La promessa e la premessa al varo della riforma del decentramento fu: riduciamo il numero delle circoscrizioni e dei coordinatori da sei a quattro garantendo e rafforzando i servizi alla cittadinanza in ogni quartiere e il supporto necessario.

Basta non mantenere questa promessa/premessa per mettere in atto l’omicidio perfetto per  uccidere il decentramento. Come i dieci piccoli indiani: poi otto, poi cinque, poi nessuno ne restò.

In circoscrizione otto il dirigente è a mezzo servizio e si divide tra la direzione della circoscrizione e la responsabilità dei servizi sociali della stessa otto e della uno. Le anagrafi sono ridotte a due da quattro che dovrebbero essere e con i prossimi pensionamenti o le prossime ferie estive il servizio attuale non è affatto garantito. I trasferimenti di personale non vengono rimpiazzati. L’URP (ufficio relazioni con il pubblico) esiste di fatto solo in corso Corsica (“riusciamo a gestire poche telefonate al giorno”). L’attesa per la definizione di un bando o di una manifestazione di interesse è infinita e questo toglie credibilità istituzionale all’ente di prossimità limitando fortemente l’azione sul territorio.  A questo si aggiunge in alcuni casi la conflittualità con l’ente centrale su luoghi che sono di competenza della circoscrizione.

Insomma, così si muore. Come diceva il poeta “lentamente si muore”. Qualcuno preferisce una fantasiosa democrazia partecipata ad una democrazia vera e “partecipabile” con regole certe e uguali per tutti. Sarebbe il caso di preoccuparsi seriamente cominciando con il fare una verifica puntuale degli effetti della riforma del decentramento a due anni dall’attuazione e prima del definitivo passaggio a cinque circoscrizioni.

Dieci poveri negretti

se ne andarono a mangiar:

uno fece indigestione,

solo nove ne restar.

Nove poveri negretti

fino a notte alta vegliar:

uno cadde addormentato,

otto soli ne restar.

Otto poveri negretti

se ne vanno a passeggiar:

uno, ahimè, è rimasto indietro,

solo sette ne restar.

Sette poveri negretti

legna andarono a spaccar:

un di lor s’infranse a mezzo,

e sei soli ne restar.

I sei poveri negretti

giocan con un alvear:

da una vespa uno fu punto,

solo cinque ne restar.

Cinque poveri negretti

un giudizio han da sbrigar:

un lo ferma il tribunale,

quattro soli ne restar.

Quattro poveri negretti

salpan verso l’alto mar:

uno un granchio se lo prende,

e tre soli ne restar.

I tre poveri negretti

allo zoo vollero andar:

uno l’orso ne abbrancò,

e due soli ne restar.

I due poveri negretti

stanno al sole per un po’:

un si fuse come cera

e uno solo ne restò.

Solo, il povero negretto

in un bosco se ne andò:

ad un pino si impiccò,

e nessuno ne restò.