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Vissuti sopra le possibilità

di Vittorino Merinas

Nel corso di questa crisi economica si è sviluppata una fraseologia di intelligenza e serietà modeste con cui si è tentato di coprirne le vere cause e responsabilità. "Siamo vissuti al di sopra delle nostre possibilità, tutti dobbiamo accettare i sacrifici, i giovani sono bamboccioni famiglia-dipendenti, attaccati alle gonne materne, fannulloni che rifiutano impieghi se non adeguati ai loro titoli di studio, incapaci di inventarsi un lavoro, amanti la monotonia del posto fisso anziché una gratificante mobilità..." Espressioni che da tempo si rincorrono per addossare a tutti e in particolare ai giovani le ragioni di una precarietà economica e lavorativa ben diversamente complesse a livello internazionale e aggravate da politiche irresponsabili dovute ad interessi partitici e personali a livello italiano.

Curioso e sorprendente che queste accuse siano pronunciate da chi neppure lontanamente sa che cosa siano e producano salari inadeguati, incertezza, mancanza o difficoltà a trovar lavoro per chi ha carichi familiari, l'umiliazione di questuare dai genitori o sedersi a mense della carità... Accuse in bocca di chi, grazie al cervello e alla fortuna che nessuno può darsi da sé, il posto fisso ce l'ha e ben retribuito né disdegna di procurarlo anche alla propria prole. Espressioni che oltre a non cancellare i problemi né indicarne le soluzioni, manifestano poca sensibilità in chi le pronuncia e umiliano gli incolpevoli cui sono rivolte. In aggiunta al disagio economico le beffe e la ferita morale.

Oltre che falso e idiota affermare che tutti negli anni passati si siano dati ad una vita godereccia e spendacciona. Le vacche grasse non sono mai state per tutti. Chi oggi soffre, anche prima viveva nei limiti del necessario e sudava per produrre una torta di cui gustava solo le briciole. Far pagare a costoro per chi si spartiva e si spartisce la torta è disonesto, come lo è equiparare nelle tasse i disuguali nella distribuzione della ricchezza.

Finora il governo salva-Paese non ha affrontato il riequilibrio dei conti pubblici con l'equità promessa. Si attende che la stabilisca con i proventi degli interventi in corso nelle zone oscure di economia e finanza. Per ora i grandi patrimoni restano intonsi. Lungo reperirli e poi son pochi. Meglio arraffare da borsellini e salvadanai rintracciabili e tanti. I poveracci sono abituati ad arrabattarsi! Il lavoro?. Lo si crea modernizzandolo. Mobilità in entrata ed uscita e articolo 18 depennato! Via diritti arcaici che allontanano gli investitori! L'importante è che sia fermo e stabile il padrone, detentore d'ogni diritto cui nulla si deve chiedere. A quando il marchionnismo perfetto già previsto dal precedente governo? Infine, il lavoro fisso è vecchiume, ma non i superemolumenti di boiardi, manager e combriccola, pur se irragionevoli, offesa alla povertà dilagante e alla tanto celebrata itala solidarietà.

E la chiesa? E' in stato confusionale. Molta gerarchia si è accodata al "si è vissuto sopra le possibilità". Tutti hanno scialato! Chi, invece, nella chiesa contatta quotidianamente le difficoltà della gente comune, ha condannato un risanamento che grava su chi di scialare neppure conosce il termine. Costoro diventano le mani operanti della solidarietà e fraternità evangelica, la cui benemerenza si riversa anche su una gerarchia resa muta dai suoi intrallazzi politici. Essa non solo non ha saputo investire qualcosa della 'sua' ricchezza in quest'azione, ma ha difeso e trattenuto avidamente le tasse inevase. Doveva essere stimolo di solidarietà agli intoccabili. Non è stata all'altezza. Oggi subisce l'umiliazione d'essere richiamata da un governo 'tecnico', per il quale la politica non è un affare, al dovere di cittadinanza di pagare il dovuto sui proventi. E' cosa desolante, come lo è il quadro generale d'un'Italia, di cui la chiesa pretende di essere fermento morale e civile, che non affronta con umana solidarietà questo momento di eccezionale gravità, lasciando agli 'ultimi' lo stremante compito di rimediare alle malversazioni dei signori di 'mammona'. Eppure Benedetto XVI scriveva per i 150 anni dell'Unità d'Italia: "Il cristianesimo ha contribuito in maniera fondamentale alla costruzione dell'identità italiana attraverso l'opera della chiesa, delle sue istituzioni educative ed assistenziali". I suoi frutti sono sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono vedere.

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