Come aveva annunciato una delle due figlie sui social nessun parente o amico si è presentato per i funerali di Diabolik, per protesta all’obbligo da parte della Questura di Roma di celebrare i funerali all’alba e in forma privata.

Dopo che oggi la famiglia di Fabrizio Piscitelli ha effettuato il riconoscimento, la salma dell’ultrà laziale, assassinato da un killer mercoledì scorso al parco degli Acquedotti, resta all’istituto di medicina legale del policlinico Tor Vergata: finora i familiari non hanno espletato le pratiche per il trasferimento del corpo di Piscitelli. Al momento dunque non ci sono le condizioni per un funerale a stretto giro. Inoltre la famiglia ha fin da subito manifestato la volontà di cremare il corpo di Diabolik.

«Su Roma – spiegano fonti Ama – il cimitero Flaminio è l’unica struttura per la cremazione, ma la famiglia una volta espletate le pratiche può ritenere di cremarlo dove crede’»anche in altre città italiane. Al Flaminio attualmente i tempi per le cremazioni prevedono un’attesa di «tre, quattro giorni»una volta presentata la documentazione. L’iter impone l’ottenimento del nulla osta del magistrato che deve essere vagliato da cimiteri capitolini e validato dall’ufficio stato civile. Dopodiché è possibile cremare un corpo.

Come detto il Questore Carmine Esposito aveva stabilito che oggi alle ore 6, infatti, si sarebbero dovuti svolgere i funerali a porte chiuse. La scelta era dovuta a motivi di ordine pubblico.

I familiari, dal principio, avevano fatto sentire una forte opposizione, rivolgendosi anche al Tar per ottenere una cerimonia pubblica. Respinto il ricorso, i congiunti della vittima hanno esplicitato la loro contrarietà al funerale anche attraverso i profili social, sottolineando che non si sarebbero presentati presso il Cimitero Flaminio, luogo prescelto per la funzione. Ieri pomeriggio vi è stato anche un incontro tra Esposito e la famiglia in cui si sarebbe deciso che, senza la loro presenza in chiesa, la cerimonia di oggi sarebbe stata annullata.