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L'Islam in crescita in Brasile

di Elena Romanello

In molte periferie di città brasiliane, come Sao Paolo e Rio de Janeiro, è ormai abbastanza comune vedere cittadini brasiliani rivolgersi quattro volte al giorno verso La Mecca per pregare o donne velate. Il primato del cattolicesimo come religione maggioritaria del Paese dell'America latina sta venendo meno di fronte al successo di varie confessioni evangeliche, di culti animisti e neopagani e dell'Islam.

Da circa dieci anni si è assistito in Brasile ad una crescita di luoghi di culto e di moschee: gli immigrati di religione musulmana, provenienti da Siria, Libia e Palestina e chiamati comunemente tutti turchi sono una realtà da oltre un secolo, ma in questi ultimi anni si è registrata una crescita di conversioni, con successiva nascita di corsi universitari e di centri di cultura islamica nelle città.

L'11 settembre è stato una data che ha colpito molta popolazione, che ha voluto cercare di capire cosa fosse questa cultura che faceva paura agli Stati Uniti, ma è stata anche molto dubbiosa sull'equazione islam uguale a fondamentalismo. Ma anche una telenovela, genere popolarissimo in America Latina, Le Clone, ha portato un interesse sempre crescente verso la religione fondata da Maometto.

Protagonista della storia narrata è infatti Said, un ragazzo marocchino, carino, gentile e rispettoso verso le donne:il successo è stato enorme e obiettivamente ha portato gran interesse verso il mondo islamico, percepito come molto diverso rispetto ad altri stereotipi importati. Tra l'altro, il Brasile ha resistito alle pressioni del Consiglio di Stato degli Stati Uniti di fare controlli serrati all'interno delle comunità musulmane, a differenza del Paraguay, dove la repressione è stata immediata e anche molto arbitraria.

Per molti discendenti degli schiavi di colore portati in America latina, avvicinarsi all'Islam è anche un modo di riscoprire le proprie radici. Ma in ogni caso la religione musulmana non viene percepita come pericolosa e oscurantista, anzi: Jihad Hassan Hammadeh, responsabile del Centro di divulgazione dell'Islam dell'America latina, dice: "Siamo visti come persone allegre, amanti della musica e della danza, che amano vivere in comunità. L'opposto dell'integralismo".

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