di Franco Berlanda
La crescita folle
La produttività, il nuovo dio
La lingua impura
Il dominio della finanza
La corruzione generale
La fine del giornalismo
L'Italia senza speranza
Giorgio Bocca era stato appena seppellito con le sue ceneri depositate in Valle d'Aosta, in maniera che potessero continuare ad ammirare il Monte Bianco, quando Feltrinelli ha iniziato a diffondere il suo ultimo libro "Grazie No".
Bocca ha voluto ancora una volta indicarci la strada per continuare la sua lotta politica e culturale. Era trascorso quest'ultimo anno, il 2011, dedicato, ed in parte forse sprecato, ai festeggiamenti per il 150. anniversario dell'unità d'Italia. Era però passato invano per la mancata istituzione di una onorificenza in favore degli ex combattenti che avevano servito la patria partecipando alle battaglie per la liberazione, lasciando il timore che il previsto esame parlamentare ancora una volta non avrà esito positivo.
Per Giorgio Bocca, inguaribile cultore dell'interessante stagione partigiana, vale sempre il giudizio che è "l'unica delle nostre storie in cui gli italiani ebbero veramente la libertà di decidere della loro sorte". E Bocca aggiunge: "Mi pare di notare che anche in questi giorni di nazionalismo trionfante ci sia una certa ritrosia a rievocare la guerra partigiana, come un peccato di libertà eccessiva dal potere dei vescovi, del denaro, delle classi".
Questo ultimo anno però gli italiani, in un tripudio di bandiere tricolori, hanno percorso le strade delle loro città millenarie gridando al mondo la loro gioia. Hanno fatto una grande scoperta, hanno scoperto di essere italiani, di essere connazionali di Cavour e di Garibaldi, di Silvio Pellico e di Giosuè Carducci. "Paiono interdetti, stupiti e incerti se plaudire o disconoscere gli altri, i pochi per cui l'essere italiani, l'appartenenza alla nazione italiana è stata la questione principale della loro vita".
Nel libro vengono ricordate le canzoni italiane cantate al Festival di Sanremo, Bella ciao come canzone della Resistenza e Giovinezza come canzone del ventennio fascista. Né l'una né l'altra indicano gli orientamenti democratici e così oggi l'interrogativo sul futuro sembra per il momento non risolto. L'eredità ideale che Giorgio Bocca ci ha lasciato sarà sicuramente utile per le future generazioni che dalla lettura e dallo studio dei suoi libri che coprono l'ultimo secolo, dalla fondazione del Partito Comunista alla fine del regime berlusconiano, trovano un'interpretazione autentica di un giornalista studioso che vale la pena di conoscere.