosse di arti marziali e i cattivi venivano, a seconda di chi raccontava la storia, messi in fuga o bloccati in attesa della polizia.

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Allora si parlò di una setta di ninja presenti in città, già famosa per i gruppi esoterici e satanici. Il tutto viene relegato sotto la voce “leggende metropolitane” di cui si è occupato il Cicap, il  Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze, anche perché non vennero mai trovati dei riscontri. A Torino comunque effettivamente c’è chi organizza corsi da ninja.
Ora invece abbiamo Darkhood, che racconta di non essere l’unico al mondo.

Supereroi contro le forze del male

Il nostro eroe sul suo sito fa alcuni esempi in cui i «media hanno spesso dato risalto a persone che, in modo scherzoso o serio, hanno sviluppato una propria identità di supereroe per aiutare gli altri. Il più delle volte si tratta di persone comuni che agiscono da sole o, più raramente, in piccoli gruppi».
C’è “Angle-Grinder Man”, che con un’automobile modificata a cui venne installata una smerigliatrice angolare tagliava le ganasce applicate alle ruote dei veicoli tra il Kent e Londra. Delle sue gesta se ne occupò anche la Bbc. Insomma un supereroe contro la municipale, come cantava anni fa il gruppo ska di Genova, i “Meganoidi” .
Negli States  “Fox Fire”, una donna del Michigan travestita da volpe, aiutava le vittime di violenze.

Invece in Messico c’è “Superbarrio”, che indossa un costume simile a quello dei lottatori.
Pancia d’ordinanza che ricorda il “Superciuk” personaggio di Magnus disegnato per Alan Ford. “Superbarrio” in realtà organizza petizioni e proteste per i lavoratori, vere gesta eroiche.

superbarriosuperciuk

“Team Justice” è il nome di un collettivo di supereroi americani che durante il Natale fanno doni ai senzatetto.
Sempre negli Usa negli anni 90 a sorvegliare i locali e i bar di New York c’era “Terrifica”: aiutava le donne molestate. Si copriva il volto con una maschera dorata e spruzzava negli occhi degli aggressori dello spray al peperoncino.

terrifica

Ed esiste anche un registro online per gli superhero. Un albo professionale, in poche parole: The World Superhero Registry.

RLSH tricolore

In Italia Darkhood è in buona compagnia. A Bergamo c’è “Guardiano”, cappuccio sul volto e vestito nero e rosso, partecipa ad eventi benefici e controlla i quartieri, anche se ammette in un’intervista al Corriere della Sera che “non sono così a rischio” e che “il peggio accade di giorno”.
Entomo è di Napoli. Il suo nome in greco significa insetto.
Ecco perché si veste di verde chiaro e nero. Lui si occupa della lotta per la promozione dell’ambientalismo. Ai media racconta che cerca anche di fermare i piccoli crimini, da solo, ma se non riesce fa una telefonata anonima alla polizia.
A Roma fino a pochi anni fa c’era “Power Man” e “Red Sin”. A Verona “La volpe nera” e a Vicenza “Dottore”.

entomo guardiano

A questi uomini in calzamaglia lo scrittore Silvestro Ferrara ha dedicato il libroSupergiusti, supertosti, superveri, alla scoperta dei supereoi fai-da-te”.

(Le foto seguenti  provengono dal sito dedicato al volume)

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Tornando sotto la Mole, per chiamare Darkhood non serve lanciare un segnale nei cieli torinesi come avviene a Gotham City per Batman o in stile Marvel. “Sei costretta ad attraversare zone a rischio, durante la notte? È scomparsa una persona a te molto cara? Vuoi donare alimenti ai senza dimora” Basta contattarlo ad una mail info@darkhood.it Niente numeri di cellulare.
Ancora meglio: da stasera tutti stiamo più attenti alle ombre che incrociamo negli angoli della notte.

Magari una di queste potrebbe appartenere proprio a “cappuccio nero”.