Sei qui
Finanza pubblica: quando il fumo costa più dell’arrosto

Finanza pubblica: quando il fumo costa più dell’arrosto

di Carlo Manacorda

A partire dal 2017, il Comune di Pieve Albignola (PV) riceverà dallo Stato un contributo annuo di 12,29 euro a titolo di compensazione del minor gettito di IMU e TASI previsto dal comma 24 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità 2016). Sempre a questo titolo e sempre annualmente, il Comune di Raiano (AQ) riceverà 13,64 euro, quello di Grottaferrata (Roma) 14,33 euro, di Castrezzato (BS) 18,35 euro, di Cisano Bergamasco (BG) 19,66 euro e così via, con qualche euro in più o decina di euro per un buon numero degli oltre 4 mila comuni beneficiari. Guardando ai comuni piemontesi, sempre allo stesso titolo e ogni anno, Cambiasca (VB) avrà 27,23 euro, Priero (CN) 28,94 euro, Ottiglio (AL) 36,34 euro, Fontanetto Po (VC) 41,77 euro, Ozzano Monferrato (AL) 42,58 euro, Albiano d’Ivrea (TO) 45,86 euro. Seguono gli altri. Per alcuni comuni, le cifre sono anche importanti. Ad esempio Brindisi, con 4,7 milioni di euro. Il totale complessivo di contributi che saranno versati ai comuni per il 2017 per la ragione sopraddetta è di 125,1 milioni di euro.

Queste erogazioni sanano una delle più bizzarre trovate del sistema fiscale nostrano allorché l’ingordigia tributaria dello Stato spinse a tassare non soltanto i fabbricati industriali e gli immobili assimilabili, ma anche i macchinari e gli impianti in essi contenuti. La vicenda è nota come quella degli “imbullonati”, definita subito così tenendo conto che, di norma, macchinari e impianti vengono fissati alle strutture fisse con bulloni. Compresa l’assurdità e l’impraticabilità di questa tassazione per infinite ragioni, si è fatta marcia indietro. Gli “imbullonati” sono stati considerati esenti da tassazione. Ma l’esenzione faceva diminuire le entrate dei comuni per IMU (Imposta municipale propria) e TASI (Tributo per i servizi indivisibili). Di qui le compensazioni stabilite, per il 2017, dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze dell’11 luglio 2017 (G.U. n. 173 del 26.07.2017), così com’era già avvenuto per il 2016.

Qui però non interessa ripercorrere l’insensata storia delle tasse sugli “imbullonati”. Interessa piuttosto riflettere sull’entità delle compensazioni alcune delle quali, di importo irrisorio, sono state anche indicate prima. Chiedersi cioè se il costo che la finanza pubblica sostiene per elargire alcune decine di euro rappresenti un’utilità effettiva per i beneficiari.

E’ di tutta e immediata evidenza che i comuni che riceveranno qualche decina di euro non potranno certo destinarla a chissà quali pianificazioni strategiche. Pagheranno, a mala pena, qualche modesta spesa di funzionamento. Se però si tiene conto di tutte le attività messe in campo per la determinazione delle compensazioni e degli oneri correlati, ne risulta un costo ben superiore a quello degli importi assegnati.

Osservando la questione da un punto di vista complessivo, dimentichiamo il costo del lavoro parlamentare e quello dell’Agenzia delle entrate svolto prima per decidere che gli “imbullonati” dovevano essere tassati, e dopo (benché molti l’avessero subito segnalato) per rendersi conto che si trattava di una scelta infelice. Questo fa parte delle (talora fallimentari) procedure ordinarie della produzione legislativa. Lasciamo anche perdere il lavoro (e le seccature) dei proprietari dei fabbricati industriali per dimostrare a quali impianti non doveva essere applicata la tassazione.

Partiamo dalla decisione legislativa di esentare dalle tasse gli “imbullonati” – tra l’altro presa anche con il concorso della Conferenza Stato-città e autonomie locali (con chissà quante riunioni e quanto impegno) –. Qui incomincia il lavoro degli uffici ministeriali, che segue ancora quello dell’Agenzia delle entrate che deve comunicare i dati che occorrono per la fissazione delle compensazioni. Secondo le regole della corretta gestione economica, alla spesa che lo Stato sosterrà per le compensazioni andrebbero aggiunte le spese del personale impegnato nelle operazioni, quelle delle utenze, dell’uso di macchine, per la predisposizione e pubblicazione del decreto ministeriale e quant’altro. Operando in questa maniera, si accerterebbe il costo reale di ciascuna compensazione. In buona sostanza, si conoscerebbe qual è l’onere totale ed effettivo per la finanza pubblica per erogare 12,29 euro a Pieve Albignola, o 13,64 euro a Raiano o, ancora, 28,94 euro a Priero e via discorrendo.

Contabilizzando così le operazioni, emergerebbe certamente che il “fumo” che circonda un ”arrosto” di qualche euro in più da dare ai comuni costa di gran lunga di più dello stesso “arrosto” che si vuole dare. In presenza di situazioni di questo genere, forse non guasterebbe un ripensamento sulla strada da seguire economicamente più apprezzabile. Certo è che, fin tanto che la pubblica amministrazione non capirà che l’analisi dei costi non è pratica che interessi soltanto le imprese private e che la valutazione del rapporto costo/beneficio va sempre fatta, continuerà la crescita costante delle spese per il suo funzionamento, con modesti benefici per i cittadini. Constatare a consuntivo questi fatti – come abitualmente sono soliti fare i Ministri dell’economia in carica  serve a poco.

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Print this pageEmail this to someoneShare on LinkedIn0

Related posts