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Gli spot non sanano i conti

Gli spot non sanano i conti

di Carlo Manacorda

Che i conti della Città di Torino non navighino in buone acque è ormai fatto notorio. Lo ha certificato anche la Corte dei Conti – Sezione regionale per il controllo del Piemonte con la deliberazione 116/2017. Effettuate le verifiche sul rendiconto finanziario 2015 e sul bilancio preventivo 2016-2018, e accertate le criticità e le non corrette rappresentazioni dei fatti contabili presenti nei due documenti, ha disposto “che l’Amministrazione predisponga un articolato piano di interventi” correttivi delle irregolarità riscontrate. Il piano le dovrà essere trasmesso entro il 30 settembre 2017. Inoltre, l’Amministrazione dovrà inviarle, con cadenza semestrale per il prossimo triennio, una relazione sull’andamento della gestione contabile della Città. In buona sostanza, la Corte dei Conti ha posto l’Amministrazione comunale di Torino in regime di “libertà vigilata”.

Fuori dal Palazzo non è dato, ovviamente, conoscere se fervano i lavori per la predisposizione dell’“articolato piano di interventi” richiesto dalla Corte dei Conti (la scadenza del 30 settembre non è lontana). Sarebbe un interesse legittimo dei cittadini torinesi sapere cosa bolle in pentola, visto che il fuoco della bollitura lo alimentano loro pagando tasse tra le più alte del Paese. Ma per carità! Non ci si aspetti tanto dalle classi politiche, buone a riempirsi la bocca di trasparenza amministrativa, ma non a praticarla. Purtroppo però, le notizie che trapelano hanno piuttosto l’aspetto di spot che di “piani articolati”.

Le cronache di aprile narrano che, per rimettere in quadro i bilanci della Città, si sarebbe applicato il “sistema del budget zero”. Questo metodo di programmazione delle spese (correttamente, budget a base zero) si fonda sulla regola che ogni ciclo di produzione aziendale è un ciclo a sé. Si azzerano tutte le assegnazioni di spesa del passato. Poi si motiva il mantenimento di alcune, oppure si giustificano le nuove. Occorre dire che il metodo del budget a base zero è più un’ipotesi di scuola che un sistema applicabile all’intera gestione di un’azienda. Nessun ente è privo di storia. Fatti del passato ricadono sul presente ed occorre tenerne conto. Né il budget a base zero – semmai indicato per razionalizzare la spesa per un tempo breve – può utilizzarsi qualora si debbano effettuare programmazioni pluriennali. Non sembra, pertanto, metodo applicabile alla gestione di un Comune. L’effetto annuncio c’è comunque stato (tanto che è stato prontamente ripreso dai mezzi d’informazione), ma poi l’ipotesi del budget a base zero sembra tramontata. E lo spot lascia i conti come stanno.

Le cronache di giugno narrano di un piano di potenziamento delle attività di riscossione delle entrate della Città. La Corte dei Conti ha, infatti, evidenziato la quantità rilevante di crediti non riscossi, anch’essa causa del massiccio ricorso alle anticipazioni bancarie per carenza di liquidità. Al piano di potenziamento delle riscossioni è chiamata a contribuire anche la SORIS S.p.A., la Società di riscossione della Città di Torino e della Regione Piemonte. Rispetto a quest’ultima, ci si può chiedere (forsanche ingenuamente): ma se la sua funzione (mission) è proprio quella di riscuotere le tasse e altre entrate del Comune di Torino “con tempestività” “efficienza, efficacia, economicità e trasparenza”, perché ha lasciato che si formasse un arretrato di crediti così rilevante? E il Comune di Torino – che ha il controllo totale della SORIS – è intervenuto con immediatezza chiedendo le ragioni delle mancate riscossioni e sollecitando la sua controllata ad agire?

Il piano dell’Amministrazione comunale per il potenziamento della riscossione descrive adempimenti e formula, genericamente, proposte. Mancano però gli elementi che, di norma, compaiono in simili documenti. Si chiedono 59 persone aggiuntive per provvedere alle incombenze che fanno carico alle aree impegnate nella riscossione, ma non compaiono né il numero di quelle che già oggi vi lavorano, né i loro carichi lavorativi né, infine, il costo da sostenere per le 59 nuove unità (e la relativa copertura).

Neppure si prevedono i tempi degli interventi per il recupero delle entrate già possibili oggi, e di quelli che diventerebbero fattibili con l’incremento delle persone. Non si stabiliscono obiettivi che dimostrino i benefici (finanziari) che deriveranno dall’attuazione del piano rapportandoli ai miglioramenti di bilancio richiesti dalla Corte dei Conti. Non si prevede alcuna relazione informativa sull’andamento dei lavori. Anche il piano di potenziamento della riscossione sembra dunque un annuncio, del quale però sfugge l’incisività sui conti (sembra infatti che i risultati finora ottenuti nella riscossione delle entrate siano piuttosto deludenti rispetto alle previsioni).

Si presume che l’“articolato piano di interventi” atteso dalla Corte dei Conti debba avere contenuti generali e più sostanziosi. Quello sì dovrebbe cominciare a sanare veramente e nel complesso i conti. Lo scopriremo il 30 settembre 2017.

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