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Partecipate dei Comuni: arriva l’ora della doppia verità (forse)

Partecipate dei Comuni: arriva l’ora della doppia verità (forse)

di Carlo Manacorda

In questi giorni, a Roma e a Torino (magari anche in altre città) si parla molto di partecipate dei comuni. Nella Capitale, tiene banco l’ATAC, la società concessionaria del trasporto pubblico di Roma. Azionista unico, il Comune di Roma. Debito accu-mulato, 1,3 miliardi. Anche a Torino, il trasporto pubblico non se la passa meglio. Il Gruppo Trasporti Torinesi (GTT) – società che fa capo alla FCT Holding, la società finanziaria controllata dal Comune di Torino – a fine 2016 aveva debiti per 542 milioni a fronte di un fatturato di 440 milioni.

Ora però si sta avvicinando il 30 settembre 2017, data fatale che dovrebbe illuminare il nebbioso mondo delle partecipate dei comuni da due punti di vista.

I decreti che ora disciplinano la contabilità anche dei comuni (dd. lgs. 118/2011 e 216/2014) stabiliscono che, entro il 30 settembre 2017, i comuni devono sottoporre ai propri Consigli comunali per l’approvazione il bilancio consolidato 2016. Questo bi-lancio prende in considerazione la chiusura dei conti al 31 dicembre 2016. Come avviene nelle holding societarie, con il bilancio consolidato il comune aggrega ai dati economico-patrimoniali del proprio bilancio quelli delle società controllate e partecipate e degli altri organismi che gli sono collegati in qualche maniera. Lo scopo del bilancio consolidato è quello di offrire una rappresentazione unitaria delle condizioni finanziarie, economiche e patrimoniali del comune capofila e del gruppo di soggetti che gli gravitano attorno.

La visione complessiva dei bilanci consolidati 2016 di tutti i comuni italiani (esclusi quelli con meno di 5000 abitanti che sono esonerati dal predisporlo fino al 2018) do-vrebbe finalmente far capire quali sono le condizioni reali della finanza locale. Dovrebbero emergere tutte le magagne contabili rimaste finora nascoste. E’ evidente in-fatti che i buchi che si scoprono oggi nelle partecipate esistevano già anche prima. Ma, senza bilancio consolidato (e con qualche comportamento omertoso), non venivano a galla.

Sempre entro il 30 settembre 2017, anche i comuni devono procedere alla ricognizione straordinaria di tutte le partecipazioni – anche se di minima entità – detenute, di-rettamente o indirettamente, in società. Lo stabilisce l’art. 24 del d. lgs. 175/2016 (te-sto unico in materia di società a partecipazione pubblica). La ricognizione deve indi-care e motivare le partecipazioni che si ha necessità di mantenere – perché la società concorre nello svolgimento delle finalità istituzionali dell’ente –, quelle da alienare e quelle da razionalizzare, secondo quanto previsto dall’art. 20 dello stesso decreto 175 (società prive di dipendenti o con un numero di amministratori superiore ai dipen-denti; società che svolgono attività analoghe ad altre partecipate dallo stesso ente; so-cietà con fatturato inferiore a un milione o in perdita; necessità di contenimento dei costi). Il provvedimento di ricognizione deve essere inviato al Ministero dell’economia e alla Corte dei Conti. Gli enti locali dovranno poi provvedere, an-nualmente, a una ricognizione ordinaria delle partecipazioni prevedendo, anche in questo caso, il mantenimento, l’alienazione, la soppressione o gli interventi di razio-nalizzazione nei termini indicati dal citato art. 20 del d. lgs. 175/2017.

Considerato il fallimento (sebbene soltanto parziale) dei precedenti tentativi di pro-cedere alla ricognizione delle partecipate degli enti locali ora, al riguardo, si vuole vedere chiaro. Il fallimento precedente lo ha denunciato la Corte dei Conti con la de-liberazione della Sezione autonomie n. 27/2016. La Corte ha potuto controllare i bi-lanci soltanto di 4.217 partecipate, mentre sono mancati all’appello quelli di altre 2.964. Ma la stessa Corte dice che questi numeri sono comunque approssimativi, con-tinuando a restare ignota l’effettiva consistenza delle partecipate dei comuni. In ogni caso, dai bilanci delle società che la Corte dei Conti ha potuto controllare emergono perdite in 937 casi, per complessivi 736,8 milioni di euro (Piemonte: 76 enti in perdi-ta, per 86,1 milioni). Va da sé che le perdite sono ripianate a carico dei bilanci dei co-muni partecipanti.

Onde evitare un nuovo fallimento, la stessa Corte dei Conti ha emanato specifiche “linee di indirizzo” in merito alla ricognizione cui devono provvedere i comuni e gli altri enti locali (delib. 19 del 19 luglio 2017). Forte della disposizione dell’art. 24 del d. lgs. 175/2017, e tenendo anche conto delle sanzioni previste per chi non procede alle ricognizioni, indica, analiticamente, gli elementi che la ricognizione deve contemplare.

La mancata adozione tanto del bilancio consolidato quanto della ricognizione straordinaria delle partecipate comporta conseguenze a carico del comune inadem-piente: blocco delle assunzioni di personale e impedimento all’esercizio dei diritti so-ciali nei confronti delle partecipate.

Sembra dunque che, per le partecipate dei comuni, al 30 settembre arrivi l’ora di una doppia verità. Quella sul loro “stato di salute” economico e finanziario e quella sul loro numero. La prima potrebbe anche avere conseguenze molto amare sui bilanci dei comuni capofila. I loro conti (spesso già traballanti) potrebbero saltare completamente. Si vedrà se, sulla seconda, avranno effetto le linee di indirizzo della Corte dei Conti. Ma, guardando al passato, i dubbi sui risultati restano forti.

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