Intervento di Fabrizio Peronaci, giornalista del “Corriere della Sera”, autore di libri nel filone del giallo ecclesiastico (due sul caso Orlandi e, da ultimo, “Il figlio della colpa”). Questo testo è tratto dal gruppo Facebook “Giornalismo Investigativo by Fabrizio Peronaci”.

 

Con il passare delle ore la sensazione iniziale si consolida. L’ultima recente fiammata sul caso Orlandi -l’annuncio dell’apertura di un’inchiesta in Vaticano per verificare se il corpo di Emanuela si trovi in una tomba del cimitero teutonico – nulla avrebbe a che vedere con una volontà genuina di fare luce sul triste caso della quindicenne sparita nel lontano 1983. Anzi.

Secondo indiscrezioni pervenute da ambienti ecclesiastici sinceramente colpiti dalla spregiudicatezza dell’operazione (al quale quasi tutti i mass media hanno fatto da grancassa) l’obiettivo sarebbe esattamente l’opposto: l’inchiesta odierna servirebbe a creare le condizioni affinché anche il Vaticano – in tempi brevi – possa porre una pietra tombale sulla vicenda, declinando ogni responsabilità, così come ha fatto lo Stato italiano, grazie all’archiviazione chiesta e ottenuta nel 2015 dalla procura di Roma.

Il disegno è sottile. E paradossalmente proprio Pietro Orlandi, per ingenuità o per eccesso di presenzialismo mediatico, lo avrebbe accreditato parlando, a caldo, di “svolta storica”. Andando quindi contro l’interesse suo e della sua famiglia.

La chiave degli ultimi sviluppi sta in un dettaglio rivelato dallo stesso fratello di Emanuela, proprio in relazione alla pista del cimitero teutonico: “Le segnalazioni che abbiamo ricevuto nell’ultimo anno e mezzo – ha detto – sono tutte interne alla Santa Sede; e non possono non essere arrivate anche ai vertici del Vaticano”.

Ebbene, il punto è proprio questo. Il fatto che la pista del cimitero teutonico sia legata a un’imbeccata interna, fa notare una fonte ecclesiastica ben informata e moralmente a disagio per le manovre in corso sulla pelle di una ragazzina, “più che spingere il fratello a cantare vittoria dovrebbe indurlo alla cautela. Sotto c’è un trappolone grande come la basilica di San Pietro”.

Le vicenda relativa alla tomba teutonica, dal punto di vista logico e cronologico, avrebbe avuto un’evoluzione sintetizzabile in questi termini.

1 – Ambienti curiali, di fronte alla raffica di accuse reiterate da decenni da parte di Pietro Orlandi contro il Vaticano nel suo insieme per la scomparsa di Emanuela, si sarebbero posti il problema: come possiamo zittirlo una volta per tutte?

2 – Gli stessi ambienti, consapevoli che continuare a respingere le richieste di collaborazione finisca per alimentare la sensazione di una certa “reticenza” vaticana, si sarebbero persuasi che l’apertura di un’inchiesta della Santa Sede (“purché limitata nell’oggetto e nell’arco temporale”) potrebbe finalmente consentire di archiviare definitivamente il caso.

3 – È quindi partita la ricerca di un risvolto “laterale” (e il più possibile indolore) del caso Orlandi (che non avesse a che fare né con le circostanze della scomparsa di Emanuela né con l’indubitabile ruolo giocato da papa Wojtyla nelle prime settimane). Dopo lunghe analisi e ricognizioni, la presenza di una “tomba sospetta” nel cimitero teutonico in Vaticano è parsa rispondere perfettamente al disegno.

4 – Qualcuno (depistatori in tonaca) a questo punto sarebbe entrato in azione, facendo circolare voci su presunte preghiere in memoria di Emanuela ai piedi della suddetta tomba e, ad abundantiam, sull’ipotesi che nel loculo potessero essere state collocate le spoglie della quindicenne. Ben sapendo, naturalmente, di ventilare qualcosa di impossibile: in caso di apertura non verrebbe trovata traccia dei resti, semplicemente perché, ammesso che la ragazza sia mai stata nella piena disponibilità di personalità ecclesiastiche, l’ipotesi che un alto prelato abbia deciso di seppellirsi “dentro casa” Emanuela Orlandi rientra tra gli eventi a probabilità zero. Così come l’altro eventualmente connesso: che oggi le autorità ecclesiastiche, non essendo matematicamente certe che Emanuela non sia lì, abbiano dato l’assenso a controlli e verifiche da parte della Gendarmeria.

5 – Il passaggio successivo è presto detto. Tali voci sulla tomba sono arrivate a Pietro Orlandi che, fedele al principio secondo cui “tutte le piste vanno verificate” (comprese quelle manifestamente infondate e diffamanti, vedi foglio con le “spese sanitarie” da mezzo miliardo di lire asseritamente sostenute dalla Chiesa per tenere Emanuela in Inghilterra), ha immediatamente contattato sua avvocatessa, Laura Sgrò, per dare visibilità mediatica a tale ultima irrealistica ipotesi. Era esattamente ciò che gli ideatori del piano si attendevano: il “trappolone grande come la basilica di San Pietro”, per dirla con le parole della fonte, consisteva nell’indurre la famiglia, in primis il fratello Pietro, a concentrarsi su una verifica cui già si conosce l’esito (negativo).

6 – L’avvocatessa Sgrò presenta in Vaticano l’istanza per l’avvio di indagini con riferimento alla tomba nel cimitero teutonico.

7 – Eccoci alla quadratura del cerchio. Il Vaticano – facendo passare tale decisione come gesto di sensibilità e attenzione alle sorti di Emanuela Orlandi – acconsente che la notizia dell’apertura della relativa inchiesta venga diffusa. Con un dettaglio importante, attenzione: l’annuncio, con antica e secolare sapienza, viene lasciato fare all’avvocatessa e a un esultante Pietro Orlandi. Perché tale mossa? Non si sa mai, meglio mantenere un curiale basso profilo…

In ogni caso, l’inchiesta è ora virtualmente aperta e, agli occhi dell’opinione pubblica, la Santa sede appare più trasparente della Procura di Roma, anche se in realtà non si sta indagando né si indagherà su qualcosa che abbia realmente avuto peso nella scomparsa di Emanuela (ricatti all’ombra del cupolone, pressioni contro Wojtyla, dossieraggi, presenza di testimoni-rei ancora in vita, come Marco Accetti, collateralismi con la “mala” romana, ecc.).

“La mossa è molto abile, a vederla in controluce”, ragiona chi sa. Tanto più che, in tempi brevi, è facile pronosticare quale sarà il “seguito”, l’ulteriore e molto attesa “notizia”. Questa sì, data con grande risalto: “Caso Orlandi, nulla di fatto: il Vaticano ha controllato ma nella tomba teutonica non ci sono resti di Emanuela”. Notizia buona per tutti i tg, magari corredata anche da foto del sepolcro scoperchiato…

Scacco matto.

E tanti saluti a chi sperava in un Paese capace di fare i conti con il proprio passato popolato da trame, ombre e segreti inconfessabili…