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Stefano Rodotà: Laicità come sinonimo di democrazia

di Mara Martellotta

Stefano Rodotà, insigne giurista, nel suo libro "Perché laico" osserva che "quando in una società il dialogo scompare e la verità assoluta esclude il punto di vista altrui, è la logica democratica a essere sacrificata". Nel volume edito da Laterza lo studioso, già Garante per la Privacy, compie una lucida analisi sul fatto che la Costituzione e la democrazia siano gli ingredienti essenziali per una laicità capace di accettare il dialogo e di superare le barriere presenti tra credenti e non credenti.

In quattro capitoli venie presentato lo stato di salute della laicità democratica, senza risparmiare critiche anche nei confronti di chi si proclama laico o cerca di imporre le istanze della laicità in sede politica. Particolarmente significativo è l'episodio del folle-saggio di Parigi, che viene raccontato da Rodotà con una condivisa emozione. Ci troviamo a Parigi, nell'aula-anfiteatro della Sorbona, all'assemblea pubblica del Comitato nazionale di bioetica e, durante la presentazione del rapporto annuale, un convenuto irrompe, interrompendo i relatori sul palco, che lo ascoltano pronunciare le parole "Monsieurs, qui vous a elu à rois?", ovvero "Signori, chi vi ha eletto re?". Queste parole, candidamente, pongono all'attenzione dei presenti un interrogativo primario, la cui risposta non può essere elusa. La domanda riguarda chi debba decidere delle nostre vite, dalla nascita come del dare la vita e del morire con dignità. Rodotà si chiede se debba esserlo lo Stato Leviatano, se questo abbia il diritto di regolamentare la nostra quotidianità, oppure se abbia il potere di decidere il cittadino, nella sua singolarità. L'autore, prima di esaminare tanti singoli casi proposti dall'esperienza quotidiana ( tanto che la seconda parte del libro è dedicata appunto alle "cronache di una laicità difficile") si addentra alla ricerca dell'origine storica e del senso dell'essere laico in Italia. La sua attenzione, tipica del giurista, è rivolta prima alla storia istituzionale e politica e solo dopo a quella sociale, proprio a partire dall'articolo 7 della Costituzione, che contiene in sé un' "ambiguità irrisolta", anche a causa di una forma di antica deferenza da parte del fronte laico verso la Chiesa cattolica. Quest'ultimo risulta, secondo Rodotà, troppo interessato, già a partire dalla lezione di Togliatti, a non compromettere le relazioni diplomatiche oltretevere; troppo proiettato, con Nenni, verso una politica pragmaticamente riformista che non considera una priorità l'anomalia concordataria. Rodotà è convinto della necessità di superare qualsiasi contrapposizione ideologica, oltre che di andare al di là dello steccato che divide clericalismo e anticlericalismo. Di qui nasce la sua proposta di una laicità "leggera", in quanto aperta al dialogo, ma non per questo tale da essere considerata arrendevole, anzi fortemente portatrice di valori. Perché laicità, per Rodotà, deve essere sinonimo di democrazia; qualsiasi volterriano "écrasez l'infame" non può avere senso all'interno di un sistema che promuova pluralismo e diritti, purché i sostenitori di un credo siano disposti a entrare nell'agone pubblico non pretendendo un ruolo di supremazia o di giudizio, ma una posizione paritaria con le altre opinioni. Il messaggio che scaturisce da questo libro è chiaro ed espresso con umanità: i contenuti morali sono all'attenzione di tutti, e la laicità è un metodo, non una sequenza di prescrizioni. Il pluralismo democratico proclamato dal metodo laico è tutt'altro che incline al relativismo morale e riflette la lezione dell'illuminismo liberale. L'autore cita una frase pronunciata da Pier Paolo Pasolini, che nelle intenzioni dello scrittore romano voleva essere una sorta di ammonimento: "I diritti civili sono fondamentalmente i diritti degli altri". Forse da questo scaturisce, per Rodotà, la ragione del carattere indispensabile della laicità. A Benedetto XVI, che parla di relativismo ma condanna il pluralismo, cioè l'essenza del convivere democratico, Rodotà risponde, affermando che si tratta di una confusione concettuale. La "costituzionalizzazione" della persona per l'autore rappresenta lo strumento della tutela dei diritti individuali. Il consenso informato, il testamento biologico e la fecondazione assistita sono tutti tasselli di un progresso legislativo che, in quanto processo di crescita e di maturazione dei diritti individuali, sia capace di indicare la strada di una democrazia, che Rodotà auspica sempre più partecipativa e tale da permettere, grazie anche agli strumenti tecnologici, come internet, e ad istituzioni più trasparenti, di far uscire i cittadini dalla stato di minorità.  

Stefano Rodotà

Perché laico

Laterza (Roma-Bari- 2009)

Pag. 194, 15 euro

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