La polizia rwandese ha annunciato sabato 6 marzo di aver arrestato in Burundi Deo Mushayidi, oppositore politico del regime di Kagame fuggito dal Rwanda nel 2000, sospettato di essere la mente dietro l'attentato che il 4 marzo ha portato a Kigali al ferimento di 16 persone. Altri due ex ufficiali dell'esercito, il Generale Faustin Kayumba Nyamwasa (fuggito in Sudafrica dopo aver subito un interrogatorio della polizia) e il Colonnello Patrick Karegeya sono stati accusati di aver avuto un ruolo di primo piano nell'organizzazione degli attacchi.
L'esplosione delle due granate nel centro di Kigali non è il primo attentato che colpisce la capitale nelle ultime settimane. Il 19 febbraio altre granate sono state lanciate contro la stazione di autobus di Nyabugogo, un ristorante e un palazzo che ospita negozi: due persone sono rimaste uccise e molte altre ferite. La polizia ha inizialmente associato l'attacco ad un gruppo di estremisti hutu ma il recente arresto di Mushayidi e le accuse contro Nyamwasa e Karegeya riconducono gli attentati di febbraio e marzo ad ex-uomini del Fronte Patriottico Rwandese e ad ex capi dell'esercito.
L'FPR, movimento nato in Uganda alla fine degli anni '80 e composto in prevalenza da rifugiati rwandesi tutsi, ingaggiò una guerra civile contro il regime di Habyarimana a partire dal 1990. Nel luglio del '94 l'avanzata, guidata da Paul Kagame, del FPR nel paese segnò la fine del genocidio contro i tutsi. Successivamente il movimento è divenuto il fulcro del governo di transizione insediatosi nel '94 e nel 2003 di quello di Unità Nazionale.
Dopo il lancio delle granate i principali gruppi di opposizione (The United Democratic Forces – Inkingi, The Democratic Green Party of Rwanda e Le Parti Social Imberakuri) hanno ufficialmente condannato gli attacchi. Nello stesso tempo il Presidente della Repubblica Paul Kagame ha affermato che "nessuno, assolutamente nessuno, nemmeno Kayumba, potrà mettere in atto un colpo di Stato".
Nonostante le dichiarazioni di Kagame circa la solidità della società e del governo rwandese postgenocidario, gli attentati riaccendono le tensioni in un paese che dal '94 sta tentando, con metodi molto controversi, di ricostruire un tessuto sociale lacerato da decenni di violenze e di politiche discriminatorie. Se durante il periodo del mandato belga la componente sociale hutu venne esclusa dalla vita sociale e politica rwandese, nel corso dei due governi a maggioranza hutu che si susseguirono dopo l'indipendenza (1962), violenze e discriminazioni colpirono i tutsi, considerati come estranei alla nazione rwandese, spingendo molti di essi alla fuga e all'esilio in paesi africani limitrofi, in Europa e nel USA. L'attuale governo rwandese è formato in maggioranza da cosiddetti returnees, tutsi rientrati nel paese dopo la fine del genocidio. Le tensioni fra ex uomini del FPR e il governo formatosi nel post-genocidio non sono cosa nuova. Dal '94 ad oggi sono stati numerosi gli ex-FPR ad aver rassegnato le dimissioni da posizioni ufficiali e ingaggiato una lotta contro quello che viene considerato un nuovo regime politico controllato da Kagame ma spesso non riconosciuto come tale a livello internazionale. Le posizioni degli oppositori, recentemente accusati dal governo di voler destabilizzare il paese prima delle elezioni presidenziali che si terranno ad agosto, sono sostenute anche da importanti organizzazioni internazionali, che puntano il dito contro la retorica di riconciliazione e del rispetto della libertà di opinione che denota il linguaggio politico dei leaders rwandesi attuali e che maschererebbe una realtà tutt'altro che pacificata e in cui i diritti umani sono lontani dall'essere garantiti. Il governo di Kagame, infatti, è frequentemente accusato di sopprimere ogni movimento di opposizione e nell'ultimo mese Human Rights Watch e Amnesty International hanno sottolineato l'escalation di intimidazioni e persecuzioni destinate a scoraggiare e screditare i gruppi di opposizione e a colpire i giornalisti considerati ostili al regime prima delle elezioni di agosto. Secondo quest'ottica l'arresto di Mushayidi, conosciuto e attivo oppositore politico in esilio, non sarebbe altro che l'ennesimo atto di coercizione di un regime dittatoriale.




Rwanda, attentati a Kigali





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