di Andrea Doi

Davide Mattiello, parlamentare torinese eletto, nel 2013, nelle liste del Partito Democratico, già membro dell’ufficio di presidenza di “Libera” è oggi alla commissione Giustizia e nella commissione interparlamentare Antimafia, ha risposto ad alcune nostre domande sul referendum costituzionale che sta creando un acceso dibattito anche all’interno del suo partito.

Cosa voterà al referendum?

Voterò si, pur avvertendo la ragionevolezza degli argomenti di chi, come il professor Gustavo Zagrebelsky, mette in evidenza storture di metodo e di merito.Ma questa Legislatura è tutta una “stortura“: penso ai motivi che hanno spinto alla rielezione di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica, fatto senza precedenti, penso alla nascita del Governo Letta-Alfano nel 2013, benedetto da PD e PDL come necessario per riformare il Paese e penso alla sentenza della Corte Costituzionale del Gennaio del 2014, che in sostanza dichiarava illegittima una bella fetta di parlamentari, io tra questi. Mi sentii talmente colpito dalla sentenza della Corte, che il mio primo impulso fu quello di dimettermi da parlamentare. Se siamo rimasti e ci siamo fatti tutti carico delle “storture” è proprio perché da tutti era condivisa l’esigenza di usare questa Legislatura per fare due cose: modificare la legge elettorale e modificare la seconda parte della Costituzione per rendere questo Paese più semplice e più stabile.

Cosa non la convince del testo di riforma e cosa invece sì

Io avrei abolito il Senato, potenziando la Conferenza Stato-Regioni, con ciò concentrando senz’altro il potere legislativo nella Camera, evitando così il complicato meccanismo degli art 70 e seguenti sul procedimento legislativo. Il resto e cioè l’interlocuzione prevalente tra Camera e Governo, il potenziamento degli strumenti di democrazia diretta, la riorganizzazione del rapporto tra Stato e Regioni, l’abolizione delle Province e del CNEL, mi sembra che vadano nella direzione giusta

Qual è secondo lei il peso di questo voto e in cosa si lega, politicamente, al voto per la riforma elettorale?

Anche se il bon ton politico suggerisce di non legare riforma della Costituzione e nuova Legge elettorale, tanto che anche la Corte Costituzionale ha rinviato il giudizio, io preferisco tenerle insieme. Spero che la legge elettorale possa essere ancora migliorata, per esempio con i collegi uninominali, ma complessivamente il così detto “combinato disposto” coglie la sfida di questo nostro tempo, che per me sta in quattro parole: Stati Uniti d’Europa. O la nostra generazione sarà in grado di costruire un Repubblica Continentale, capace di stare al mondo, facendo degli Stati nazionali delle “Regioni semplici” di questa Repubblica, o avremo perso e la sconfitta avrà la forma della guerra. La sfida nel 1948 era quella di ricomporre comunità nazionali sbranate internamente dalla brutalità provocata dai totalitarismi. Nel 2016 la sfida è quella di riconoscerci cittadini del Mondo, abolendo progressivamente gli Stati nazionali e la guerra dalla storia.