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Il mio partito

di Battista Gardoncini

Sono di sinistra, e me ne vanto. Ma il tempo passa, e continuo a non trovare quello che cerco: un partito che mi rappresenti senza farmi troppo soffrire. Non è necessario che sia grande, perché non ho mai condiviso la vocazione maggioritaria che ha portato il PD al disastro. Però lo vorrei serio, attento a quel che accade al di fuori degli angusti confini italiani, e guidato da persone non disposte a barattare la coerenza della linea politica con il primo assessorato disponibile.
Nel dettaglio.
Vorrei un partito che dica chiaramente che non è possibile scendere a patti con Berlusconi. Non per odio ideologico nei suoi confronti, ma perchè sta portando il paese in una direzione sbagliata. Sul piano internazionale il nostro primo ministro dimostra una totale incomprensione di quello che sta accadendo nel mondo globalizzato e una preoccupante tendenza a schierarsi a fianco dei peggiori. Sul piano interno sta demolendo non soltanto le basi dello stato sociale, ma anche le più elementari forme di controllo democratico del potere. Per di più lo fa in modo confuso, senza rendersi conto che le ricette neoliberiste sono vecchie, inadatte a fronteggiare i problemi e potenzialmente in grado di crearne di nuovi. Le tensioni e i conflitti che da sempre accompagnano il massicco ricorso a strumenti di "deregulation" sono esattamente il contrario di quello che serve oggi.
Vorrei un partito che fosse propositivo, e saldamente ancorato a una visione del mondo propria della sinistra. Che a differenza di tanti non ritengo superata nel suo assunto fondamentale: gli uomini nascono uguali, ma questa uguaglianza è continuamente messa in discussione nel loro vivere sociale. Per questo servono contrappesi e garanzie. Per fare qualche esempio, una scuola pubblica di livello adeguato, un servizio sanitario pubblico di qualità, un efficiente sistema pensionistico pubblico. L'elenco potrebbe continuare con i trasporti, le reti di telecomunicazioni, l'acqua. E ogni volta ricorrerebbe l'aggettivo "pubblico", oggi ritenuto dai più sinonimo di inefficienza e spreco. Bene, io vorrei che questo partito ribadisse con orgoglio, in ogni possibile occasione, che il "pubblico" non può essere gettato via come acqua sporca. Può e deve convivere con quel "privato" che oggi viene ossessivamente riproposto come l'unica risposta possibile ai mali del sistema. Ma chi sono i veri privati in una Italia dove il sistema industriale e le banche considerano assolutamente naturale privatizzare gli utili e socializzare le perdite?
Vorrei un partito che avesse una idea forte dello stato. Uno stato forte non significa uno stato autoritario, ma consapevole del proprio ruolo, nel pieno rispetto dei diritti dei cittadini e delle regole del gioco, che dai tempi di Montesquieu si basano sull'equilibrio dei poteri. Oggi purtroppo la tentazione di far saltare questo equilibrio non è soltanto di Berlusconi. C'e' per fortuna una parte della maggioranza che non è d'accordo con lui. Ma c'è anche una parte della minoranza che ne condivide l' insofferenza verso i poteri di controllo, primo fra tutti quello giudiziario. Non si spiegano diversamente l'opacità di qualche recente scelta parlamentare, le reticenze di alcuni, le prese di posizione per molti versi incomprensibili di altri. E a proposito di giustizia, vorrei un partito che la smettesse di rincorrere la destra sul tema della sicurezza. Che è ovviamente importante, ma non può essere affrontato e risolto al di fuori di un discorso più generale sulle ingiustizie sociali. E' più grave un furto o una evasione fiscale? Una truffa o un falso in bilancio? Un lavavetri clandestino all'incrocio o un delinquente italiano che non va in galera perchè può pagarsi gli avvocati giusti e in qualche caso anche i giudici?
Vorrei un partito che non considerasse i potenziali elettori dei perfetti imbecilli da abbindolare con slogan, ipocrisie o vuoti giri di parole. Un esempio soltanto, su un tema che per me è fondamentale: la pace e la guerra. Ovunque ci siano italiani in armi che uccidono e vengono uccisi c'è una guerra, non una missione di pace. Forse giusta, ma pur sempre guerra.
Vorrei un partito attento ai temi dell'ambiente, oggi più che mai connessi con quelli dell'energia. L'energia pulita, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche e tecnologiche, non passa attraverso la fissione nucleare. Allo stesso modo, nessuno riuscirà mai a convincermi che un treno veloce inserito in una rete di trasporto europea possa danneggiare un paese che trasporta quasi tutte le merci su gomma, intasando strade e autostrade e avvelenando la sua aria. E a proposito di Europa, vorrei un partito che ci credesse davvero, e lo dimostrasse non mandando a Bruxelles soltanto le mezze calzette e i trombati delle elezioni nazionali.
Infine, vorrei un partito insieme agile e strutturato. Agile nell'azione, nella gestione della vita democratica interna e nelle trattative con le altre forze politiche in campo, che dovrebbero avere al centro non i posti da occupare, ma le cose da fare insieme. E strutturato, perchè in queste trattative le idee non vengano stravolte, e gli obiettivi politici dimenticati. E' la chiarezza, infatti, la condizione necessaria per riconquistare alla politica quell'enorme bacino di elettori, per lo più giovani, che oggi se ne sta ai margini non per disinteresse, ma per disgusto.

www.battistagardoncini.com

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