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Sobrietà, nuovo strumento di consenso

di Roberta Covelli

Sia chiaro: non rimpiango "l'estate del kapò" o il "cucù alla Merkel" e nemmeno posso confidare molto in un partito che è in grado di farsi sottrarre qualche manciata di milioni di euro senza neppure accorgersene (perché nessuno lesse il bilancio di Lusi, esattamente come, scrivevo una settimana fa, nessuno si informa in genere sui provvedimenti che vota). Ma questo governo continua a non convincermi.

Perché, come non mi sembrava giusto diffidare da Berlusconi solo perché era un signore con i tacchi, i capelli rifatti e la maschera di cerone, così non mi basta la sobrietà esibita o la provenienza dall'insegnamento alla Bocconi per rassicurarmi che tanta competenza e moderazione di questo governo siano proprio al servizio di tutti.

Un governo questo che si sente ormai investito dalla missione, imposta dall'emergenza o dall'Europa, di un nuovo modello di welfare, che trascuri le osservazioni dei rappresentanti dei lavoratori, e che getta volutamente sassi nello stagno, dall'abolizione dell'articolo 18 alla monotonia del posto fisso, per verificare a che punto stia il livello di assuefazione al sacrificio che il Paese può sopportare.

E che, recitando la parte di chi, non avendo (pare) interessi elettorali, non vuole utilizzare la propaganda, dimostra di farne invero buon uso se un sito istituzionale ospita volentieri "estratti delle mail" che cittadini osannanti inviano personalmente a Mario Monti.

E così, tra bimbe di due anni e mezzo che cominciano già a chiamare il premier "nonno Mario", si evidenzia l'antico vizio, che già Piero Gobetti criticava, parlando del Mussolinismo come di "un risultato assai più grave del fascismo stesso perché ha confermato nel popolo l'abito cortigiano, lo scarso senso della propria responsabilità, il vezzo di attendere dal duce, dal domatore, dal deus ex machina la propria salvezza."

Dovremmo imparare a diffidare, dopo tutte le dittature della storia, da chi non riesce a confrontarsi con i cittadini (e, non ultimi, con i lavoratori), giustificando il proprio operato con il ricorso ad entità astratte, quando non la Provvidenza o la Dea Ragione, l'Unione Europea.

Non basta un dettame dall'alto per assicurare la giustezza di un provvedimento, servono invece il confronto, il dibattito, l'analisi. Per evitare che, per l'ennesima volta nella nostra storia, l'autorevolezza, dopo essere diventata autorità, si trasformi in autoritarismo.

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