«La Lega contro la cultura? Il fatto è che loro badano poco a quel tema, il che forse non è neppure un male. Poi conta quel loro essere espressione di una forte carica popolare, una cosa unica oggi in Italia. Non è un partito di intellettuali e in certe circostanze credo ci viva come ci vive il popolo: distanti, spocchiosi, lontani. Forse nemici, quasi come i magistrati. Le liti sul dialetto e sulla lingua nazionale? Bossi, ad esempio parla sempre in italiano: è un falso problema e forse noi intellettuali ce lo meritiamo un po'».
Questa illuminante dichiarazione, apparsa su "La Repubblica" del 13 marzo, in un bel reportage di Ettore Boffano, è del professor Claudio Marazzini, docente alla facoltà di lettere all'università di Vercelli, cattedra di linguistica.
L'ho definita "illuminante" non per l'acutezza e l'intelligenza, ma semplicemente perché ci "illumina" sulla profondità del degrado a cui è giunta la "cultura" leghista, corrompendo le coscienze di larghi settori della società italiana, soprattutto nel nord, ma in fase di estensione nelle regioni centrali coinvolgendo non solo le fasce popolari. Vale la pena a questo riguardo leggere il libro di Stefanini "Avanti Po!" edito dal Saggiatore.
Ma questo educatore (un insegnante tanto più universitario dovrebbe avere anche questo compito e questa responsabilità nel formare i nostri giovani) non ha mai sentito o letto le mostruosità, da un punto di vista civile, che i vari dirigenti della Lega, vanno da anni elargendo?
Da Bossi, che parlerà italiano (anche se infarcisce i suoi comizi di battute e minacce in dialetto lombardo), ma che con il tricolore si vuole pulire il culo, ai vari Gentilini, Calderoli, Salvini, Castelli, Tosi, Cota, Borghezio, etc.
Che il partito della Lega in certe circostanze consideri, come il popolo, gli intellettuali "distanti, spocchiosi, lontani, forse nemici", non è che depone a suo favore.
Un partito serio anziché seminare odio, razzismo, xenofobia, sfruttando un malcontento esistente per raccattare voti, dovrebbe svolgere un'azione educativa, pedagogica (perché no?) formativa, invitando i suoi militanti e i suoi elettori a informarsi, leggere, istruirsi.
Antonio Gramsci rivolgendosi agli operai di Torino diceva sempre: «Istruirsi, istruirsi e ancora istruirsi».
Visto che il professor Marazzini è pure collaboratore di "Famiglia Cristiana", lo legge il settimanale su cui scrive, visto che questo giornale predica la solidarietà, l'amore per il prossimo, l'essenza della fede cristiana ispirata dai Vangeli? Ciò che pensa il popolo, caro professor Marazzini, non è il Verbo. Assecondare gli istinti primordiali che albergano nelle viscere di ogni essere umano è semplicemente delittuoso.
È compito della cultura, delle classi dirigenti (non dominanti!) senza spocchia, magari con un po' di umiltà, favorire la crescita civile prima ancora che intellettuale del popolo. Ciò al fine che le reazioni istintive, emotive, che partono dalla pancia, siano filtrate dal cervello, dalla ragione, dal pensiero.
La Lega che il professor Marazzini vede con tanta indulgenza, se non con simpatia, rappresenta oggi in Italia, il peggio che si possa immaginare.
È l'esaltazione dell'individualismo più sfrenato, dell'egoismo, dell'intolleranza, del gretto "particulare".
Non c'entra niente, sia chiaro, la disputa tra sinistra e destra. La Lega è fuori campo.
Ciò non impedisce (e sarebbe sciocco negarlo) che possono esserci degli onesti amministratori a livello locale.
Ma se questa "brava gente" vieta l'iscrizione alle scuole materne ai bambini appartenenti a famiglie che praticano una fede diversa da quella cristiana, come la mettiamo?
Oppure fanno orinare i maiali sul terreno destinato alla costruzione di una piccola moschea?
Oppure chiedono la separazione sui mezzi pubblici tra i milanesi e gli extracomunitari?
Oppure disinfettano le vetture ferroviarie frequentate da donne di colore?
Oppure vorrebbero che la marina italiana usasse le mitragliatrici per fermare i gommoni nel Mediterraneo?
Oppure incendiano i pagliericci su cui dormono i senzatetto sotto i ponti della Dora a Torino?
E potremmo continuare all'infinito.
Quale messaggio di civiltà hanno trasmesso in questi anni i leghisti al popolo italiano?
Il nostro Paese caro professor Marazzini non ha bisogno di nuovi barbari.




Un simpatizzante dei barbari all'università di Vercelli





Commenti