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Gli inglesi non vogliono il Papa

di Elena Romanello

Benedetto XVI ha annunciato una sua visita pastorale in Gran Bretagna per il settembre prossimo, in un Paese dove la religione dominante è un'altra da oltre quattro secoli, l'anglicanesimo, oltre a varie altri religioni più o meno minoritarie, islam e induismo in testa.

Parallelamente il Papa ha criticato un progetto di legge del governo di Gordon Brown, sull'uguaglianza assoluta degli omosessuali e contro la loro discriminazione, in un Paese dove comunque alle coppie gay sono consentiti da tempo molti diritti, senza che sia scomparsa per contro l'omofobia. Le reazioni di un Paese in cui lo scisma anglicano avvenne per sottrarsi all'influenza della Chiesa di Roma non si sono fatte mancare: e se sia la Chiesa cattolica che gli ambienti più reazionari della Chiesa anglicana si trovano vicini a condannare il progetto di legge dell'attivista femminista Harriet Harman, non mancano le voci in contrasto verso soprattutto la visita del Papa.

Terry Sanderson, presidente della National Secular Society, la principale associazione laica della Gran Bretagna, sta raccogliendo firme contro la visita di Benedetto XVI, facendo leva sul fatto che i contribuenti inglesi dovranno sborsare di tasca loro 20 millioni di sterline per far venire nel loro Paese una persona che predicherà ineguaglianza e discriminazione, e invita a fare in modo che quei soldi vadano, ad esempio, per finanziare progetti per il reinserimento lavorativo dei disoccupati a causa della crisi economica. Sanderson ha lanciato la campagna Make the Pope pay, in cui si chiede che sia Benedetto XVI ha accollarsi il costo del suo viaggio.

Parallelamente sul progressista giornale The Guardian è uscito un editoriale in cui si critica la dottrina sociale e religiosa del capo della Chiesa cattolica: il clima per la visita dell'attuale pontefice si preannuncia quindi molto meno sereno di quello che accolse, nel 1982, Giovanni Paolo II in Gran Bretagna. Ma del resto, non si tratta dell'unico strappo: è notizia recente la rottura tra Lula, Presidente del Brasile, e il Vaticano, sui temi dei diritti degli omosessuali e delle donne, sui quali in Brasile si stanno facendo importanti innovazioni .

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