Avete presente Acapulco? Forse sicuramente ve la ricorderete per i lunghi viali con le palme che incorniciano spiagge dalla sabbia finissima affollate di turisti, eppure negli ultimi tempi Acapulco assomiglia molto di più a un campo di battaglia che ad un luogo di villeggiatura.
In Messico gang rivali si stanno combattendo una guerra violentissima che esplode ciclicamente in gravissimi episodi di sangue che spesso e volentieri coinvolgono anche innocenti. E' stato questo il caso della donna americana uccisa la scorsa settimana insieme al marito (entrambi lavoravano nel consolato USA) a Ciudad Juarez.
Nella sola Acapulco sempre la scorsa settimana ci sono stati ben 13 morti a seguito a pesanti scontri al fuoco tra le vie della città. Tra i morti anche cinque agenti di polizia che sono stati freddati dai criminali mentre svolgevano una normale azione di pattuglia. Negli ultimi tre anni i morti nella guerra per il controllo della droga in Messico sono saliti a quindicimila, un numero altissimo e per certi versi incredibile, ma un numero che rende dannatamente reale un problema che sta mettendo in ginocchio lo storico vicino degli Stati Uniti.
Il presidente messicano Felipe Calderon ha mobilitato decine di migliaia di poliziotti e soldati nello Stato di Guerrero e in tutti i crocevia importanti per il traffico di droga nel paese in direzione degli Stati Uniti, soltanto che le bande che sono chiamati a combattere sono dei veri e propri gruppi paramilitari addestrati, ben armati, e pronti a qualsiasi cosa pur di mantenere saldamente il controllo degli stupefacenti.
La situazione è talmente seria che il Dipartimento di stato Usa ha autorizzato i dipendenti dei consolati americani delle città messicane a mandare a casa i loro familiari entro il 12 aprile 2010.




In Messico continua la guerra del narcotraffico





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