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Perché bisogna credere nel calcio femminile

Perché bisogna credere nel calcio femminile

di Paolo Pazzi

Sempre maggiore è l’interesse delle giovani generazioni verso il calcio femminile. Siamo ancora lontani dai risultati dei paesi nord europei, dove viene ampiamente praticato a livello costituzionale , ma nonostante tutto siamo in sempre maggiore evoluzione.

Per dare al tutto una spinta sempre maggiore e significativa, il presidente della Juve femminile (calcio a 5) Savide Turano, illustra la sua idea per cercare di alimentare partecipazione , ovvero squadre di calcio a 5 composte, composti da giovanissime e veterane , per consentire una crescita naturale e non forzosa delle giovani praticanti,e questo nel calcio a 5 , in quello a undici un caso sicuramente fortunato la nascosta di società sportive, anche in piccole realtà’ come l’ esempio di Torrazza, superando scetticismi locali e facili ironie, portando vari e concreti esempi di sport egualitario che travalica la dicotomia di genere.

A questo punto sarà’ importante tingere di rosa non solo la pratica sportiva, ma anche l’ establishment che lo governa,e proprio per questo che si sta progettando la possibilità di creare attività’ formativa in campo dirigenziale e di training .

A questo punto l’unica nota dolente è la questione economica, perché le calciatrici hanno in tutto per tutto gli stessi doveri dei loro colleghi maschi a cui sono equiparate ma non certo nell’aspetto contrattuale, tanto a livello di massima serie quanto nelle serie minori…(ovviamente con le debite proporzioni).

Infatti i contratti, che vengono fatti firmare prevedono solo semplici rimborsi che spesso dopo il primo mese o i primi mesi, si volatilizzano provocando gravi situazioni di disagio e di mancanza di serenità’ che spesso provocano reazioni e conseguenze sull’attività sportiva.

La causa di tutto ciò non è solo da ricercarsi nella mancanza di sponsor, oppure nella ancora scarsa visibilità televisiva, ma nella cattiva distribuzione delle risorse dei fondi della Uefa, che in Italia a differenza del resto d’Europa vengono destinati ed impegnati in altro.

Se prevalesse da noi il sistema etico comportamentale degli altri Paesi, avremmo una corretta redistribuzione dei fondi, che permetterebbero non solo il supporto e il finanziamento di atlete, ma anche la possibilità di dare vita a tutta una serie di iniziative di promozione scolastica davvero capillare e strutturalmente pianificata.

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