Mi sono chiesta «perché amo così tanto le serie TV?». Razionalmente rispondo che mi aiutano a scandire il tempo. Forse in realtà proietto nelle serie TV quello che vorrei essere in grado di fare io e quello che vorrei sentirmi dire io.
Ma da dove arriva questa mia passione/follia/fissazione? Ho scavato nella memoria e ho pensato alla prima serie TV che ho davvero amato. Che ho guardato come appuntamento fisso, quando la dava quasi di nascosto Rai4. Doctor Who. Credo sia la serie TV più longeva della storia. Nata in Inghilterra più di 50 anni fa ancora affascina il pubblico. Noi, ovviamente l’abbiamo scoperta tardi. Ma ormai lo abbiamo capito, non è mai troppo tardi.
Doctor Who (che ora trovate dalla quinta stagione anche su Netflix) racconta le avventure di un Signore del Tempo, il Dottore. Che scappa dal suo pianeta, Gallifrey a bordo del Tardis, la sua cabina blu (piccola fuori e grande dentro) che gli permette di viaggiare nel tempo e nello spazio. E nei suoi viaggi, sempre accompagnato da una companion, incontra re, regine, pittori… sembra riscrivere la storia. O forse, almeno a me piace pensare sia così, semplicemente la racconta da un punto di vista diverso. Rende più umane vicende che a noi stessi umani non sembrano così tanto umane.
Steven Moffat, uno degli showrunner (sceneggiatori, per i non addetti ai lavori) di Doctor Who e anche di Sherlock in un’intervista ha parlato dei due dicendo «Sherlock è un umano che vuole diventare un dio. Il Dottore è un dio che vuole diventare umano».
Ho trovato così dolce, delicata e perfetta questa definizione.
Il mio Dottore vuole disperatamente essere umano. Nutre una fiducia smisurata nei confronti di noi esseri umani, anche e soprattutto quando meno la meritiamo la sua fiducia!
Doctor Who è una di quelle serie che può insegnare tantissimo. E ci sarebbero tantissimi argomenti da affrontare parlandone. Ho scelto così una puntata. Una singola puntata.
Listen (Ascolta). Stagione 8, episodio 4. Scritto da? Steven Moffat, ovviamente.
Non vi racconto tutto, vi dico solo perché la trovo emblematica dei tempi che viviamo. La puntata si chiama “Ascolta”, una cosa che abbiamo scordato come si fa. Non ascoltiamo più. Troppo presi da altro. Non ascoltiamo nessuno. Non ascoltiamo neanche più noi stessi. E non ascoltiamo il secondo elemento importante di questa puntata, la paura.
Ci dicono che molte cose che accadano oggi siano le risposte alle nostre paure. La paura del diverso, dello straniero. Quando invece basterebbe leggere cosa dice Clara a un Dottore bambino (non vi spiego come lo incontra. Farebbe esplodere il cervello peggio di Sense8, temo) che si nasconde sotto le coperte spaventato da un rumore che non conosce.

So che hai paura, ma avere paura non è sbagliato. Nessuno ti ha mai detto che la paura è un superpotere? La paura può renderti più veloce, più intelligente, più forte. E un giorno tu tornerai in questo granaio e quel giorno tu avrai ancora molta paura, ma andrà tutto bene… perché se sei saggio e molto forte, la paura non ti rende crudele o codardo. La paura ti rende gentile. Non importa se c’è qualcosa sotto al letto o nel buio; basta che tu sappia che va bene se ne hai paura, quindi ascolta. È importante che ascolti quello che sto per dirti: nella vita avrai sempre paura, anche se la nasconderai. La paura è come una compagna, una compagna fedele che è sempre lì. Però è positivo, perché la paura può farci incontrare, può farci arrivare a casa.
La paura ci rende tutti compagni.

Perché è tutto lì, il segreto. Forse è davvero solo lì. Avere il coraggio di ascoltare la nostra paura. Quella vocina che dentro ci dice “scappa!”. Ascoltarla e non ignorarla. Magari parlarci. Dicono “se non puoi uscire dal tunnel, arredalo”. Ecco, magari proviamo a farlo. Anche solo davvero ascoltando quello che abbiamo dentro.
Perché le paure nascono da lontano, vedi per il Dottore. È un bambino spaventato quello cui Clara parla. Sapete spaventato di cosa? Del rumore del Tardis. Quello che un giorno diventerà per intere galassie il suono della salvezza, per il Dottore è un rumore che lo spaventa. Non trovate sia meraviglioso?
Imparando ad ascoltare e permettendoci di avere paura potremo rendere le nostre paure i nostri superpoteri.
Provate a riprendere Doctor Who. Scoprirete la magia delle produzioni inglesi. Ma soprattutto noterete una cosa. Più di cinquant’anni fa hanno deciso di creare un supereroe diverso. Con due cuori, per amare il doppio. Con una cabina blu della polizia come batmobile, per correre in aiuto. Con un cacciavite come bacchetta, per aggiustare. Un supereroe che viaggia nel tempo e nello spazio. Perché abbiamo sempre avuto e sempre avremo bisogno di supereroi.
Basta solo saper ascoltare.