NuovaSocietà

Friday, Jul 30th

Ultimi aggiornamenti:02:33:37 PM GMT

Sei qui: Editoriali Se lavorare stanca non poterlo fare uccide

Se lavorare stanca non poterlo fare uccide

di Marco Bernardini

Finalmente un poco di sole ad annunciare, timidamente, che tra poco sarà primavera. Ne abbiamo tutti un grande bisogno. Il freddo di un inverno che pareva infinito coniugandosi con il gelo interiore provocato da una quotidianità sempre più buia sta veramente rischiando di ridurci ad un popolo di zombi frastornati e impauriti. Snoccioliamo, giorno dopo giorno, i grani di un rosario da fine del mondo.
E' terribile pensare che il telefono di un call center, per esempio, squilli ogni venti minuti per segnalare all'operatore la voce di un disperato sedotto dall'insano desiderio di farla finita perché le circostanze di una crisi globale lo fanno sentire socialmente e produttivamente inutile. E' terrificante leggere di una madre che uccide il figlio appena nato per il timore di essere privata del suo lavoro precario. E' mostruoso dover prendere atto che il numero di giovani finiti nella rete della depressione, della droga, dell'alcool sta aumentando in maniera esponenziale e inversamente proporzionale alla possibilità per questi nostri ragazzi di trovare un'occupazione almeno accettabile.
E' avvilente dover registrare la crescita di un esercito dolente come quello dei nuovi poveri che vivono a lume di candela perché non riescono più a pagare la bolletta della luce o che, addirittura, si trovano in mezzo a una strada perché sfrattati. Sono le punte di un iceberg che affiorano da questo mare in tempesta nel quale ci siamo improvvisamente trovati, quasi senza preavviso, dopo aver vissuto la grande illusione di un benessere ritenuto illusoriamente eterno per intercessione di chissà quale santo.
E alla base di tutto questo caos calmo c'è, come denominatore comune, un autentico paradosso. La presa di coscienza rispetto ad una grande menzogna intellettuale. Non è dunque vero che lavorare stanca, semmai è il non poterlo più fare che uccide. E di questo a pagarne il prezzo più alto, anche soltanto a livello morale, sono proprio le persone per le quali il concetto di fatica e di operosità è sempre stato alla base come regola principale per ciascuna famiglia e non solo per il rispetto al primo articolo della nostra Costituzione.
Ma la cosa più agghiacciante è ancora un'altra. La sfacciataggine di un certo Sistema Italia che finge di non accorgersi di tutto ciò che accade al "suo popolo sovrano" e che pare vivere e operare su di un altro pianeta dove le priorità sono determinate da guerre a colpi di calunnie, da intrighi di stampo bizantino, da colpi bassi tipici di una politica macellaia, da discussioni sul sesso degli angeli con o senza il burqua, da autoreferenzialismi assolutamente estranei alla gente la quale si sente ogni giorno sempre più sola e abbandonata.
E allora, alla ricerca di un poco di luce e di calore, accade che ci aggrappiamo alle funi più diverse e strane. Alla voce di un poeta come Tonino Guerra, per esempio, il quale dall'alto dei suoi novant'anni suggerisce tenacemente la pratica dell'ottimismo. Oppure alle imprese canadesi di Gianmaria Dal Maistro, olimpionico ipovedente di Schio, e della sua "guida" Tommaso Balasso i quali con i loro bronzi par olimpici hanno riscattato le magre della pattuglia veneta a Vancouver. Piccoli raggi di sole alfieri della primavera che verrà. Se verrà.

Commenti

Mostra/Nascondi modulo commento.