di Diego Novelli
Rocco Pinto, anche se ancora giovane, è rimasto sulla piazza di Torino l'ultimo esempio dell' antico libraio , che considera il negozio, dove con suoi collaboratori opera , uno spazio magico,come un teatrino dove negli alti scaffali e sui tavoli si muovono tanti personaggi e si raccontano tante storie.
Un osservatorio quieto, dove si vede tutto, dove ogni dato, ogni fatto, si connette con altri, suscita appigli e richiami, alle vicende fuggevoli lontane come quelle vicine,assumendo uno spessore che rivela nel tempo, inaspettati legami. Sì, perché i libri parlano tra di loro, si scambiano conoscenze, amicizie, magari furenti baruffe a distanza di anni e di secoli.
Questo in sintesi il mistero che ho sempre vissuto sin da ragazzo, quattordicenne, nel momento in cui iniziai, sia pure per poco tempo, il mestiere del commesso in una storica libreria Torinese.
Il libraio, a quei tempi, non si limitava a sfogliare cataloghi o a leggere i risvolti di copertina per avere una infarinatura del contenuto, ma leggeva tutte le pagine delle novità che giungevano in negozio, dentro gli scatoloni di cui ci parla Pinto nel suo splendido " Fuori catalogo: storie di libri e librai ".
Da questo libro emerge l'immenso patrimonio di letture fatte dall'autore dietro ai banconi, nelle attese dei clienti, in viaggio, a casa, sui mezzi pubblici. E' un divoratore di libri senza confini, con uno spettro di interessi amplissimo. L'opera di Pinto, sia chiaro, non è una raccolta di recensioni, di schede editoriali, bensì si tratta di un vero, breve, romanzo autobiografico, con un intreccio tra personaggi reali con altri di fantasia, con dolci e romantici racconti di viaggi, amicizie da Venezia alle terre natali del suo Sud.
Con questo bagaglio di letture può ben essere considerato una sorta di psicoterapeuta dei suoi clienti, ai quali, dopo averli ascoltati sui gusti e le passioni, sa consigliare il libro giusto, segnalare con tempismo le "novità" senza attendere " Tutto libri ".
Alla " Torre di Abele ", già libreria Petrini, di Via Pietro Micca ci sono i computer per rintracciare, con due click, i libri richiesti dai clienti. Ma il direttore Rocco Pinto ne fa scarso uso: ha memorizzato tutto il possibile, aiutandosi con il fiuto di un addestrato cane da tartufi. I suoi consigli per gli aficionados della Torre di Abele, fanno testo.
Entrare alla Torre di Abele, incontrare Rocco Pinto, libraio-scrittore è confortante per chi ama i libri. E c'è una grande differenza tra questo spazio magico e le "anonime" immense librerie, tutte eguali, dove giovani smarriti commessi ( tutti precari ) ti guardano e dopo avere consultato il solito computer ti servono il libro che tanto desideravi di acquistare, come un paio di calzini.
Siamo, o non siamo per il " moderno"?