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Cina, esame di marxismo per aspiranti giornalisti

La Cina introdurrà un esame di Stato per gli aspiranti giornalisti, che sarà basato sulla conoscenza «della storia del giornalismo del Partito Comunista Cinese e del punto di vista marxista sulle notizie e sull' etica dei mezzi di comunicazione di massa».
Lo ha dichiarato Li Dongdong, vicedirettrice dell' Amministrazione Generale della Stampa e delle Pubblicazioni, l' organismo statale che esercita uno stringente controllo sulle pubblicazioni cinesi.
Li ha aggiunto che l' istituzione del nuovo esame, che sarà obbligatorio per avere il tesserino da giornalista senza il quale il mestiere non può essere esercitato in Cina, è stata decisa in seguito all' «aumento delle lamentele del pubblico sulle volgarità, il cattivo gusto e la mancanza di etica» dimostrata dalla stampa cinese. L' anno scorso un reporter del Quotidiano dei Contadini, Li Junqi, è stato condannato a 16 anni di prigione per aver accettato una «bustarella» di 200mila yuan (circa 20mila euro) in cambio del suo silenzio su un incidente in una miniera. Huang Yu, insegnante di giornalismo all' Università di Hong Kong, ha dichiarato al quotidiano South China Morning Post di ritenere che la decisione di introdurre l' esame «abbia molto più a che fare con la paura del dissenso che col desiderio di sradicare il giornalismo non professionale e disonesto».

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