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Yes4To lancia TopCity. Barbara Graffino: “Torino deve imparare ad attrarre investimenti e lavoro”

Yes4To lancia TopCity. Barbara Graffino: “Torino deve imparare ad attrarre investimenti e lavoro”

di Giulia Zanotti

E’ una Torino che guarda lontano, ma con azioni concrete in grado di attrarre talenti e investimenti per rilanciare l’economia e il territorio, quella immaginata dai giovani imprenditori che ruotano attorno al tavolo interassociativo di Yes4To e che il 24 novembre si sono dati appuntamento alle 17.30 al palazzo Bertola Reale Mutua per l’evento Top City.
A raccontare il loro lavoro e le loro proposte per Torino è la coordinatrice di Yes4To, Barbara Graffino.

Che cosa è Yes4To?

L’esperienza di Yes4To nasce sette anni fa come strumento per i giovani imprenditori e professionisti in una città dove il ricambio generazionale della classe dirigente stentava e stenta tutt’ora ad avvenire. Al momento il tavolo interassociativo di Yes4To riunisce i Gruppi giovani di 22 associazioni come Unione industriale, Coldiretti, Api, confindustria, Federmanager per citarne solo alcune. In questi anni abbiamo sviluppato diversi progetti dove le parole chiave sono proprio i giovani e il lavoro e tentato di interagire con le istituzione, l’Università e il Politecnico mettendo a disposizione competenze e idee.

E avete anche deciso di organizzare un evento come TopCity che riunirà diversi nomi ed esperienze che si sono distinte nel campo dell’innovazione in questi anni. Da cosa nasce questa idea?

Abbiamo voluto chiamare a raccolta chi in questi anni ha saputo davvero gestire le sfide economiche e sociali del momento proponendo soluzioni nuove e vincenti. Insomma, si tratta di capire come creare un circolo virtuoso tra attrattività, investimenti e occupazione. Come rilanciare Torino.

Ma la città ha davvero bisogno di essere rilanciata?

Certamente. Purtroppo Torino è ferma dal 2006, l’anno delle Olimpiadi. Basti pensare che gli ultimi grandi investimenti sono stati fatti proprio in quell’occasione, ma di tempo ne è passato e ora si è creato un grande gap tra le aspettative del post olimpico e le vere ricadute a livello imprenditoriale e occupazionale sul territorio. Serve che molte idee e molte potenzialità siano tradotte in qualcosa di concreto.

Come accade in altre città europee. Per esempio Barcellona: a Top City parteciperà anche Mateu Hernandez, direttore della piattaforma Barcelona Global che ha realizzato il piano strategico della città facendola diventare un polo attrattivo per i giovani talenti e le attività economiche…

Si, Barcellona, Amsterdam, Parigi. Non vogliamo essere autoreferenziali, e vogliamo ispirarci a quelle città che hanno saputo mettere a punto strategie per attrarre investimenti e lavoro e valorizzare i giovani. Ma ci sono anche importanti esempi sul nostro territorio. A TopCity abbiamo invitato anche il vicepresidente della Lavazza, Marco Lavazza, che ha fatto un investimento senza precedenti per la nuova sede torinese. O Paolo Antonioni, numero uno di General Motors a Torino. Esempi che dimostrano che la città ha delle opportunità, ma che bisogna investire, bisogna avere il coraggio di lanciare nuove proposte e capire anche che i tempi cambiano, cambiano le competenze e le dinamiche lavorative.

Avete provato anche a coinvolgere le istituzioni locali?

Certo, ma non è stato facile. So che chi amministra una città come Torino ha tanti problemi e tante questioni di cui occuparsi, però finora a livello di lavoro e imprenditorialità non è stato fatto nulla, non c’è nessuna proposta e nessuna prospettiva. Ora proveremo con la Regione Piemonte e con i vari assessorati. Ad esempio abbiamo già pronta una mappa dei 300 siti industriali dismessi del territorio regionale che potrebbero diventare aree di interesse per gli investitori. La realtà è che serve una sinergia e la collaborazione di tutti. Le istituzioni, le fondazioni bancarie, i poli di ricerca, la finanza e soprattutto serve anche un ricambio generazionale coinvolgendo maggiormente le forze nuove.

Quindi secondo lei quale sarà il futuro di Torino?

Come ho detto, Torino ha potenzialità ma vanno sviluppate. Le buone idee sono il punto di partenza, poi bisogna lavoraci. Si devono riaccendere i motori, ed uscire dall’empasse post olimpico. Se guardiamo alla vicina Milano, il capoluogo lombardo ha un’altra velocità. Torino non può essere solo un luogo di eventi culturali o una città per anziani. Un territorio cresce se c’è e lavoro, e c’è lavoro se ci sono investimenti ed attrattività. Bisogna lavorare per attivare questo circolo virtuoso.

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