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Leggere e studiare, tutta salute

di Elena Romanello

Umberto Bossi ha dichiarato che la laurea non serve proprio a niente, visto che suo figlio Renzo è riuscito a farsi eleggere lo stesso con un diploma preso dopo sonore bocciature, mentre il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini vuole togliere valore legale alla laurea: ecco, spiace contraddire queste persone, ma oltre alla soddisfazione personale, studiare e leggere sono un'ottima prevenzione contro le malattie degenerative del sistema nervoso, demenza senile in testa.
Uno studio pubblicato sulla rivista "Brain" rivela infatti che ogni anno di scuola in più diminuisce dell'11 per cento il rischio di ritrovarsi affetti da demenza quando si sarà anziani: i ricercatori dell'Università di Cambridge hanno studiato i cervelli di 872 persone che prima di morire avevano compilato questionari sull'istruzione scolastica che avevano ricevuto. Secondo lo studio, persone con livelli di istruzioni diversa possono sviluppare patologie simile, ma le più istruite reagiscono meglio, compensando gli effetti della demenza in modo da non renderla disastrosa.
"Ricerche precedenti hanno dimostrato che non c'è un rapporto 'uno a uno' tra la demenza e i cambiamenti visti nel cervello dopo la morte", ha spiegato Hannah Keage, dell'università inglese di Cambridge, "una persona può mostrare grandi modifiche cerebrali e un'altra piccole, ma entrambe avere la perdita di capacità cognitive. Questo studio dimostra che l'istruzione scolastica può 'insegnare' a sopportare meglio le modifiche cerebrali prima che portino ai sintomi della demenza".
Per cui aiuta l'aver studiato, ma aiuta anche continuare a leggere libri e giornali: attività un po' disprezzate in Italia, dove chi ama leggere, a prescindere dalla generazione a cui appartiene, si sente dare spesso del nullafacente, in particolare se è di sesso femminile, e dove un licenziato con la terza media si sente migliore di un ricercatore universitario solo perché guadagna di più facendo magari il cassiere in un centro commerciale, senza contare come i laureati vengono trattati dalle agenzie per il lavoro e dalle aziende se solo avanzano la pretesa di voler mettere a frutto il loro titolo di studio.
Per cui occorre non stare a sentire queste persone, ma studiare e leggere: è tutta salute, per adesso e per quando si sarà anziani.

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