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Cielo fosco sul Vaticano

di Vittorino Merinas

Penserà papa Ratzinger a quanto avrebbero potuto essere felici i suoi ultimi anni nel diffuso sentore di libri in una quieta biblioteca? Il papato, si sa, è sempre accolto come una croce, ma probabilmente con la segreta speranza di stazioni più riposanti di quelle della via crucis del Capo. Se l'ha sperato, ormai deve ricredersi: il barometro è sempre al brutto e non accenna a migliorare, anzi. Lefebvriani perdonati e più peccatori di prima, vescovi che bofonchiano, solitudine nella sua attività pastorale, contrapposizioni tra organismi dell'amministrazione ecclesiastica, prese di posizione contrastanti in seno alla CEI, preti manutengoli, coristi lenoni, 'Gentiluomini' in galera, Bertolaso 'ringraziato' pur sulla graticola... Ed ora il vortice della pedofilia su una chiesa che, educatrice all'amore puro per missione, si rivela infarcita di pseudoeducatori moralmente putridi.

"Si rivela", non: 'si scopre'. Le autorità gerarchiche, infatti, sapevano, coprivano e spostavano i pedofili da un posto all'altro, incuranti del contagio, preoccupate solo che non si accendessero le luci su un ben noto flagello. Santa fin che può coprire, la chiesa si confessa peccatrice quando ogni altra difesa è impraticabile.

Sperava che con gli scandali emersi negli Stati Uniti, che si era tentato di risolvere entro le sacre mura, fosse tutto finito. Invece seguirono l'Olanda, l'Austria col cardinale di Vienna costretto a dimettersi per aver abusato di seminaristi, l'Irlanda, dove le violenze, sessuali e non, sui minori in istituti religiosi erano sistema e sono venute alla luce solo ad opera di commissioni governative. Ora è la volta della Germania, dove sono anche coinvolti il coro un tempo diretto da Georg Ratzinger e la diocesi che fu guidata dal pontefice, Monaco. E l'Italia? Immune? Si sa che non è così. Qualche processo, nel silenzio, è in corso, mentre altri casi sono scomparsi del tutto dall'orizzonte informativo. L'ombra del Vaticano copre la penisola e la benevolenza interessata d'uno Stato tiepidamente laico non viene mai meno.

Per quanto la pedofilia sia un delitto a sé e particolarmente odioso, esso si inserisce nel più ampio problema della sessualità del clero. Il celibato imposto come condizione per l'accesso al sacerdozio, gioca, lo si ammetta o no, un ruolo indubitabile nella perversione sessuale che contagia un numero non trascurabile di membri del clero cattolico. Il celibato non ha nulla a che vedere col sacerdozio né è quella gemma che lo impreziosirebbe, come si proclama. E' piuttosto una croce che un'istituzione, la quale sproloquia di 'legge naturale' e di 'santità della famiglia', scaglia su spalle spesso inconsce e riluttanti e che cadrà pezzo a pezzo lungo il percorso di povere infelici vite. Se i preti che in un modo o nell'altro praticano una sessualità fedele o randagia, gioiosa o triste si rivelassero, al Vaticano non resterebbe che cassare il celibato o chiudere molte, troppe sacrestie. Dalla chiesa cattolica orientale, in cui ci sarà pure del clero peccatore, libero, però, di rifiutare la perla del celibato per una vita affettiva e sessuale serena ed equilibratrice, non giungono notizie drammatiche come quelle che stanno sconvolgendo l'area cattolica latina. Da un sacerdozio libero di scegliere la gemma del celibato o la più modesta realtà della famiglia, scaturirebbero serenità per i preti stessi, tranquillità per chi li circonda ed una pastorale più vera ed umana.

La situazione della chiesa cattolica oggi è drammatica e corrosiva della fiducia, forse più tradizionale che meritata, in essa riposta. Non la risolveranno i lai, i rammarichi e la rabbia, tardivi e spesso ipocriti, che provengono dai suoi piani alti e, probabilmente, neppure chi oggi li occupa. Il cardinal Bertone si augura che questa sia un'occasione di conversione in vista di una fede più grande. Parole stereotipe e fuori luogo. Si tratta di rivoluzionare una struttura arcaica fondata sul clericalismo. "Il modello di una chiesa onnipotente sta per affondare. Emerge un nuovo modello, nel quale cerchiamo di dare sempre maggiore responsabilità ai laici", dichiara il vicario episcopale di Dublino. Sembrano parole nuove, ma hanno cinquant'anni: concilio Vaticano II! La chiesa non è una faccenda del clero. La 'gerarchia' deve ricollocarsi nel popolo di Dio non più gregge. Vescovi scelti dalle comunità e non cooptati per prosternazione ed omologazione. Amministrazione e azione pastorale comunitaria e trasparente. Oggi può recuperare attenzione e fiducia una chiesa umile, fraterna e rispettosa dei diversi da sé, non orgogliosa detentrice di verità assolute in cui imbrigliare i suoi e l'umanità intera, né guidata da una corte orientaleggiante dove un uomo, circondato da 'gentiluomini' di non sempre specchiata moralità, appare, contro voglia?, più spesso come Cristo che non come un suo modesto servitore.

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