E adesso tra le promesse c’è anche il salario minimo. Ci pensa il sottosegretario al Lavoro Claudio Cominardi che, nel rispondere alle perplessità sollevate dal senatore del Partito Democratico Mauro Laus, in Commissione Lavoro al Senato, ammette che, introducendo il redditto di cittadinanza c’è chi restando a casa guadagnerebbe la stessa cifra, o anche di più, di chi lavora con diverse tipologie contrattuali.

Quindi una discriminazione che verrebbe, secondo le promesse dell’esponente pentastellato, superata con l’introduzione del salario minimo: tutto questo senza un reale confronto con il governo, senza informare sindacati e aziende.

In Italia più di tre milioni di lavoratori, che non hanno “contratti pirata”, ma che rientrano nel CCNLL, percepiscono a volte molto meno di 750 euro al mese. Di fatto sotto la soglia di povertà, mentre il reddito di cittadinanza assicurerebbe 780 euro.

In molti casi ci troviamo anche di fronte a part time forzati che fruttano al lavoratore solo 330 euro.

Evidente che qualcosa non torna nel ragionamento del governo M5s-Lega se un lavoratore full time percepisse meno di un destinatario del reddito di cittadinanza.

Ed è proprio su questa contraddizione che Cominardi ha lanciato la nuova promessa, di cui non si capisce se il governo ne sia conoscenza. Dalle parole del sottosegretario, riferite in commissione, parrebbe proprio di no, sollevando nuove polemiche.

Polemiche che già incendiamo il dibattito in corso sull’intero impianto del Def, che incontra critica come manovra egoistica che guarda solo al presente e ignorando il futuro.

Infatti basti pensare che sia il reddito di cittadinanza sia la “quota cento” dovrebbero essere garantite per sempre, una condizione che però secondo gli addetti ai lavori non reggerebbe e in più determinerebbe un quadro devastante sulle future generazioni, che sono caratterizzate da una situazione lavorativa, nei fatti, sempre più precaria e flessibile.

Racconta Mauro Laus, componente della Commissione Lavoro al Senato: «Arriva un’altra promessa da parte del governo M5s-Lega. Rispondendo alle mie domande sul Def in Commissione Lavoro al Senato, il sottosegretario Cominardi ha dovuto ammettere che dalla condizione dei 3 milioni di lavoratori che, pur lavorando full time con regolare contratto nazionale di lavoro percepiscono meno di 780 euro, emerge in modo chiaro la necessità di fissare un salario minimo. Sarebbe paradossale che un lavoratore full time percepisse meno di un destinatario del reddito di cittadinanza. Il sottosegretario al Lavoro Cominardi ha quindi promesso che il governo introdurrà il salario minimo, contestualmente al reddito di cittadinanza».

«Quella del salario minimo per tutti, compresi i lavoratori contrattualizzati – prosegue Laus – è una battaglia che combatto da tempo. È la vera questione in campo. Le tante contraddizioni di questo Def stanno venendo a galla. Fissare la soglia di povertà a 780 euro al mese, come fa Di Maio, porta dritti al salario minimo».

«Ma la Lega che dice? L’accordo è stato trovato anche con i sindacati? Noi aspettiamo risposte, con i fatti», conclude Mauro Laus.

All’atto pratico il Def, oltre a ricevere critiche a livello europeo, si dimostra quanto mai nebuloso, confuso nella realizzazione dei suoi ambiziosi obiettivi.