di Elisa Bellardi
Cinque anni, o forse di più. È il tempo che dovranno aspettare i 25mila evacuati in seguito al disastro nucleare di Fukushima prima di poter rientrare nelle proprie abitazioni.
Così, a vivere in condizioni disagiate sarà circa il 30% delle persone allontanate nel periodo di massima allerta dopo la grave crisi dovuta al sisma/tsunami dello scorso 11 marzo. Un destino difficile, quindi, che non tocca solo chi viveva in quella che è stata denominata no-entry zone, fino a venti chilometri di distanza dalla centrale, ma anche parte della popolazione residente nella zone limitrofe.
Ora, già dal primo aprile, il governo vuole procedere al riordino generale in tre aree: una dove la residenza è vietata, un'altra con forti restrizioni e un'ultima di preparazione al ritorno delle popolazioni allontanata. Entro marzo, poi, basandosi sulle misurazioni del Ministero della Scienza, sarà deciso il piano per i lavori di bonifica delle zone contaminate.
Sono che quattro i comuni (Minami-soma, Iitate, Namie e Katsurao) che finirebbero nella fascia protetta. Nella denominazione di area con residenza limitata e di quella in fase di decontaminazione finirebbero circa 30.000 abitanti ciascuna.