Ci fu chi disse che è troppo pericoloso sfidare la cattiva sorte sicchè quel maledetto film francese non andava proiettato. Forse, allora, non fu semplicemente un caso se "La capra", con Depardieu protagonista e dove si raccontava di una storia sfigatissima dalla prima scena all'ultima venne tolto immediatamente dalla circolazione in tutte le sale d'Europa. Ci furono coloro che se la presero con il diavolo e con i suoi "sacerdoti" contemporanei.
Erano, quelli, i giorni un cui la Torino Magica aveva deciso di svelarsi agli occhi del mondo, un poco per ridersi addosso ma anche con un pizzico di seriosa compiacenza, per ciò che si diceva che fosse: il vertice del triangolo esoterico. Così, in città, per una settimana erano stati previsti rituali e manifestazioni celebrative in nome dell'occulto. Si disse, poi, che la notte precedente al fatto un piccolo esercito di satanisti francesi avesse compiuto un rito sacrificale, nottetempo, nel parco della Regina sgozzando una povera capra. E mentre il fumo saliva ancora, dopo ore dall'inizio dell'incendio, dal cielo cominciò a scendere la neve. Quasi che una mano misericordiosa volesse ricoprire quel piccolo cimitero all'aperto con un mantello pietoso. Ma fu tutto inutile perché Torino avrebbe mai più dimenticato quelle sessantaquattro vittime, morte bruciate vive o per soffocamento, di una tragedia epocale.
Quella del cinema Statuto, una sala di seconda visione in via Cibrario dove, ora, verrà scoperto un cippo alla memoria con sopra scritta quella data: 13 febbraio 1983. Tra i tanti e troppi, il corpo di un bimbo. Aveva cinque anni. Il più adulto dei morti ne doveva ancora compiere cinquanta. Un'ecatombe, certamente. Ma anche un sacrificio umano perché le cose, da quel momento, non dovessero essere più così. Fu proprio, infatti, la tragedia dello Statuto a dare il via, in maniera potente e prepotente, alla bonifica di tutti i locali pubblici d'Italia perché venissero totalmente rivisitati a norma di legge ance sotto il profilo dell'abitabilità.
E Raimondo Coppella, il proprietario del cinema ridotto dalle fiamme a un forno crematorio, fu un primo a pagare il conto salato alla noncuranza, Poco, comunque, rispetto allo strazio dei vivi. Ho rivisto, poco tempo fa, Cristina. Una ex fidanzatina di allora che, in quel rogo, aveva perso il fratello Maria Maurizio. Ora è una donna adulta, madre e compagna. Quando la conobbi, non era trascorso molto tempo dalla tragedia, il suo bel sorriso era sempre inquinato da una dolorosa piega della bocca e il suo sguardo era traversato da un'ombra cupa. Quella piega e quell'ombra che ho rivisto, intatte, adesso. Ventisette anni dopo.




La capra, il diavolo e la neve





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