Lunedì 15 febbraio prossimo, al Teatro Carignano, alle 20,45 ci sarà un evento legato all'anno dell'astronomia appena concluso e non solo: Processo a Galileo, con un cast d'eccezione: Galileo è Marco Travaglio, il Giudice è Giancarlo Caselli, la Pubblica Accusa Ermes Segatti, la Difesa Gianni Vattimo. La regia è di Pietra Selva Nicolicchia, la sceneggiatura è di Laura Salvetti Firpo, responsabile della fondazione Firpo di Torino. Nuova Società l'ha incontrata in vista di questo importante evento.
"Lo spettacolo è già andato in scena a Roma con un enorme successo e vuole essere la ripresa del processo del 1633 a Galileo da parte dell'Inquisizione", ricorda Laura Salvetti Firpo, "Galileo era già stato messo sotto accusa ed interdetto nel 1616 dal cardinale Bellardino, suo nemico amico, che nel 1633 era già morto. Ma aveva continuato a sostenere il sistema copernicano. Nel 1633 l'Inquisizione lo condannò e dovette abiurare".
Una testimonianza storica di un momento cruciale per la storia dell'umanità, della scienza e della religione, ma lo spettacolo non è solo questo. "Il processo si attualizza per vari aspetti alla situazione di oggi. Ci sono anche un paio di riferimenti all'oggi e alle sue tematiche, come il testamento biologico, ed è condotto come un dibattimento vero e proprio. Il pubblico è la giuria, ha in mano due palline, con una assolve Galileo, con l'altra lo condanna. A Roma ci sono stati una cinquantina di voti contro Galileo, malgrado i tempi oggi siano ben diversi".
"Sia l'accusa che la difesa porteranno un testimone ciascuno, l'accusa il cardinale Bellardino (morto all'epoca del processo vero) e la difesa Tommaso Campanella. Lo spettacolo è del resto basato molto sull'Apologia di Galileo di Tommaso Campanella, anche lui perseguitato dall'Inquisizione, torturato, chiuso in prigione per 25 anni, che con Galileo ebbe un intenso scambio epistolare. Tommaso Campanella scrisse la sua Apologia mentre si trovava in prigione. Dopo si rifugiò in esilio in Francia, dove morì".
L'assoluzione o la condanna di Galileo stavolta sono nelle mani del pubblico: nella vita reale Galileo abiurò per poter continuare a vivere, si dovette ritirare in esilio senza poter più comunicare e gli si attribuisce una frase: "Se devo vergognarmi non è per il sistema copernicano, ma per essere stato vigliacco". La teoria copernicana fu accettata dalla Chiesa come scientificamente corretta solo nella seconda metà dell'Ottocento.




Galileo sotto processo a Torino





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