NuovaSocietà

Friday, Jul 30th

Ultimi aggiornamenti:02:33:37 PM GMT

Sei qui: Editoriali Due amori, due città

Due amori, due città

di Marco Bernardini

Dal "Civitade" di Sant'Agostino: "Due amori fecero due città. Non con il rumore del corpo, ma con il suono del cuore". La frase del santo il quale, prima della sua conversione, fu libertino e peccatore al pari del suo "collega" Francesco mi pare si adatti perfettamente alla storia di cronaca, soltanto in apparenza minimalista, che ha provveduto in queste ore a legare Treviso con Asti. Probabilmente, almeno così mi piace pensare, non è frutto della pura casualità se la location di questa vicenda moralmente esemplare è una pizzeria che porta il nome del celebre e succitato sant'uomo.
Qui, dove una bimba down era stata insultata pesantemente da persone le quali non dovrebbero avere alcun diritto di parola e di azione, lavoreranno come camerieri alcuni ragazzi con i quali la natura, nell'istante della loro venuta al mondo, doveva essere distratta. Non sono dei novellini, in quanto a professionalità specifica. Uno di loro, Nicolò, è addirittura maestro nell'arte della pizza. Arrivano da Asti, appunto, città nella quale ho avuto modo di vederli all'opera tra i tavoli del ristorante Tacabanda. Mi ci portò, tempo fa, quel grande di Paolo Conte con il quale avevo programmato un incontro-intervista. "Vieni che ti faccio vedere come, in questo mondo lacerato da mille problemi, talvolta basti veramente poco per riconciliarsi con l'imperfezione umana", mi disse. Finimmo, dunque, in quel locale dove la "diversità" aveva il suono dolce e suggestivo delle stesse poesie che l'avvocato astigiano sa mettere in musica. Non so se i ragazzi che arriveranno a Treviso saranno gli stessi che ho visto impegnati in un lavoro altamente terapeutico nel ristorante piemontese. Il tourn over adottato dai gestori del Tacabanda è volutamente e saggiamente vorticoso.
Invece so perfettamente che i "nuovi camerieri" ingaggiati, come risposta contro una certa villania priva di scusanti, dal proprietario del Sant'Agostino non avranno nulla da invidiare a coloro che li hanno preceduti e che poi torneranno al loro posto una volta terminato l'esperimento socialmente utile. Al signor Catello Villani, comunque, mi permetto di dare un piccolo suggerimento affinchè trovi la voglia e il coraggio di operare nel tempo seguendo la traccia di questa operazione che non deve possedere né una connotazione buonista e meno che meno una finalità reclamistica. E' noto quanto, homo homini lupus, certa gente abbia la esecrabile vocazione a sporcare ogni cosa con la quale viene a contatto e addirittura provi gusto nell'indicare il male laddove vi è soltanto bene. Sicchè, evitando l'una tantum e stabilendo la regola del "down" nella sala del Sant'Agostino, il gemellaggio tra Asti e Treviso diventerà la bandiera di uno di quei piccoli messaggi che, talvolta, riescono a rendere grande e apprezzabile il nostro stare su questo mondo. Breve annotazione finale, ma importante: gli avventori usciranno dal Sant'Agosino con animo leggero e felice proprio come quelli del Tacabanda. Provare per crederci.

Commenti

Mostra/Nascondi modulo commento.